Italia, i cognomi raccontano le nostre migrazioni

Italiani popolo di poeti, santi, navigatori e...migranti. Ebbene sì, alla sintetica lista del noto proverbio sulle qualità della gente del Belpaese, da ora in poi sarà meglio aggiungere anche la volontà di spostarsi dalla terra di origine. A dirlo con chiarezza è la storia dei cognomi, che racconta i flussi migratori degli italiani lungo la penisola nel corso dei secoli. E le sorprese non mancano. Secondo lo studio di un team di ricercatori italo-francese, pubblicato sulla rivista americana “Human Biology”, infatti, il Lazio, la Toscana e la Liguria sono le Regioni che più hanno accolto persone provenienti da altre zone d’Italia, soprattutto dal Mezzogiorno. Nonostante la loro fama, consolidata nel tempo, di aree particolarmente fiere delle proprie tradizioni. “In questi territori solo il 28 per cento degli abitanti risulta autoctono, segno del loro ruolo di passaggio, di corridoio di forti flussi migratori” afferma il gruppo di ricercatori, che comprende Alessio Boattini dell’Istituto di biologia dell’Università di Bologna e Gianna Zei dell’Istituto di genetica molecolare di Pavia, coordinati da Franz Manni del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi. Le realtà più autoctone sono, invece, Bolzano, Cagliari e Trento, interessate per circa il 20 per cento da fenomeni d’immigrazione ed emigrazione.

Il Sud d’Italia, come era prevedibile immaginare, è la principale area di emigrazione. L’alto tasso di disoccupazione e il peggior tenore di vita spingono ancora tantissime persone a lasciare la propria casa per migliorare la propria esistenza. Da questo punto di vista il primato di provincia maggiormente abbandonata è Lecce. E spesso la fortuna la si cerca nelle grandi città del Nord e del Centro della penisola, trend usuale ormai da decenni. Nella speciale classifica dello studio italo-francese, in testa ci sono Roma, Milano e Torino. Ma non sempre tutto è come sembra. Lascia, infatti, abbastanza sorpresi scoprire che, nonostante tutto, le metropoli italiane sono tra le città che nel tempo hanno maggiormente conservato un nucleo stabile di cognomi. Evidentemente la più ricca offerta di opportunità, lavorative e non, spinge le persone a restare.

Percentuale di individuei i cui cognomi non sono originari della provincia in cui abitano (© 2012 Wayne State University …La mappa, che divide la penisola in quattro macroaree, disegna uno spaccato molto variegato del nostro Paese. Se, infatti, l’andamento generale è abbastanza definito sull’asse Sud-Nord, non mancano zone fortemente indigene anche nel Mezzogiorno. L’estremità meridionale e occidentale della Sicilia, alcune aree della Calabria e della Puglia, per esempio, hanno una popolazione autoctono che sfiora l’80 per cento. Lo studio italo-francese è frutto di un interessante mix tra genetica e antropologia. Punti di partenza sono i tratti linguistici comuni agli abitanti di un determinato territorio, la genealogia e la struttura di popolazioni antiche. Il tutto è stato analizzato alla luce del Dna del cromosoma Y, che si trasmette per discendenza maschile, e degli elenchi telefonici della popolazione italiana nel 1993. Si è arrivati, così, a prendere in considerazione 77mila cognomi diversi, corrispondenti a circa 17 milioni e mezzo d’individui. Al termine di complessi modelli matematici la ricerca ha ricostruito l’origine geografica di 50mila cognomi. Risalendo agli antenati maschi della metà del 1500, quando, come stabilito dal Concilio di Trento, divenne obbligatorio per ogni parrocchia registrare le nascite. Confrontare i dati riferiti a Medioevo e Rinascimento con l’attuale distribuzione della popolazione in Italia è stato l’ultimo passaggio. La corrispondenza si è verificata con percentuali variabili tra il 23 e il 78 per cento . “A testimonianza del fatto – affermano i ricercatori – che le identità regionali raramente corrispondono a quelle autoctone”.

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