In Italia election day, seggi aperti per Comunali e Referendum

Image from askanews web site
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Roma, 12 giu. (askanews) - Election day al via, con l'apertura in tutta Italia alle 7 dei seggi elettorali per votare sui 5 referndum sulla giustizia promossi da Radicali e Lega. Con 51.533.195 elettori aventi diritto (di cui 25.039.273 uomini e 26.493.922 donne) chiamati in tutto il Paese a votare i referendum e quasi 9 milioni di elettori (8.896.929) chiamati alle urne in 978 Comuni anche per il rinnovo di Sindaci e Consigli comunali. Per i candidati a sindaco l'eventuale ballottaggio si disputerà domenica 26 giugno.

Si vota fino alle 23 di stasera. A seguire lo scrutinio per i soli referendum. Con il primo determinante verdetto sull'affluenza: se alle urne entro le 23 non sarà andato il 50% più uno degli aventi diritto la consultazione sarà nulla. Domani invece dalle 14 avrà inizio lo scrutinio per le Comunali. Anche se dalle 23 di stasera, chiusi i seggi, i principali istituti demoscopici diffonderanno gli esiti degli exit poll condotti ai seggi delle principali città al rinnovo del Sindaco: Genova, Palermo, Verona, L'Aquila, Catanzaro, Parma Per accedere ai seggi non è obbligatoria la mascherina chirurgica, come era stato invece inizialmente previsto dal governo il cui uso resta "fortemente raccomandato".

In dettaglio i seggi per le Comunali sono aperti complessivamente in 142 Comuni superiori a 15mila abitanti e 836 pari o inferiori ai 15mila abitanti. Al voto ci sono 22 capoluoghi di provincia (Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona, Viterbo) e 4 capoluoghi di Regione: Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo.

Per quanto riguarda la mappa politica di queste elezioni comunali la sfida appare particolarmente importante per il centrodestra che parte da una posizione di vantaggio. Tra le città capoluogo, infatti, 16 sono attualmente governate dal centrodestra (Alessandria, Asti, Catanzaro, Como, Frosinone, Genova, Gorizia, L'Aquila, La Spezia, Lodi, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Rieti e Verona), 4 dal centrosinistra (Cuneo, Lucca, Padova e Palermo), 2 da coalizioni civiche (Belluno e Parma), mentre 4 sono i comuni commissariati (Barletta e Taranto dopo un voto di sfiducia, Messina e Viterbo a causa delle dimissioni del sindaco).

Le sfide principali e più significative a livello nazionale sono Verona dove il sindaco uscente Federico Sboarina, ex leghista ora passato a Fratelli d'Italia si contenderà la guida del comune con Flavio Tosi, anche lui ex Carroccio, sostenuto da Forza Italia e - anche questa novità interessante - da Italia Viva di Matteo Renzi, e con l'ex calciatore Damiano Tommasi che scende in campo per il centrosinistra. Ma anche da L'Aquila potrà giungere un segnale di rilievo per le due coalizioni nazionali perchè qui va in scena il primo esperimento di campo largo con il Pd guidato dalla deputata Stefania Pezzopane che raccoglie il consenso di M5s e Italia Viva. A Palermo, su cui il Movimento Cinquestelle ha fatto una forte scommessa, la sfida è aperta: il centrosinistra insieme a M5s sostiene Franco Miceli mentre il centrodestra unito schiera Roberto Lagalla. Azione e Più Europa presentano Fabrizio Ferrandelli.

Per quanto riguarda le modalità di voto nei comuni fino a 15mila abitanti si può tracciare un segno sul nominativo del candidato sindaco o sul contrassegno della lista collegata al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che sulla lista collegata al medesimo candidato sindaco: in ogni caso, il voto viene attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato. Viene eletto primo cittadino il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ad un turno di ballottaggio domenica 26 giugno tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Nei Comuni con più di 15mila abitanti è possibile tracciare un solo segno sul rettangolo con il nominativo di un candidato sindaco, senza cioè segnare alcun contrassegno di lista: in questo caso il voto viene attribuito solo al candidato sindaco prescelto. Si può anche tracciare un segno solo sul contrassegno di una delle liste oppure tracciare un segno sia sul nominativo del candidato sindaco che su una delle liste collegate al medesimo candidato sindaco: in entrambi i casi il voto viene attribuito sia al candidato sindaco che alla lista collegata.

E' possibile, inoltre, esprimere un voto disgiunto, tracciando un segno sul nominativo del candidato sindaco ed un altro segno su una delle liste ad esso non collegata: in questo caso il voto viene attribuito sia al candidato sindaco che alla lista non collegata. Diventa sindaco al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (almeno il 50% più uno).

Quanto ai referendum, i cinque quesiti proposti da Lega e Radicali sono abrogativi. Quindi, chi vuole mantenere in vigore le norme che i singoli referendum si propongono di cancellare sulle schede deve votare 'No'. Chi invece è d'accordo con i promotori deve votare 'Si' in modo che non abbiano più valore di legge. Affinché la legge oggetto del quesito sia abrogata, ovviamente la maggioranza dei voti espressi deve essere un sì.

Tre dei cinque referendum e cioè quelli relativi alla separazione delle funzioni dei magistrati, all'intervento degli avvocati nei consigli giudiziari e alla cancellazione delle firme per le liste di candidati al Csm, riguardano temi affrontati nella riforma dell'ordinamentio giudiziario e del Csm che è stata approvata alla Camera e deve essere approvata al Senato. Veniamo più nel dettaglio ai cinque quesiti.

Referendum n.1. Incandidabilità e abolizione legge Severino. E' sulla abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

Referendum n.2. Limitazioni delle misure cautelari. Si chiede l'abrogazione dell'ultimo inciso dell'art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale.

Referendum n.3. Separazione delle funzioni dei magistrati. Si chiede l'abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati.

Referendum n.4. Valutazione magistrati. E' sulla partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. La richiesta dei promotori è di abrogare norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte. Si chiede, in pratica, di aprire la valutazione dei magistrati anche a giuristi, avvocati, professori universitari. Attualmente la valutazione della professionalità e delle competenze delle toghe è una prerogativa del Csm.

Referendum n.5. Elezione componenti togati Csm. Chiede l'abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Oggi un magistrato che vuole candidarsi al Csm deve raccogliere almeno 25 firme. I promotori del referendum vogliono eliminare questa soglia così del da favorire la candidatura di chiunque senza necessità di appoggi per limitare il peso delle correnti.

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