Iraq, Sgrena: "Che facevano lì? Ritirare le forze militari italiane"

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"Si dice che questi militari erano lì per fare addestramento ai Peshmerga, però, per fare addestramento in genere non si mandano corpi speciali. Invece, in questo caso c'erano gli incursori di Marina e Col Moschin, che sono delle forze speciali che si utilizzano in particolari operazioni. Quindi, evidentemente non ci hanno raccontato una cosa giusta e bisognerebbe sapere innanzitutto cosa fanno gli italiani esattamente in Iraq". Lo dice alll'Adnkronos Giuliana Sgrena, la giornalista rapita a Baghdad il 4 febbraio del 2005 e liberata un mese più tardi in un'operazione che si concluse con l'uccisione del funzionario dei servizi di sicurezza Nicola Calipari, commentando l'attentato che ieri ha coinvolto il militari italiani in Iraq. 

"Questo metodo di attaccare - osserva - era solitamente usato dai gruppi della cosiddetta resistenza irachena, cioè quelli che erano contrari all'occupazione straniera e quindi bisognerebbe valutare meglio cosa è successo veramente". Tra l'altro, afferma, "in questo momento in Iraq c’è una situazione esplosiva, ci sono stati 300 morti per rivendicazioni sociali, se interessa l'Iraq bisogna tenere presente questo clima generale. Presentare l'attacco agli italiani come fatto isolato e compiuto dall'Isis è riduttivo".  

"Le forze militari italiane dovrebbero essere ritirate e soprattutto quelle speciali, che non si capisce cosa stiano facendo", sostiene Sgrena secondo la quale "queste missioni non hanno mai avuto un senso, perché non sono mai state veramente missioni di pace. Quando si interviene in una guerra appoggiando una parte in conflitto non possono essere operazioni di pace. Solo corpi smilitarizzati posso fare missioni di pace". Quindi, secondo la giornalista, "bisognerebbe impegnarsi di più su altri terreni: ci sono possibilità di interventi non militari per aiutare la popolazione, bisognerebbe puntare su quelli altrimenti si aggiunge soltanto fuoco al fuoco, armi alle armi".