Irina Lungu: 'Io cresciuta con Violetta Valéry, sogno Adriana Lecouvreur'

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La prima Violetta è stata nel 2007 a Roma. "Sono passati 15 anni, oltre 200 recite, sono cresciuta con lei" dice Irina Lungu, stella russa della lirica, tra i soprano più apprezzati nel panorama internazionale, che domani sera tornerà a vestire i panni dell’eroina verdiana a Verona, sul podio Francesco Ivan Ciampa e Francesco Meli nelle vesti di Alfredo, in una nuova produzione in collaborazione con la Galleria degli Uffizi. "Violetta mi ha accompagnata durante tutte la mia carriera - spiega Lungu all’Adnkronos - è sempre stata una costante, per me è un personaggio molto importante e sono molto contenta di poterla interpretare ancora oggi, di essere vocalmente sempre adatta a questo ruolo, di non perderne le sfumature”.

Violetta, come Irina, "è molto sincera, è un personaggio col quale sono molto in sintonia - rimarca il soprano -. Mi piacerebbe riuscire a raccontare al pubblico queta storia straordinaria, trasmettere la sua anima. Nel terzo atto do davvero me stessa, morire in scena la vivo come una catarsi personale". Nell’ultima stagione Irina non si è mai fermata: dopo il debutto come Elvira in ‘I Puritani’, è stata Juliette in ‘Roméo et Juliette’ alla Wiener Staatsoper, Gilda in ‘Rigoletto’ alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino e la protagonista di Lucia di Lammermoor al New National Theatre di Tokyo. Un sogno nel cassetto, però, lo conserva ancora: “Mi piacerebbe interpretare Desdemona in ‘Otello’ e poi, visto che mi sento molto mozartiana, vorrei fare la contessa in ‘Le Nozze di Figaro’ - spiega - è un ruolo raffinatissimo, nel quale mi vedrei molto. Sogno anche 'Adriana Lecouvreur', ancora non è nelle mie corde ma è un personaggio al quale aspiro tantissimo”.

Al momento intende continuare con i ruoli di coloratura, “mi aiutano a lavorare sulla tecnica, sul fraseggio, sulla voce, sull’approccio artistico al canto" ammette il soprano, che non nasconde di voler fare "qualche passo in avanti" professionale. In passato, ricorda, "ho provato con personaggi lirici come Marguerite nel ‘Faust’ e Mimì de ‘La Bohème’, ora cercherò di muovermi su questa linea. Ho programmato un debutto in ‘Simon Boccanegra’ tra un paio d’anni e pian piano proverà qualcosa di più lirico di Verdi. Sono cauta, voglio vedere dove mi porterà la voce”. E’ stato il bel canto, confessa, ad averla scelta, e non il contrario, quando aveva 6 anni: “Ho iniziato a studiare pianoforte e canto - sottolinea - poi ho incontrato un maestro di canto, in Russia (il baritono Mikhail Podkopaev, ndr) con il quale ho vissuto una simbiosi totale, intellettuale, per 5 anni. Mi sono laureata e sono venuta in Italia con una borsa di studio all’Accademia della Scala”.

La prima volta all’Arena, invece, risale al 2009 con la Micaëla di ‘Carmen’, un ricordo sempre vivo, che la emoziona molto. “Quando sono salita in scena nel terzo atto era mezzanotte passata e ricordo questa luna gigantesca, il silenzio attorno e ho avuto i brividi - rimarca -. Non serviva neanche la scenografia. Mentre in altri casi mi devo stimolare per dare il meglio, in Arena devo fare qualche passo indietro altrimenti le emozioni rischiano di essere troppe”. (di Federica Mochi)

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