Ismea: vendemmia 2019, calo sia per uve bianche sia per rosse -2-

Red/Apa

Roma, 7 ott. (askanews) - Tutte le vicissitudini climatiche e metereologiche hanno portato un ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni rispetto alla passata campagna, così da far rientrare in un calendario normale l'epoca di vendemmia, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni. Nonostante una vendemmia meno generosa, peraltro né inattesa né tantomeno vissuta come un problema dagli operatori, sembra salva anche per il 2019 la leadership mondiale dell'Italia perché né la Francia (42,24 milioni di ettolitri (stima al 1° ottobre Ministero agricoltura francese), né la Spagna (38,2 milioni di ettolitri stima Ministero Agricoltura spagnolo) sono in grado di superarla. Le stime in ambito comunitario della Commissione Ue, diffuse i primi di ottobre sulla base delle comunicazioni dei Paesi aderenti, si attestano a 161 milioni di ettolitri, il 15% in meno rispetto all'abbondante produzione del 2018.

E se in Europa va male, nel resto del mondo non va o non è andata bene. La panoramica della situazione internazionale ha evidenziato un calo generalizzato in tutti i principali player mondiali. In Australia e Sud Africa le flessioni sono state rispettivamente del 3 e 2 per cento e in Cile è dell'8%, mentre l'Argentina ha realizzato un +10%. Anche per gli Stati Uniti, il cui calendario vendemmiale è in linea con quello Ue, si prevede una lieve battuta d'arresto (-2%). Certo è che il primato produttivo mondiale da solo non basta a tranquillizzare gli operatori della filiera. Non si può, infatti, parlare di produzione, se non si amplia l'analisi all'aspetto del mercato. Anche la scorsa campagna, la 2018/19, il primato produttivo era appannaggio dell'Italia ma gli operatori non sono stati affatto soddisfatti delle performance di mercato. Sono stati registrati, infatti, cali considerevoli dei listini soprattutto dei vini comuni, con un -27% maturato da un -34% nel segmento dei bianchi e da un -22% nei rossi. Da sottolineare che la flessione dei vini comuni italiani è stata inferiore a quella dell'omologo prodotto iberico. Per i vini a denominazione (Doc-Docg) la riduzione si è limitata al 6%, a dimostrazione che i vini di qualità hanno mercati in qualche modo più consolidati e meno esposti alla concorrenza dei prodotti dei paesi competitor.