Israele già vaccina i bambini e ci spiega perché è necessario

·4 minuto per la lettura
- (Photo: JACK GUEZ via AFP via Getty Images)
- (Photo: JACK GUEZ via AFP via Getty Images)

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha detto sì. Il vaccino di Pfizer per i bambini tra 5 e 11 anni è stato approvato e, a stretto giro, arriverà anche l’okay dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Le prime fiale pediatriche dovrebbero giungere in Europa a partire dal 20 dicembre. Intanto, nel mondo, c’è già chi ha iniziato: dopo gli Usa, Canada e Israele hanno dato il via all’inizio di questa settimana.

In particolare quello che accade in Israele, anticipando costantemente di qualche mese o settimana ciò che avviene nel Vecchio Continente, apre una finestra sul futuro della campagna vaccinale e della pandemia. “In questi giorni le prenotazioni per la vaccinazione pediatrica sono state decine di migliaia. Un dato buono, ma c’è ancora da fare: i bambini nella fascia 5-11 anni in Israele sono più di 1 milione, secondo gli esperti bisognerà arrivare almeno a un terzo per avere una protezione sufficiente”, dichiara all’HuffPost la professoressa Francesca Levi-Schaffer, immunofarmacologa dell’Università di Gerusalemme.

Nel Paese il 43% dei nuovi casi dell’ultima settimana sono stati rilevati proprio tra bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, un altro 7% è stato registrato in soggetti fino a quattro anni che per ora non vengono vaccinati e un ulteriore 8% nei ragazzi sopra i dodici anni. Anche per questo la task force nazionale ha deciso di imprimere maggior forza alla campagna vaccinale, allargando la platea ai giovanissimi.

Ma in Israele l’immunizzazione pediatrica non è obbligatoria e la decisione spetta alle famiglie. “In questi giorni mi è capitato di parlare sia con genitori che con i bambini - ci racconta Levi-Schaffer - ovviamente i piccoli sono molto influenzati dalla posizione, favorevole o contraria, delle mamme e dei papà. Ho notato però un altro elemento molto forte: i bambini sono stanchi. Costretti alla quarantena ogni volta che viene trovato un positivo nella loro classe, raccontano di non farcela più a sottoporsi a interminabili protocolli, fatti di tamponi e isolamenti, che ne limitano la vita sociale e le attività extra-scolastiche. Sperano che con la vaccinazione le cose possano cambiare”.

Passano al capitolo clinico, la professoressa Levi-Schaffer dice che in Israele “i dati sono ancora pochi per dare indicazioni precise. Ma al momento non ci sono state segnalazioni di gravi effetti collaterali: la maggior parte dei malesseri finora rilevati sono gli stessi lamentati dagli adulti: dolore nel luogo dell’iniezione, un po’ di febbre, mal di testa, debolezza muscolare”. “I genitori possono stare tranquilli: il vaccino Pfizer viene eliminato dal corpo in tempi abbastanza brevi e non influisce in alcun modo sullo sviluppo dei ragazzi. Dagli altri studi, condotti anche su farmaci basati sulla tecnologia mRNA, non sono mai emerse ripercussioni sugli organi sessuali. E anche i dati sulla sicurezza provenienti dagli Usa, dove molti bambini sono stati già vaccinati, sono rincuoranti”.

Dunque i vantaggi superano i rischi? “Ritengo di sì. Ricordiamoci che per i bambini una preoccupazione particolare è costituita dal fatto che a distanza di alcune settimane dall’infezione da Covid, anche asintomatica, può emergere la sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C), una condizione rara che colpisce vari organi”, dice Levi-Schaffer. In Israele - ricorda oggi Times of Israel - si sono registrati circa 300 casi della sindrome e un decesso. ”È vero che nei pazienti pediatrici SARS-CoV-2 si presenta spesso in forma asintomatica - prosegue l’immunofarmacologa dell’Università di Gerusalemme - ma le mamme e i papà devono essere consapevoli del fatto sono possibili anche conseguenze a lungo termine, come il Long Covid”.

“Ci stiamo avviando verso la vaccinazione dei bambini sotto i 5 anni. Ci sarà bisogno di tempo per valutare e per capire, ma nel futuro prossimo dovremo decidere se immunizzare i più piccoli, sono riflessioni che bisogna fare, dobbiamo adattarci all’evolversi della pandemia”, ha detto oggi Arnon Shahar, responsabile del piano vaccinale di Tel Aviv. Nei bambini tra 5 e 11 anni sono risultati sufficienti 10 microgrammi, un terzo della quantità attualmente offerta agli over 12 e agli adulti sempre con doppia dose a distanza di tre settimane l’una dall’altra: “Se si deciderà di vaccinare anche i bambini sotto i 5 anni, si valuterà una nuova dose specifica e calibrata. I sistemi immunitari pediatrici sono in genere predisposti a rispondere bene a dosi inferiori. Sarebbe auspicabile allargare la protezione: casi non trascurabili, anche di sindrome infiammatoria multisistemica, si sono avuti in pazienti di 1 o 2 anni”.

“In più - non dimentichiamolo - i bambini, anche se sono asintomatici possono contagiare genitori, nonni e persone immunodepresse che sono ad alto rischio. D’altronde sappiamo bene che nel contesto famigliare le ‘difese’ si abbassano e le precauzioni, come la mascherina, vengono meno”, ricorda la scienziata.

Intanto in Israele si affaccia l’ipotesi quarta dose per prevenire una quinta ondata. Il ministro della Salute israeliano Nitzan Horowitz ha dichiarato che “non è irragionevole pensare che avremo bisogno di un quarto vaccino”, dopo aver rivelato che il 9% dei casi diagnosticati ieri aveva ricevuto il booster. Secondo il ministro il Paese non è ancora entrato nella “quinta ondata” nonostante il numero crescente di contagi. I numeri in crescita, ricordano le autorità, potrebbero essere dovuti al fatto che l’efficacia del vaccino tende a declinare col tempo. Gli esperti raccomandano quindi di non abbandonare misure di contenimento come le mascherine.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli