Istat e Ocse smontano il salario minimo: "Troppo costoso, non è la soluzione"

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“L’analisi dell’impatto dell’incremento retributivo medio annuo stimato sugli aggregati economici delle imprese con dipendenti (circa 1,5 milioni) consente di evidenziare un aggravio di costo pari a circa 4,3 miliardi complessivi, che, se non trasferito sui prezzi, porterebbe a una compressione di circa l′1,2% del margine operativo lordo ed allo 0,5% del valore aggiunto”. Così il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, parlando degli effetti di un salario minimo a 9 euro lordi, in audizione alla Camera.

Per la pubblica amministrazione l’impatto del salario minimo orario si tradurrebbe in una maggiorazione dei costi di beni e servizi di 472 milioni di euro e per quelli di beni intermedi di 226 milioni. Un aggravio che ammonterebbe a circa 700 milioni anche se “considerato che il monte salario sarà in parte assoggettato a Irpef e Irap in qualche modo questa cifra sarà ridimensionata”, ha proseguito Blangiardo. 

Critiche anche dall’Ocse. L’introduzione del salario minimo “non è la soluzione alla questione salariale e del mercato del lavoro italiani”. A dirlo è Andrea Garnero, economista del dipartimento Lavoro e Affari sociali dell’Ocse, in audizione alla commissione Lavoro della Camera. Il tecnico ha anche definito “troppo alta” la cifra di 9 euro lordi all’ora: sarebbe, ha detto, la più elevata tra tutti i Paesi dell’Ocse. Secondo Garnero, il salario minimo è uno “strumento legittimo, interessante e con potenzialità, ma anche con alcuni limiti”. L’economista ha anche rilevato che in Italia non sempre i contratti collettivi sono rispettati e il 12% dei lavoratori sono sottopagati, soprattutto al Sud. 

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