In Italia 1 bimbo su 5 è in sovrappeso, 1 su 10 è obeso

Sonia Montrella
·4 minuto per la lettura

AGI - In Italia un bambino su 5 è in sovrappeso e uno su 10 è obeso. E' quanto emerge dai dati resi noti da OKkio alla Salute, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) dell'Iss che è stato di recente designato come centro di riferimento Oms sull' Obesità infantile. I numeri sono stati illustrato stamattina a Roma durante il convegno "Stili di vita e obesità nei bambini: i dati italiani di Okkio alla salute e il confronto con l'Europa", organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute. L'Italia è tra i paesi europei con i valori più elevati di eccesso ponderale nella popolazione in età scolare con una percentuale di bambini in sovrappeso del 20,4% e di bambini obesi del 9,4%, compresi i gravemente obesi che rappresentano il 2,4%. Le femmine in sovrappeso e obese sono rispettivamente il 20,9% e l'8,8%, mentre i maschi sono il 20,0% e il 9,9%.

Secondo l'indagine dell'Iss, che ha coinvolto, come negli anni precedenti, più di 50mila bambini e altrettante famiglie, i genitori hanno riportato che quasi un bambino su due non fa una colazione adeguata al mattino, uno su 4 beve quotidianamente bevande zuccherate/gassate e consuma frutta e verdura meno di una volta al giorno. I legumi sono consumati meno di una volta a settimana dal 38% dei bambini e quasi la metà dei bambini mangia snack dolci più di 3 giorni a settimana.

Anche sull'attività fisica sarebbe necessario maggiore impegno: un bambino su 5 non ha fatto attività fisica il giorno precedente l'intervista, più del 70% non si reca a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre più di 2 ore al giorno davanti alla TV, al tablet o al cellulare. Rispetto alle ore di sonno quasi il 15% dorme meno di 9 ore per notte.

"Questi dati mostrano alcuni miglioramenti, con un'ulteriore riduzione dell'eccesso ponderale nei bambini del nostro Paese, ma ci ribadiscono che bisogna insistere con le strategie di prevenzione e promozione dei corretti stili di vita anche in questo attuale contesto pandemico e in possibili condizioni di lockdown", ha commentato Angela Spinelli, direttrice del Centro nazione per la Prevenzione delle malattie e Promozione della Salute dell'Iss. "Costretti a stare in casa possiamo cogliere l'occasione per trasformare questa situazione in una nuova opportunità di salute, modificando in meglio le nostre abitudini alimentari e praticando del movimento anche in ambienti confinati", ha detto Spinelli.

Per Joao Breda, responsabile dell'Oms per l'Europa, intervenuto al convegno "Stili di vita e obesità nei bambini: i dati italiani di Okkio alla salute e il confronto con l'Europa", un ruolo importante sul fenomeno, quast'anno lo ha avuto la pandemia da Covid 19 che "ha sicuramente avuto un impatto sull'obesità infantile", ha assicurato Joao Breda, responsabile dell'Oms per l'Europa, anch'egli intervenuto al convegno. In particolare, ha spiegato Breda, l'emergenza e il lockdown hanno "reso molto difficile seguire le raccomandazioni dell'Oms su un corretto stile di vita come lotta all'obesità tra i bambini". E' stato difficile se non impossibile "fare movimento all'aria aperta, avere accesso ai cibi freschi, seguire i programmi alimentari scolastici". Al contrario "ha incrementato il tempo trascorso davanti agli schermi e ha aumentato il ricorso ai sostituti del latte materno". Queste problematiche "sono particolarmente evidenti in alcuni Paesi e gli effetti si vedranno per un po'", ha assicurato Breda. 

I dati sull'obesità infantile "rischiano di passare in secondo piano, perchè l'attenzione è tutta concentrata su altri elementi, ma sappiamo che una volta superata l'emergenza pandemica" la salute dei bambini è "quello che caratterizzerà lo stato di salute del nostro Paese nei prossimi decenni", ha osservato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità intervenuto allo stesso convegno. "Guardare ai bambini e al loro stato di salute è una delle sfide più importanti e che debbano essere garantite per il futuro del Paese", ha detto Brusaferro. In questa direzione vanno i "programmi del Recovery Fund per gli stili di vita daranno l'opportunità nei prossimi 7 anni di poter fare investimenti significativi e strutturali in modo che la prevenzione nel Sistema sanitario acquisisca una nuova centralità nel Paese", ha concluso.