Islanda al voto: elettorato diviso, alleanze di governo difficili

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Elettorato diviso, per non dire polverizzato, in Islanda.
Dopo 4 anni di governo di una coalizione che ha abbracciato tutto l'arco istituzionale, dai Verdi della premier Katrin Jakobsdottir ai conservatori del partito dell'Indipendenza, l'isola è tornata alle urne.
I sondaggi della vigilia dicono che almeno 9 partiti su 10 dovrebbero superare la soglia del 5% e fare il loro ingresso in Parlamento, rendendo difficili le ipotesi di alleanze di governo.

"La questione principale adesso è cosa faremo dopo il Covid - dice la premier ambientalista Jakobsdottir - perché abbiamo sfide enormi per ricostruire l'economia, farlo in un modo più verde e sostenibile, creare nuovi e diversi posti di lavoro, garantire che la nuova economia sia veramente diversa e verde".

L'altro pilastro dell'attuale coalizione di governo, il partito dell'Indipendenza del conservatore Bjarni Benediktsson, spera di ribaltare gli equilibri: "Speriamo di avere più sostegno - dichiara Benediktsson - speriamo di raggiungere almeno il livello delle ultime elezioni, che era del 25%".

I primi risultati sono attesi poco dopo la chiusura dei seggi alle 22:00 , ma un quadro chiaro sulle possibili alleanze di governo emergerà solo domenica. La divisione dell'elettorato non aiuta.

Con 33 deputati su 63, la coalizione uscente è un'alleanza eterogenea del Partito dell'Indipendenza (conservatore), del Partito del Progresso (centrodestra) di Sigurour Ingi Johannsson e del movimento Sinistra-Verdi di Jakobsdottir.
Alcuni sondaggi danno la maggioranza uscente riconfermata, ma con un margine molto stretto, altri invece prevedono una sua sconfitta.

Nonostante sia popolare, il partito verde della premier oscilla intorno al 10-12% e rischia di perdere diversi seggi. Abbastanza da minacciare il suo futuro.

Durante il suo mandato, Jakobsdottir ha reso le tasse sul reddito più progressive, ha aumentato il budget per l'edilizia popolare e ha esteso il congedo parentale. E la sua gestione del Covid - solo 33 morti - è stata approvata.

Allo stesso tempo, il primo partito ecologista al governo in Islanda ha dovuto rinunciare, anche per salvare la sua coalizione, alla promessa di creare un parco nazionale nel centro di un Paese, che ha 32 sistemi vulcanici attivi e 400 ghiacciai.

In Islanda, dopo la crisi finanziaria del 2008 che ha provocato il tracollo del Paese, e relativi scandali che hanno coinvolto i suoi leader, si sono svolte ben 5 elezioni in 10 anni. Il governo uscente è stato il primo a completare la legislatura.

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