Istruzioni per vaccinati Astrazeneca. Quanto dura l'immunità? Quale booster fare?

·5 minuto per la lettura
az (Photo: getty)
az (Photo: getty)

A febbraio, quando cominciavano le somministrazioni Astrazeneca in Italia, oltre 95mila persone hanno ricevuto l’iniezione. Ad aprile oltre 745mila. Oggi il pallottoliere segna un totale di 12.034.044 vaccini distribuiti nel paese dall’azienda anglosvedese, ma su Astrazeneca il governo non punta più. Le difficoltà di organizzazione, tra ritardi di consegna e promesse mancate, le vicende di cronaca che hanno gettato cattiva luce sulla sua efficacia e i suoi possibili effetti collaterali, hanno riscritto il destino del vaccino nel paese. Già chi aveva ricevuto l’iniezione in prima dose si è così ritrovato spaesato, tra le difficoltà iniziali nel reperire indicazioni univoche su come comportarsi. Ora il problema si pone anche per l’eventuale terza dose: quale somministrazione verrà riservata a chi ha ottenuto una copertura completa con Astrazeneca?

In Inghilterra l’eterologa è una strada cercata: affidandosi a studi che sottolineano una maggiore protezione, per la dose booster è stato scelto di destinare i vaccini a mRna (Pfizer, Moderna) a chi ne avesse ricevuto prima uno a vettore virale (Astrazeneca, appunto). Ma il discorso vale anche al contrario: Astrazeneca al posto di Pfizer. E in Italia? “Il problema qui ancora non si pone”, spiega ad Huffpost il professor Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, “La terza dose al momento dovrebbe riguardare i soggetti fragili, quindi chi in prima battuta ha ricevuto Pfizer”.

Professor Clavenna, l’
eterologa con Astrazeneca sembra avere i suoi vantaggi, tant’è che l’Inghilterra ha deciso di scegliere questa strada per la dose booster. Perché non lo hanno fatto tutti i paesi?

Innanzitutto in generale sulla necessità del richiamo abbiamo delle informazioni ancora parziali. Sappiamo che è necessario per chi ha una risposta immunitaria minore, ma i dati ancora non sono così solidi sulla popolazione generale. Sappiamo che il mix produce molti anticorpi, ma non conosciamo abbastanza sull’efficacia contro la malattia. E’ possibile sia più efficace nella dose booster, ma non ci sono ancora dati così evidenti.

Astrazeneca sembrava un vaccino sul quale avremmo puntato molto in Italia. Quale sarà invece il suo futuro qui, sparirà completamente?

Non saprei dare una risposta certa. L’orientamento italiano fino a qualche mese fa sembrava quello di abbandonare Az e Johnson e Johnson, per dare precedenza ai vaccini a mRna. Forse anche in risposta alle traversie con l’azienda produttrice. Non so se le cose cambieranno. Oltre a Pfizer e Moderna, è probabile che nei prossimi mesi verrà autorizzato un altro vaccino - prodotto dall’azienda Novavax - che usa un approccio più tradizionale, con la famosa proteina Spike veicolata con una nano cellula: anche questo vaccino potrebbe avere un suo ruolo nei richiami. Credo nel prossimo mese verrà sottoposto a valutazione dall’Ema, gli studi di Fase 3 hanno evidenziato una buona efficacia, ma non ci sono studi pubblicati sulla variante Delta.

Quanto dura la protezione del vaccino Astrazeneca?

“Dai dati attualmente disponibili, la durata sembra simile a quella dei vaccini a mRna: almeno 6 mesi, con un’efficacia che intorno ai 6 mesi tende a diminuire. Diminuisce l’efficacia nella contrazione dell’infezione asintomatica, mentre l’efficacia rispetto alle forme gravi di malattia tende a rimanere elevata anche a distanza di tempo. C’è uno studio non ancora pubblicato, solo sottoposto: ipotizza che con l’andare del tempo l’efficacia contro la malattia con sintomi resti più forte con Astrazeneca rispetto ai vaccini a mRna.

Per quanto riguarda la prima dose, invece? Perché è stato stabilito di farla a una distanza maggiore rispetto a quanto previsto per Pfizer e Moderna?

Inizialmente lo schema di somministrazione di Az prevedeva la seconda dose a 28 giorni, quindi molto più simile a ciò che accade con Pfizer e Moderna. Da un’analisi dei dati raccolti per gli studi che hanno preceduto l’autorizzazione del vaccino, è emerso che spostare la seconda dose era connesso a una maggiore efficacia. Questo ha portato le autorità a scegliere di consigliare il richiamo a circa 12 settimane. Lo stesso dato è emerso anche per i vaccini a mRna, ma alla fine è stato deciso di non ritardare la seconda dose. Sulla prima dose, la protezione inizia dopo circa 14 giorni. Il problema è che con Astrazeneca – molto più che con Pfizer o Moderna – una sola dose riduce di molto l’efficacia contro il virus, soprattutto contro la variante Delta. Secondo uno studio inglese, la protezione è del 30/40%: molto bassa. Bisogna concludere il ciclo vaccinale e fare la seconda dose.

Per molti non è stato così semplice. Ricostruiamo quello che è successo

Il percorso Astrazeneca è un po’ accidentato. Quando il vaccino è stato autorizzato per l’uomo, gli studi compiuti sino ad allora avevano incluso un campione di popolazione anziana molto basso. Questo ha portato alcuni paesi a dare la precedenza ai giovani per l’uso del vaccino. Successivamente degli studi hanno consentito di valutarne l’efficacia negli anziani ed è emerso un effetto collaterale molto raro ma grave, che invece sembrava più frequente tra i giovani. Così è stato scelto di cambiare la raccomandazione, preferendo la popolazione più anziana.

Molti vaccinati in prima dose con Astrazeneca non rientrano più nella fascia raccomandata. Cosa devono fare?

In Italia sono state attuate delle scelte: ai giovani è stata raccomandata la seconda dose con un vaccino a mRna, questo anche alla luce di alcuni studi secondo cui l’eterologa dà una maggiore risposta immunitaria. Il mix implica un numero più elevato di effetti collaterali, ma non hanno conseguenze gravi. Se il giovane vuole essere vaccinato nuovamente con Az, tuttavia può chiederlo. Per gli anziani era consigliata invece Astrazeneca anche in seconda dose, ma - ugualmente – possono chiedere, se preferiscono un vaccino a mRna.

Non per tutti è stato così semplice

A livello regionale, addirittura a livello di singole Asl, ci possono essere differenze organizzative. Ma le indicazioni che arrivano dal Ministero della Salute sono quelle. Dovrebbe essere possibile prenotarsi tramite app, ma altrimenti ci si può rivolgere direttamente ai centri vaccinali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli