Italia, insegnati in sciopero contro il governo pigliatutto

Disagi e lezioni saltate  per lo sciopero del personale della scuola in tutta Italia.

Registrata un’alta partecipazione. A convocarlo sono state le sigle Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals, Gilda e Anief, che si è aggregata successivamente, contro la riforma del reclutamento e della formazione iniziale inserita nel decreto legge 36, in fase di conversione in parlamento.

Ma anche per il rinnovo del contratto di categoria, atteso da tre anni e mezzo, e per la tutela dei precari storici. Di tutto questo si è parlato nella manifestazione in piazza Santi Apostoli, dalle 10.30 di questa mattina.

“Stiamo registrando la voglia di manifestare di una categoria troppe volte sacrificata e mortificata. In molte realtà si stanno organizzando manifestazioni di protesta”, ha detto Pino Turi della Uil. La segreteria generale Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha chiosato: “Il governo ha deciso di introdurre con un decreto legge il sistema di formazione destinato a pochi insegnanti senza finalità, senza qualità e senza uno scopo ben preciso”. “Il ritornello è il solito: stabilizzare i precari, non considerando per nulla il diritto degli alunni ad avere insegnanti migliori, più preparati, più aggiornati”, ha osserva Cristina Costarelli di Anp Lazio.

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Anche Landini critico nei confronti del governo**

"Lo sciopero di oggi non riguarda solo i lavoratori della scuola: il tema del diritto alla scuola deve diventare elemento centrale per il governo, ad oggi non è così e i provvedimenti presi sono sbagliati: non si interviene per decreto su elementi che riguardano la contrattazione. Quando un governo fa un decreto lo fa per non discutere, è un grave errore e una riduzione della democrazia. I cambimenti si devono fare con chi lavora nella scuola altrimenti è supponenza. Poi c'è un problema che riguarda l'aumento dei salari: è venuto il momento di aumentarli, iniziando da una riforma fiscale". Così Maurizio Landini, segretario Cgil.

Le tre riforme del governo per la scuola

"Ho voluto essere a Roma oggi è un momento delicato. È in corso, giustamente, un atto di espressione sindacale da parte dei docenti, che richiede che il ministro sia a Roma". Così il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi intervenendo da remoto al convegno dell'Associazione nazionale presidi e riferendosi allo sciopero della scuola promosso dai maggiori sindacati. "Dobbiamo ripensare questi due anni di pandemia - ha detto Bianchi - la scuola è per definizione in presenza ed io in questi mesi ho voluto anche con alcuni contrasti riportare gli alunni a scuola. Noi abbiamo tre riforme da fare e il nocciolo è che il sistema deve essere basato sul concetto di autonomia, che è la capacità di costruire dal basso un sistema nazionale non significa che ognuno deve andare per conto proprio".

Non tutti condividono la protesta

Contrario allo sciopero il sindacato Anp dei presidi. "Il ritornello è il solito: stabilizzare i precari, non considerando per nulla il diritto degli alunni ad avere insegnanti migliori, più preparati, più aggiornati", osserva Cristina Costarelli di Anp Lazio. "E si vuole evidentemente la distribuzione a pioggia di soldi per tutti. Non si vuol sentire parlare di merito e differenziazioni. Più soldi per tutti ha un sapore populista senza utilizzare gli aumenti per restituire efficienza e premialità", le fa eco Mario Rusconi di Anp Roma.

Ma Pino Turi della Uil parla di uno scenario deverso. "Stiamo registrando la voglia di manifestare di una categoria troppe volte sacrificata e mortificata. In molte realtà si stanno organizzando manifestazioni di protesta. La piazza di Roma sarà solo il megafono di una mobilitazione che i sindacati unitariamente hanno organizzato e che i lavoratori stanno animando e facendo propria. Se le notizie che ci giungono saranno confermate, saranno loro i protagonisti".

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