In Italia i centri per guarire l'omosessualità sono ancora legali. "Si vietino queste terapie"

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Genderqueer with half-face makeup looking in mirror, non-binary identity concept (Photo: Motortion via Getty Images/iStockphoto)
Genderqueer with half-face makeup looking in mirror, non-binary identity concept (Photo: Motortion via Getty Images/iStockphoto)

“Partiamo da un presupposto scientifico: l’omosessualità non è una malattia. E soprattutto è immodificabile, come l’eterosessualità. Questi centri non fanno altro che peggiorare il disagio interiore di chi già si trova in una situazione di stigma sociale”. Sono le parole di Sergio Lo Giudice, ex parlamentare ed ex presidente di Arcigay, da sempre in prima fila per i diritti civili. Intervistato da HuffPost, racconta quello che è stato l’unico tentativo legislativo mai fatto in Italia, da lui promosso, per abolire delle pratiche disumane, le cosiddette “terapie di conversione” per le persone omosessuali.

Sergio Lo Giudice (Photo: www.sergiologiudice.it)
Sergio Lo Giudice (Photo: www.sergiologiudice.it)

Le terapie di “conversione” si basano sulla convinzione (smentita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1990) che si nasca tutti eterosessuali e che l’omosessualità sia una malattia, indotta da condizionamenti ambientali o da traumi familiari. La “soluzione” che propongono quelli che condividono questo pensiero è a dir poco assurda: tentare di modificare l’orientamento sessuale della persona facendo ricorso a teorie pseudoscientifiche, ma anche a preghiere, esorcismi, ipnosi, ormoni, elettrochoc, percosse, privazione del cibo.

In Italia queste pratiche non sono illegali, perché il disegno di legge che avrebbe dovuto rendere tali le cosiddette conversion therapy non è mai stato discusso. L’unico tentativo in questo senso era stato fatto nel 2016 proprio da Lo Giudice. Prevedeva la reclusione fino a due anni e la multa da 10mila a 50mila euro per chiunque praticasse queste terapie. Il disegno di legge che ho presentato è decaduto, come avvenuto per tanti altri disegni di legge tra una legislatura e l’altra - dichiara a HuffPost - era il 2016, l’anno dell’approvazione della legge sulle unioni civili, c’era una lunga battaglia in corso sulle questioni lgbt, quindi politicamente non era facile riuscire a trovare spazio per altri dibattiti. Oggi se ne sta riparlando grazie al ddl Zan, ma non c’è un vero dibattito pubblico sul tema. Non c’è abbastanza attenzione”. Il pretesto per insabbiare il disegno di legge è stato lo stesso di tante altre iniziative legislative che riguardano la comunità lgbt: non è una priorità. “Chi dice che non è una priorità fa ridere, perché cos’è una priorità se non tutelare dei ragazzi minorenni da interventi che tutti gli ordini dei medici considerano non solo inutili, ma anche dannosi per la loro salute psichica?”. Le pratiche infatti sono vietate dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e dalla Società italiana di psicologia. Ma questo basta a reprimere il fenomeno? Secondo Lo Giudice no.

“C’è poca consapevolezza sul tema. Queste organizzazioni operano in segreto, perché conoscono bene il disvalore scientifico delle loro teorie. Infatti, non esplicitano in modo diretto il tentativo di convertire’ l’omosessuale, ma dichiarano di voler ‘supportare chi vive con disagio la propria omosessualità’. Risultato? Aumentare quello che si chiama minority stress, il disagio interiore vissuto da chi si trova in una situazione di minoranza, di stigma sociale”. “Questi ragazzi - continua - vengono mandati al macello a fare trattamenti falsamente scientifici che producono malessere interiore. Questi centri fanno leva sui sensi di colpa, fanno sentire i ragazzi obbligati socialmente ad adeguarsi al canone eterosessuale”.

Lo Giudice spiega che queste pratiche risalgono all’800. “Già Freud raccontava di pazienti mandati da lui perché omosessuali”. Ma oggi hanno invaso il mondo, coinvolgendo almeno 80 paesi, secondo i dati di Outright Action International. Finora, però, solo Malta e Germania hanno accolto l’appello a considerare reato le terapie di conversione. Anche Francia e Gran Bretagna sono su questa strada. L’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento francese, ha adottato all’unanimità un testo in prima lettura, trasmesso al Senato, che prevede il divieto di ogni “terapia di conversione” e prevede una fattispecie di reato contro i “guaritori”, punita con due anni di carcere e 30mila euro di ammenda. In Gran Bretagna, invece, a maggio la regina Elisabetta II ha annunciato che il governo di Boris Johnson ha in programma un intervento per la messa al bando di queste terapie. “Il problema in Italia - conclude Lo Giudice - è culturale e non solo politico. Dobbiamo capire che queste terapie non sono una opzione. Bisogna costruire consenso sociale. Dal punto di vista legislativo il mio è stato l’unico tentativo. Giornalisticamente il tema viene sollevato di tanto in tanto, ma questo non è sufficiente”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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