In Iraq, una corsa davvero speciale…

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“Women movin’ up è un progetto che, attraverso lo sport, dà voce alle donne”, questo lo slogan che ha accompagnato una corsa podistica davvero speciale. Quella svoltasi in Iraq. Le magliette ASI, di quanti giunti dall’Italia e dei gruppi di atlete e atleti curdi e iracheni, hanno fatto bella mostra ieri nel parco Sami a Erbil. Una corsa nata allo scopo di promuovere una raccolta fondi a sostegno di piccoli e grandi progetti realizzati insieme alle donne rifugiate nei campi profughi del Kurdistan.

Una corsa in Iraq. Le donne protagoniste

Italiani, curdi, iracheni: tutti insieme per sensibilizzare l'opinione pubblica, in aree particolarmente complesse, sui diritti delle donne. Dietro le quinte nell’organizzazione e podista in terra irachena, Bruno Garbi, insegnante, formatore civile e militare da 35 anni. In ASI da più di un decennio, ha recentemente dato vita alla "Orizon4People" che si sta occupando di promuovere attività sportive e sociali.

“Il rapporto con ASI e il comitato del Piemonte è sempre stato professionale, cortese e puntuale, soprattutto negli ultimi anni che hanno visto lo sport estremamente penalizzato dalla pandemia. Per questo motivo ho pensato di condividere il progetto "Women Movin' Up" di Orizon4People con la dirigenza di Torino per raccontare la nostra esperienza nel viaggio in Iraq", spiega Garbi che, la sera della corsa, ha scritto un breve diario di viaggio in cui ha cercato di trasmettere le emozioni di una giornata davvero importante…

Appunti di viaggio

Bruno Garbi, la sera, in albergo, al termine della corsa… “Il cielo è azzurro, un azzurro diverso da quello che siamo abituati a vedere. Il sole è caldo, brucia quasi la pelle. Un vento leggero è una manna dal cielo. Pensavo a una temperatura diversa, forse ho sbagliato abbigliamento per la gara, ma ormai è così.

Nulla di strano rispetto a qualsiasi altra corsa che ho fatto ultimamente: non fosse che non siamo in Italia ma in Iraq. La corsa è in un bellissimo parco cittadino, il Sami Abdulrahman Park, ex sede militare durante il regime di Saddam, e siamo all’interno di un progetto internazionale che si chiama “Women Movin’ Up” di Orizon4People che, attraverso lo sport, pone l’attenzione e sostiene i diritti delle donne.

Ed è così che ci troviamo a correre insieme agli amici della Erbil Marathon, una Ong che opera nel Kurdistan iracheno, e che fra l’altro ci trova accomunati in progetti sportivi presso i campi IDPs (sfollati interni al Paese) e profughi.

Siamo tutti emozionati; davanti a me ho dei runner italiani, curdi e iracheni, tutti insieme, tutti uniti nella pratica sportiva, per far sentire la nostra voce anche per quelle donne che in alcune aree del Medio Oriente, e non solo, non possono parlare, studiare o fare sport.

Corriamo in un circuito molto bello all’interno del parco, immerso nel verde. Ci scaldiamo un po', ci guardiamo, ci sorridiamo, le diversità linguistiche non aiutano, ma ci capiamo a gesti, ci capiamo con gli sguardi.

È ora. Ci mettiamo tutti in linea e finalmente partiamo. E parte anche la magia dello sport. I cuori battono, i respiri si mischiano, i passi sul selciato segnano una cadenza comune, ora parliamo tutti la stessa lingua.

Questa è la magia dello sport; si azzerano le distanze e si moltiplicano le emozioni. I giri di corsa si susseguono. Alla fine un ragazzo iracheno mi dice in inglese “Corri forte, oggi sei tu il vincitore”. Io lo guardo, anche un po’ lusingato e gli rispondo “Grazie ma no. Oggi non vinco io. Vince lo sport". E vincono i diritti delle donne, almeno una battaglia.

“Sono rimasto particolarmente colpito dalla valenza di questo progetto. Poter dare un nostro contributo, in termini di comunicazione, su un tema così importante nasce da un patrimonio morale e di valori da sempre presenti in un Ente come il nostro”, ha spiegato il Presidente di ASI Piemonte, Sante Zaza che per primo ci aveva raccontato di questo viaggio. Con una valigia piena di sogni.

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