Istat: su maggior parte aziende agricole nessun impatto Covid

Red
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Roma, 6 apr. (askanews) - Per la maggior parte delle aziende agricole non c'è stato nessun impatto Covid: lo si legge nel report dell'Istat "Coltivazioni agricole | annata agraria 2019-2020 e previsioni 2020-2021". Dall'indagine emerge che i dati di fatturazione elettronica denotano, per il 2020, un andamento relativamente positivo per il settore primario; e nell'indagine sulle intenzioni di semina per l'annata agraria 2020-2021 sono state comunque inserite domande specifiche sugli effetti della pandemia.

Con riferimento all'annata agraria conclusa 2019-2020, alla domanda circa "Quali effetti avesse prodotto la pandemia sulla propria azienda agricola" la risposta più frequente è "nessun impatto" (31,4% dei rispondenti). Tra gli effetti della pandemia dichiarati, sono segnalati soprattutto la "Riduzione dei prezzi di vendita del proprio prodotto" (17,8%) e la "Riduzione della domanda" (17,4%). La crisi non sembra avere impatto sulle superfici coltivate nè sulle produzioni raccolte. Il 2020 è stato caratterizzato da un surplus di offerta di beni primari cerealicoli rispetto alla domanda, animato da una riduzione dei prezzi di vendita.

A livello territoriale, la percentuale di aziende che dichiarano di non prevedere alcun impatto sui propri risultati aziendali è lievemente più bassa nel Nord ovest (39,9%) rispetto alle altre aree, in cui la percentuale supera sempre il 42%, con il picco del 48,5% nel Centro. Anche con riferimento agli effetti della pandemia per l'annata agraria in corso 2020-2021, la risposta più frequente è "nessun impatto" nel 42,8% dei casi (va tuttavia ricordato che il questionario è stato somministrato tra l'inizio di novembre 2020 e l'inizio di gennaio 2021). Tra i rispondenti che invece indicano conseguenze, emerge il timore circa la riduzione della domanda (18,0%), poiché si ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente alla pandemia (9,5%) e si profilano sia aumenti dei costi di produzione (7,5%) sia la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti (6,9%).

A livello territoriale vengono confermate le tendenze mostrate a livello nazionale. In tutte le ripartizioni, infatti, oltre il 42% delle aziende dichiara di non prevedere alcun impatto per l'annata agraria 2020-2021, fatta eccezione per il Nord ovest, in cui la percentuale è del 39,9%.

L'indagine ha raccolto informazioni anche con riferimento alle diverse forme di erogazione finanziaria previste per far fronte alle conseguenze della pandemia, prendendo in considerazione non solo quelle di fonte statale, ma anche i fondi europei e altre forme di aiuto. La maggioranza delle aziende agricole (il 59,2%) dichiara di aver chiesto e ottenuto almeno una forma di aiuto economico. In particolare, il 51,2% ha ottenuto contributi statali, il 13,3% ha usufruito di fondi europei e l'11,4% ha avuto accesso ad altre forme di sostegno.

Il settore primario si è avvalso di fondi straordinari che hanno consentito di accrescere i ricavi e contenere le perdite derivate dalla pandemia, come già evidenziato dai dati di fatturazione elettronica. La quota relativa più elevata di aziende che hanno chiesto e ricevuto aiuti caratterizza il Sud (il 61,7% delle aziende agricole intervistate nella ripartizione) e si mantiene molto vicina alla media nazionale in ogni ripartizione territoriale. La quota più bassa si registra nel Centro (58%).

Una sostanziale omogeneità della quota di aziende che hanno ricevuto contributi pubblici si riscontra anche in funzione della dimensione aziendale. Le aziende più piccole (fino a 10 ettari di SAU) hanno ottenuti sussidi nel 61,6% dei casi, quelle più grandi, con superficie compresa tra 50 e 100 ettari, nel 58,1%. In sintesi, la possibilità di usufruire di sostegno economico straordinario da parte dello Stato è stata molto sfruttata dalle aziende agricole italiane, indipendentemente dalla propria dimensione o localizzazione geografica.

Anche la Commissione europea ha adottato diversi provvedimenti per sostenere gli operatori interessati, tra cui: flessibilità nell'utilizzo degli strumenti finanziari per lo sviluppo rurale (prestiti a tassi d'interesse molto bassi o piani di pagamento convenienti); sostegni finanziari speciali per fronteggiare la pandemia, soprattutto per le piccole aziende agricole; anticipi sui pagamenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC) e proroga della scadenza per la presentazione delle domande di pagamento; nulla osta per la possibilità di aiuti di Stato più elevati.