Italia-Francia: Darnis (Iai), 'nuova fase? Macron non venga a mani vuote'/Adnkronos

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Emmanuel Macron "si precipita" domani a Roma per essere il primo leader europeo a incontrare il 'nuovo' premier Giuseppe Conte, precedendo sul tempo il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier, ma se si vogliono veramente resettare i rapporti tra Roma e Parigi il presidente francese "non può presentarsi a mani vuote: non basteranno dichiarazioni di intenti, benché lodevoli, per ridare forza ad un rapporto che è fragile". Alla vigilia dell'arrivo di Macron a Roma, Jean Pierre Darnis, consigliere scientifico dello Iai e direttore del Master in relazioni franco-italiane all'università di Nizza, indica i presupposti minimi perché si possa parlare di rilancio dei rapporti. 

"Bisogna stare attenti - avverte Darnis, in un'intervista all'Adnkronos - C'è stata una certa precipitazione in questa visita, Macron ha fatto in modo di arrivare prima di Steinmeier, atteso a Roma giovedì, per far vedere che i francesi sono i primi. Ma la posta in gioco è alta e accelerando così le cose il presidente ha creato un'aspettativa, in particolare sul dossier migranti". Per cui, se domani "non saranno annunciate misure concrete, gesti veri, allora - sottolinea l'esperto francese - non si riuscirà a contrastare quell'importante sentimento antifrancese che si è sviluppato già a partire dal 2017, con Paolo Gentiloni premier".  

Al contrario, se invece Conte e e Macron "troveranno un'intesa su un meccanismo di ripartizione volontaria, anche parziale, dei migranti, che dia all'Italia qualcosa che chiede da anni, allora si potrà davvero cambiare il ciclo dei rapporti, perché sarebbe il segnale necessario per tornare sull'insieme del resto dei dossier che sono numerosi".  

Ma c'è un altro annuncio che ci si attende domani: è quello sul vertice intergovernativo Italia-Francia, che non si tiene da ormai due anni, dopo quello di Lione del settembre del 2017. "Mi sembra il minimo", sostiene Darnis, sottolineando che sta all'Italia organizzarlo, "possibilmente entro Natale", e che quella potrebbe essere l'occasione, più che il bilaterale di domani, per affrontare i dossier economici.  

Corollario di questo annuncio dovrebbe essere quello della ripresa dei lavori sul Trattato del Quirinale, lanciato due anni fa sul modello del Trattato dell'Eliseo fra Francia e Germania, per strutturare meglio e rafforzare il coordinamento tra i due Paesi. "L'iniziativa non è morta", assicura. 

Al di là del dossier migranti, che è il punto numero uno nell'agenda del bilaterale di domani, gli altri temi di massima rilevanza sono Libia e Iran. Sul primo "c'è da sperare in un ruolo più forte di Berlino", che nei giorni scorsi si è offerta di ospitare una conferenza internazionale a sostegno del cessate il fuoco e per la stabilizzazione del Paese, come sollecitato dal G7 di Biarritz, perché, sostiene il consigliere dello Iai, "si toglierebbe la dimensione di competizione o la percezione di competizione fra Roma e Parigi" sul dossier. 

Quanto all'Iran, Darnis vede tra Italia e Francia "interessi convergenti". Macron "ha avuto nel contesto recente una posizione nettamente pro iraniana", che coincide con la politica estera tradizionale italiana, a parte quella dell'ultimo governo, che "aveva interpretato in modo un po' goffo il trumpismo, allontanandosi dalla direttrice di attenzione e vicinanza" a Teheran. 

Il consigliere dello Iai commenta poi la nomina a ministro degli Esteri di Luigi Di Maio, il cui incontro nei mesi scorsi con un gruppo di gilet gialli in Francia ha provocato una gravissima crisi diplomatica tra i due Paesi, con il richiamo a Parigi dell'ambasciatore a Roma. "I francesi sono pragmatici, la sua nomina non è stata commentata in modo negativo e mi sembra giusto così - chiosa - Hanno capito che c'è stato un cambio ed è interesse dei francesi a considerare Di Maio come un interlocutore".