Istat: l'economia italiana è in lieve ripresa

giandomenico serrao

Lievi segnali di ripresa per il Pil italiano. A segnalarli, l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana in cui evidenzia che "l'indicatore anticipatore ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi". È in risalita, oltre le attese degli analisti, anche l'indice Pmi servizi curato da IHS Markit: a luglio ha mostrato un rialzo collocandosi ai massimi da marzo scorso. 

Le nubi sono rappresentate invece dalla guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti. "Le prospettive per gli scambi internazionali, penalizzate dal protrarsi delle tensioni commerciali e dal rallentamento dell'attività economica in Cina, rimangono negative", prosegue l'Istat. Secondo la stima preliminare, nel secondo trimestre 2019, il Pil italiano ha registrato una variazione congiunturale nulla a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria e di un contenuto incremento in quello dei servizi. 

A giugno, l'indice destagionalizzato della produzione industriale, dopo l'ampio incremento di maggio, si è ridotto marginalmente in termini congiunturali. A seguito dell'evoluzione positiva nella prima parte dell'anno, a giugno l'occupazione ha mostrato una stabilizzazione e il tasso di disoccupazione è diminuito ulteriormente, pur non riducendo il gap con la media dell'area euro.

Sotto la spinta dei ribassi dei beni energetici, a luglio, l'inflazione ha continuato a rallentare e si è ampliato il differenziale negativo con la dinamica dei prezzi al consumo nell'area dell'euro e nei principali partner europei. A luglio, l'indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un marcato aumento, diffuso a tutte le componenti. Il recupero della fiducia ha coinvolto anche le imprese a eccezione di quelle manifatturiere. 

Buone notizie anche dall'indice Pmi servizi curato da IHS Markit: a luglio il settore dei servizi è cresciuto per il secondo mese consecutivo. L'indice è salito lo scorso mese a 51,7 dal 50,5 di giugno, rimanendo sopra la soglia chiave di 50 punti, che rappresenta lo spartiacque tra contrazione ed espansione, e posizionandosi al massimo da marzo. Gli analisti si attendevano 50,6 punti.

Nell'Eurozona invece l'indice Pmi peggiora. L'indicatore che monitora l'attività dei settori manifatturiero e dei servizi a luglio è sceso a 51,5 punti da 52,2 di giugno. L'indicatore sui nuovi ordini ha segnato una flessione a 50,7 punti da 51,5 di giugno.

Più in dettaglio, l'indice dei servizi è sceso a 53,2 da 53,6 punti di giugno. Frena l'attività in Germania con l'indice composito di luglio sceso ai minimi da giugno 2013 a 50,9 punti (da 52,6 punti di giugno). L'indice dei servizi è diminuito in Germania a 54,5 da 55,8, di giugno. Peggiora anche l'indice Pmi composito della Francia a 51,9 punti da 52,7 di giugno, ai minimi da due mesi.