Italia-Cina, Di Maio e la Via della Seta: faremo i conti nel 2020

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Roma, 6 nov. (askanews) - "Faremo i conti sull'interscambio con la Cina e sulle nostre esportazioni a marzo del 2020, a un anno dalla firma del memorandum d'intesa sulla Via della Seta". Lo dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un colloquio con il Corriere della sera, mentre si trova in Cina.

"L'intesa firmata a Roma con Xi Jinping ha dato un grande sviluppo alle relazioni bilaterali ed è anche un'apertura di credito, la Via della Seta vale più dei soli investimenti e dei commerci e qui a Shanghai ho detto chiaramente ai cinesi che ci aspettiamo ancora di più e che i nostri due Paesi non sono mai stati così vicini", sottolinea il ministro degli Esteri".

Quanto ai rapporti con gli Usa dice: "Credo che il presidente Trump, che è un uomo di business, abbia sempre compreso l'importanza che noi diamo all'export e al commercio estero, noi abbiamo necessità di guardare a Est; ma dagli Stati Uniti non è mai arrivato un attacco sulla Via della Seta; l'unica preoccupazione che avevano gli americani, e che avevamo anche noi, è sul 5G" (quello di Huawei, ndr).

Il ministro degli Esteri sostiene che l'Italia sulle reti per telecomunicazioni di quinta generazione ha introdotto la normativa più restrittiva d'Europa e "ora speriamo che tutti i Paesi europei ci seguano su queste regole di sicurezza".

"A Roma abbiamo convocato un tavolo Italia-Cina per coinvolgere le nostre imprese delle infrastrutture; per i Paesi terzi dove impegnarci guardiamo all'Africa, dove ci sono progetti avviati dai cinesi che si aspettano la nostra collaborazione, con stile e standard di qualità italiani", prosegue Di Maio che annuncia "Si firma l'accordo tra Porto di Trieste e CCCC, colosso cinese delle costruzioni. Significa che a Pechino sono interessati a investire da noi per la Via della Seta marittima, guardano anche a Taranto. E il nostro obiettivo è sempre di rafforzare le esportazioni e le nostre industrie".

In conclusione, secondo il ministro degli Esteri: "L'agenda economica rimane centrale nei rapporti tra Roma e Pechino. Perché la Cina è il nostro quinto partner commerciale e per l'industria italiana un mercato di sbocco ineludibile".