Islanda alle urne, 9 partiti e grande coalizione uscente in dubbio

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Image from askanews web site
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Roma, 25 set. (askanews) - L'Islanda va al voto oggi dopo quattro anni di governo di una inedita coalizione tra destra e sinistra che ha messo fine a scandali e instabilità, ma che rischia di non avere la maggioranza dopo le elezioni.

Alle politiche si presentano nove partiti, un record per il Paese. La formazione di una nuova alleanza rischia di risultare complicata, nel Paese di 370mila abitanti, in cui 255mila hanno diritto di voto.

La numero uno della sinistra ecologista e premier Katrin Jakobsdottir ha ammesso che il secondo mandato non è certo. Secondo i sondaggi, lo scenario dei nove partiti in corsa per entrare nel Althingi, il Parlamento più che millenario, rende le previsioni frammentarie.

La coalizione uscente detiene 33 dei 63 seggi ed è formata dal Partito dell'indipendenza (conservatore con 16 seggi) e guidato da Bjarni Benediktsson, dal Partito del progresso (centrodestra con otto seggi) di Sigurður Ingi Jóhannsson e dal movimento Sinistra verde della premier Jakobsdottir, passato da 11 a nove seggi, dopo due defezioni.

La stessa premier ha ammesso che "con così tanti partiti, ci saranno possibilità diverse di formare il governo". Nonostante Jakobsdottir sia molto popolare, il suo partito naviga attorno al 10-12% e rischia di perdere dei seggi.

Nel corso del suo mandato, ha aumentato la progressività sulle imposte, ha ampliato il budget sociale e il congedo parentale. Sotto la sua gestione ci sono state soltanto 33 vittime della pandemia di Covid-19.

Si tratta della seconda volta, dalla crisi finanziaria del 2008 che un governo porta a termine il suo mandato: tra il 2007 e il 2017 si sono svolte cinque elezioni.

Il Partito dell'indipendenza oscilla tra il 20 e il 24%. Il suo leader, politico di lunga data, erede di una delle famiglie più in vista, ex premier e attuale ministro delle Finanze Bjarni Benediktsson è stato implicato in diversi scandali, anche nei Panama Papers. "Sono ottimista", ha detto sottolineando che il suo partito sarà la "spina dorsale" del nuovo governo.

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