Italia, 60 anni fa moriva Enrico Mattei, il visionario che fondò l'Eni

Il 27 ottobre di 60 anni fa moriva nell'esplosione del suo aereo il fondatore dell'Eni, Enrico Mattei. Rientrava dalla Sicilia, dove aveva promesso una nuova rivoluzione industriale legata all'energia.

Mattei lasciava all'Italia l'Ente nazionale idrocarburi, una grande intuizione, con cui intendeva rivoluzionare il tavolo da gioco internazionale legato all'estrazione petrolifera. Sapeva di pestare i piedi a molti e lui stesso ebbe l'ardire di affermare: chi controlla il petrolio fa politica, e precisamente politica estera.

Chi controlla il petrolio fa politica, e precisamente politica estera

Voltando le spalle a Stati Uniti e Regno Unito, si mise in affari con Egitto e Persia e poi anche con la Mosca della Guerra Fredda.

Guardando al futuro ebbe un rapporto preferenziale con i Paesi arabi e in un'intervista ricorda:" Abbiamo la produzione in Egitto dove noi siamo soci al 50% con gli egiziani, (una produzione) quest'anno di due milioni di tonnellate, arriverà a tre con quello che oggi abbiamo in mano ma arriverà anhe a più se Iddio ci aiuterà nelle ricerche che stiamo operando, nelle perforazioni che stiamo facendo dentro il Mar Rosso".

La sua morte resta ancora avvolta nel mistero. Le indagini durarono anni e si scontrarono con gravi depistaggi; oggi si ritiene che uomini della mafia sabotarono il suo aereo personale, si è convinti che anche il giornalista Mauro De Mauro fu ucciso dalla mafia perché a un passo dalla verità.

Cattolico, partigiano prima e parlamentare poi, è sicuramente un visionario ma resta una figura controversa. Non ebbe paura di scendere a compromessi con i nemici di un tempo a patto che fossero funzionali al progetto finale che aveva in mente. In questo quadro rientravano anche i rapporti con i partiti di cui diceva, "li uso come dei taxi, salgo, pago e scendo".

Anticolonialista, e forse per questo antiamericano, interpreta l'importanza crescente dell'approvvigionamento energetico per lo sviluppo economico di un Paese e per questo inizia a considerare per l'Eni uno sviluppo verso il nucleare.

Nel 2021 Algeri gli dedica un giardino in ricordo del suo impegno per l'indipendenza del popolo algerino.

Mini biografia partendo dagli inizi

Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, nelle Marche, da una casalinga e un carabiniere. Non conclude gli studi tecnici e lavora prima come verniciatore e poi come garzone in una conceria in cui diventa rapidamente direttore di laboratorio. Nel 1929 si trasferisce a Milano e fa strada nell’industria conciaria fino a fondare l’Industria Chimica Lombarda nel 1934. Milita tra le file della Democrazia Cristiana.

Da liquidatore atipico a fondatore dell'Eni

Nel dopoguerra gli viene affidato l’incarico di liquidare l’Agip, Azienda generale italiana petroli, ma andando controcorrente decide invece di potenziarne le attività perché capisce che in Pianura Padana c'è il metano. E per l’Italia immagina un’impresa energetica nazionale.

A questo scopo dà nuovo impulso alla perforazione dei pozzi e alla ricerca mineraria. Il risultato dei suoi sforzi è l’istituzione nel 1953 dell’Eni, Ente nazionale idrocarburi, che punta allo sviluppo energetico dell’Italia sia sul piano nazionale sia su quello internazionale. Gli accordi stretti dall’Eni con paesi produttori o consumatori di petrolio e gas presentano un modello innovativo di cooperazione energetica tra Stati, fondato sulla crescita comune e sul rispetto delle culture e degli stili di vita diversi. Grazie a questo approccio l’Eni di Enrico Mattei riesce a insidiare il predominio delle compagnie petrolifere angloamericane, le famose “Sette Sorelle”, come le definì Mattei stesso all’epoca dello scontro sul petrolio iraniano.

L'incidente aereo

Il 27 ottobre 1962 l’aereo di Enrico Mattei, di ritorno dalla Sicilia, precipita nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. A Gagliano Castelferrato,in provincia di Enna, poche ore prima dell'esplosione del veicolo (l'aereo venne sabotato) pronunciò queste parole:

"Siamo arrivati a scoprire il metano anche a Gagliano: di questo ringraziamo il Signore Iddio, perché gli uomini possono stabilire con i loro mezzi se ci sono le condizioni favorevoli, ma è solo l’aiuto divino che può far arrivare gli uomini a dei successi. (…). Giustamente il vostro presidente diceva che noi non abbiamo nessun profitto personale. È vero: noi lavoriamo per convinzione. Con la convinzione che il nostro paese, e la Sicilia, e la vostra provincia possano andare verso un maggiore benessere; che ci possa essere lavoro per tutti; e si possa andare verso una maggiore dignità personale e una maggiore libertà".