In Italia il 39% di frigoriferi e lavatrici dismesse scompare

In Italia il 39% di frigoriferi e lavatrici dismesse scompare

Roma (askanews) – Il 39% di frigoriferi, lavatrici e congelatori dismessi dai cittadini italiani non arriva mai negli impianti di trattamento autorizzati. Questo è il dato più significativo emerso dall’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con il consorzio Ecodom su 205 Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, provenienti da diverse località distribuite su tutto il territorio nazionale. L’inchiesta è stata condotta inserendo un gps tracker su ognuno dei 205 elettrodomestici oggetto dell’indagine così da poterne monitorare gli spostamenti in tempo reale, dal momento della loro uscita dalle case dei consumatori fino alla distruzione finale. E i risultati fotografano una realtà preoccupante come conferma Maurizio Bernardi, presidente di Ecodom. “Attraverso questa indagine è emerso che su 200 gps tracker installati questi elettrodomestici finiscono nei posti più disparati: mercatini dell’usato, a privati e anche all’estero. Per noi questo è un segnale molto preoccupante perché ci dice che questi prodotti, che vengono rimmessi sul mercato e sono prodotti a fine vita, rappresentano anche un rischio per il consumatore, con un problema per la sicurezza e per l’ambiente”.

Dall’indagine emerge che non ci sono isole virtuose in Italia: da Nord a Sud il mercato parallelo degli elettrodomestici dismessi è una costante. Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo. “Purtroppo quello che scopriamo è che il mercato parallelo esiste ovunque. Non ci sono delle grandi differenze tra Nord e Sud e anche la nostra mappatura dal punto di vista geografico è stata variabile. Il problema è diffuso a livello territoriale, ci preoccupa e occorre intervenire a livello nazionale in quei nodi che restano i nodi critici della filiera”.

Il presidente di Ecodom chiede indicazioni chiare sulle misure legislative da adottare. “Come produttori e attraverso i nostri sistemi collettivi facciamo dei controlli sulla qualità del trattamento. Quello che però non possiamo fare sono le ispezioni, perché non siamo autorizzati a farle, sulla correttezza e il rispetto della normativa. Su questo chiediamo che ci sia un lavoro di squadra con la politica, da un punto di vista legislativo, un lavoro di squadra con le autorità competenti, perché svolgano quei controlli e creino un sistema di maglie più strette e, assieme a noi produttori e ai nostri sistemi collettivi, ottenere un sistema di Raee più efficiente ed efficace”.