Istat: in Italia in 10 anni scende peso coltivazione cereali

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 6 apr. (askanews) - Nel corso del decennio 2010-2019 in Italia le superfici a uso agricolo non sono diminuite, sono però cambiate le modalità di impiego: le superfici a seminativi scendono del 3,7%, quelle destinate a prati permanenti e pascoli e alle coltivazioni legnose agrarie crescono sensibilmente, rispettivamente del 6,9% e del 5,7%. Dai che indicano la progressiva riduzione delle attività agricole, come la coltivazione di seminativi, che richiedono una presenza costante dell'operatore umano, a vantaggio di colture estensive che, per loro natura, necessitano, in linea generale, di minore forza lavoro. E' quanto emerge dal report dell'Istat "Coltivazioni agricole | annata agraria 2019-2020 e previsioni 2020-2021".

In particolare, nel 2019 le superfici agricole utilizzate per coltivare cereali sono pari a 3.086.163 ettari, in diminuzione rispetto ai 3.619.477 ettari del 2010 (-14,7%). Di contro, tra le coltivazioni legnose agrarie si registra una crescita delle superfici dei fruttiferi (+7,2% rispetto al 2010). Una delle conseguenze della diminuzione delle superfici cerealicole è che, tra il 2010 e il 2019, risulta in netta flessione anche il peso relativo delle superfici a cereali sul totale delle superfici a seminativi (dal 51,9% del 2010 al 45,9% del 2019).

Le diminuzioni più rilevanti caratterizzano il Nord Italia, dove il peso relativo delle superfici cerealicole rispetto al complesso delle superfici a seminativi scende dal 42,1% al 33,3% nel Nord est e dal 29,9% al 24,2% nel Nord ovest. Il Centro e le Isole denotano riduzioni del peso relativo dei cereali più contenute mentre il Sud registra una flessione più bassa (-0,8 punti percentuali), dovuta alla crescita delle superfici cerealicole in questa ripartizione geografica.

Di particolare rilievo la diminuzione dell'incidenza della superficie cerealicola su quella dei seminativi del Piemonte (14,2 punti percentuali) e della Puglia (6,8 punti percentuali). A queste due regioni spettano quote rilevanti della superficie cerealicola nazionale (rispettivamente 60,4% e 55,5% nel 2019). I cambiamenti di uso del suolo agricolo, intervenute in un arco temporale relativamente breve, dipendono soprattutto da tre fattori: il processo di modernizzazione del settore agricolo, che comporta frequenti sospensioni e cessazioni delle attività e quindi discontinuità e necessità riorganizzative dei processi di produzione; la concorrenza di prezzo di prodotti esteri, che determina la necessità di riadattare continuamente la tipologia di prodotti agricoli in funzione delle fluttuazione cicliche della domanda; i cambiamenti climatici, fattore di rischio aggiuntivo per gli agricoltori che può comportare il graduale riorientamento verso la coltivazione di specie vegetali meno dipendenti dagli eventi meteorologici.

Tra il 2010 e il 2020 dunque la flessione generalizzata del peso relativo delle superfici cerealicole caratterizza quasi tutte le ripartizioni geografiche. In particolare, il Nord ovest registra il maggiore calo delle superfici cerealicole (-3,1%), il cui peso relativo sull'Italia nel complesso scende dal 24,9% del 2010 al 21,8% del 2020. Una tendenza simile caratterizza anche il Nord-est, il cui peso relativo passa dal 24,0% del 2010 al 21,9% del 2020, a causa della flessione del 2,1% delle superfici a cereali. Nel Centro e nelle Isole la flessione delle superfici cerealicole è meno significativa (pari, rispettivamente, allo 0,44% e allo 0,47%). Risulta invece in controtendenza il Sud, con una crescita delle superfici a cereali significativa (+6,1%) e un aumento del peso relativo sul totale nazionale, che passa dal 24,2% del 2010 al 30,3% del 2020.

Le regioni che nel 2020 detengono le quote più elevate di superfici cerealicole sul totale nazionale sono la Puglia e il Piemonte, rispettivamente 13,8% e 11,4% del totale nazionale. In particolare, in Puglia oltre l'83% della superficie cerealicola è investita a frumento duro (344.300 ettari, il 28% del totale nazionale), nel Piemonte il 40,1% delle superfici cerealicole è investito a mais (137.422 ettari, che rappresentano il 22,8% del totale nazionale). Il Piemonte rappresenta la regione con la maggiore superficie investita a riso (oltre il 50% del totale nazionale).