Italia-Francia, Darnis (Università Nizza): "Grande fase riconciliazione, ma creare anticorpi"

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La visita di Stato di Sergio Mattarella a Parigi "è il simbolo della grande fase di riconciliazione" tra Italia e Francia, ma tenendo presente che lo scenario bilaterale è sempre "soggetto a instabilità", motivo per cui bisogna creare degli "anticorpi" per evitare nuove situazione di crisi come quella del 2019. Jean Pierre Darnis, professore di storia delle relazioni italo-francesi all'Università di Nizza e consigliere scientifico dello Iai, commenta in questi termini la visita del presidente della Repubblica, che suggella la nuova stagione dei rapporti tra i due Paesi, dopo le tensioni seguite all'incontro dell'allora vice premier Luigi Di Maio con i gilet gialli e alle divergenze sulla Libia. Stagione che deve diventare "strutturale" e a questo servirà il Trattato del Quirinale, che si spera sia firmato entro l'anno.

"Questa visita è il simbolo della grande fase di riconciliazione da lui stesso avviata nel 2019 con la visita a Chambord", in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Leonardo, tre mesi dopo l'incidente diplomatico che aveva portato al richiamo dell'ambasciatore a Roma, sottolinea Darnis, secondo cui Mattarella "ha avuto un ruolo anche abbastanza originale per un presidente della Repubblica italiano, mantenendo una diplomazia attiva". Non solo: secondo il professore di Nizza, "questa seconda visita è anche una sorta di onore tributato e di ringraziamento concesso al capo dello Stato, che in questi due anni ha traghettato l'Italia da un rapporto conflittuale ad un'intesa con la Francia, è un grande riconoscimento alla sua personalità".

Tutto questo non significa però che nel rapporto tra Roma e Parigi non possa esserci ancora qualche ombra: intanto, spiega Darnis, l'agenda del presidente della Repubblica, con l'Europa e l'Africa in primo piano, "non è quella della politica italiana di tutti i giorni, e certamente lo scenario bilaterale è sempre soggetto a delle instabilità, che possono essere la questione dei migranti, su cui non si è trovato un vero accordo europeo, o le questioni economiche, come dimostrato da ultimo dal dossier Ftx-Fincantieri". Dunque, è l'analisi del consigliere dello Iai, "il momento è buono, ma non può essere lasciato a sé, bisogna creare degli anticorpi per passare a un ciclo diverso veramente strutturale".

E in questo contesto la differenza può farla il Trattato del Quirinale, che ricalca quello con l'Eliseo tra Francia e Germania e che dovrebbe servire "a risolvere i problemi prima che esplodano", proprio sul modello di quanto avviene nel rapporto tra Berlino e Parigi. Tuttavia, ammette Darnis, sul documento "esistono visioni diverse e parallele tra le diplomazie dei due Paesi: l'Italia vorrebbe strutturarlo a progetti, mentre la Francia vorrebbe riprendere il modello franco-tedesco, che ha funzionato e funziona molto bene, creando una serie di meccanismi bilaterali più consolidati". "E' un problema che va risolto, a livello politico, se sarà necessario", chiosa il professore dell'Università di Nizza, per il quale bisogna evitare a tutti i costi che "questa occasione non venga colta pienamente".

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