Ispettrice crocerossine: "Covid come terza guerra mondiale, noi sempre presenti"

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"Noi siamo mamme, nonne, figlie, mogli, che facciamo della parola volontariato, una parte importantissima della nostra vita. Essere un volontario sta nella parole stessa, volontariato significa donare. Noi crocerossine, in un mondo dove le donne sono sempre costrette, o almeno il più delle volte, ad essere difese, rappresentiamo l'emancipazione. Siamo le prime che nel 1908 attraversarono l'Italia per andare a Messina, colpita dal terremoto". Lo dice all'Adnkronos l'ispettrice nazionale del Corpo delle infermiere volontarie della Cri, sorella Emilia Bruna Scarcella, alla vigilia della Giornata Mondiale della Croce Rossa.

"Il significato di questa festa - spiega - almeno in questo ultimo anno e mezzo, sarà ricondotto alla lotta al covid, un anno che verrà ricordato nel mondo come la terza guerra mondiale. E le volontarie della Croce Rossa Italiana ci sono state sempre. Così come ci siamo state, almeno in 10mila, al fronte nella prima e nella seconda guerra mondiale. Per questo motivo, il nostro hashtag del 2021 è 'ci siamo state, ci siamo, ci saremo'. Compiremo domani 113 anni di storia, siamo la parte di croce rossa, del corpo ausiliario delle forze armate tutto al femminile. Le crocerossine ci sono solo in Italia e sono oltre 12mila le volontarie, alcune con un ruolo attivo, altre addirittura ci sono quotidianamente. Ho iniziato circa 30 anni fa - racconta Scarcella - e adesso sono stata insignita della massima onorificenza, ovvero quella di ispettrice nazionale delle infermiere volontarie. Nel nostro ruolo di appartenenza alle forze armate come ausiliarie, abbiamo la nostra scala gerarchica che portiamo sulle spalle, i gradi di funzione. Io sono il loro generale, sento una responsabilità enorme dentro di me".

"Il nostro motto - spiega - da 113 anni sta nelle 4 braccia della croce di pezza ed è 'ama, conforta, lavora, salva'. E questo motto da un anno e mezzo è diventato pregnante nella quotidianità del covid. Perché il virus ha iniziato in sordina, con il paziente zero di Codogno e una settimana dopo eravamo già sul campo di battaglia nella mia adorata Lombardia. Tante di noi hanno partecipato fino allo stremo, sfinite. Ma è stata una stanchezza beata, quella vissuta in pandemia, noi sorelle non ci siamo mai fermate. Finito il turno, due minuti dopo eravamo già pronte per farne un altro. Giornate intere col segno della mascherina sulle guance. A Bergamo, Brescia, al fianco delle Forze Armate e l'hastag 'inarrestabili' racchiude tutto il nostro volontariato. E' stato difficile conciliarlo con la nostra vita privata, con questo numero meravigliosamente esagerato di ore che abbiamo donato. Ma ce l'abbiamo fatta. Abbiamo mostrato gentilezza, bussato alle porte degli anziani, nell corsie, sin dove si poteva arrivare. Avremmo voluto essere più vicini proprio fisicamente alle persone, ma il covid non ce lo ha permesso. In qualche visita fatta, sono stata soprannominata dalla gente 'la nostra generale Figliuola'".

L'ispettrice nazionale delle infermiere volontarie definisce il covid "un nemico ignoto". "Continueremo a dare tutto ciò che ognuno di noi ha nel cuore, non ci si può avvicinare al volontariato se non si ha una parte di te pronta a donare. Col covid, nella prima fase, sono saltati tutti i codici dell'emergenza classica e abbiamo dovuto rimodulare il modo di fare volontariato. Ho perso una sorella di Milano per colpa di questo maledetto virus, era la mia vice, un dolore immenso. Tante di noi si sono ammalate, ma ce l'hanno fatta".

"Pronti a nuove sfide dopo il covid? Quando ci lascerà questo virus . conclude - continueremo a fare quello che non abbiamo mai smesso di fare: donare. Scenderemo in campo come abbiamo sempre fatto, continueremo ad essere vicine a chi ha bisogno. Formeremo nuove infermiere volontarie, continueremo il nostro lavoro. Disastri, terremoto, emergenza, sostegno, scenderemo in campo, orgogliose come donne di essere volontarie dell'istituzione più bella e antica del mondo".

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