Sei terroristi palestinesi sono evasi da un carcere israeliano

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AGI - È caccia all'uomo nel Nord di Israele dopo che sei detenuti palestinesi condannati all'ergastolo per attacchi mortali contro israeliani sono evasi attraverso un tunnel dal carcere di massima sicurezza di Gilboa. I sei avevano condiviso la stessa cella, dalla quale, secondo le prime informazioni, hanno scavato un tunnel sotto la torre di guardia del carcere.     

Tra loro c'è Zakaria Zubeidi, ex comandante a Jenin, nel Nord della Cisgiordania, delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, gruppo armato legato ad al-Fatah, considerato responsabile di molteplici attacchi terroristici mortali contro israeliani.

Zubeidi è stato arrestato nel 2019 dallo Shin Bet, i servizi segreti israeliani, in seguito a informazioni di intelligence secondo cui stava pianificando un grave attacco in Cisgiordania e per due sparatorie contro autobus israeliani, sempre in Cisgiordania, vicino a Beit El e Psagot. Una volta era considerato un "simbolo dell'Intifada" ed è ritenuto responsabile di un attacco agli uffici del Likud nel 2002.     

Gli altri cinque, Mondal Ainfaat, Mahmad Aardiya, Muhammed Aardiya, Yakub Kadari e Iham Kamagi, appartengono alla Jihad islamica palestinese, l'altro gruppo, insieme ad Hamas, che possiede armi e razzi a Gaza. Sono anch'essi di Jenin, dove i media israeliani hanno segnalato spari celebrativi.     

Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle 3.30 del mattino ora locale (le 2.30 in Italia) un contadino ha informato la polizia di aver visto sei prigionieri scappare attraverso i propri campi.

Per la polizia, che pensa siano scappati verso Jenin o la Giordania, si tratta della peggiore evasione nella storia di Israele. In un comunicato, la Jihad islamica palestinese ha definito gli evasi “eroici”: la loro azione, si legge, “scuoterà il sistema israeliano di difesa”.

Anche Hamas ha salutato l'evasione con parole di elogio. Il portavoce del gruppo di Gaza, Fawzi Barhoum secondo l'agenzia di stampa Shehab, ha detto che la fuga è una "grande vittoria che dimostra che la volontà e la determinazione dei combattenti della resistenza e dei mujahidin non possono essere sconfitte indipendentemente dalle sfide" e che "il nemico sionista non ha mai e non vincerà mai, non importa quanto potere possieda. La lotta per la libertà dall'occupante continua”. 

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