In Italia l'ascensore sociale non si riesce a sbloccare. Un rapporto

gabriele fazio

L'ascensore sociale in Italia è bloccato e le aspirazioni dei giovani a un futuro più equo appaiono oggi fortemente compromesse. È questo il verdetto contenuto in un dossier di Oxfam, organizzazione non profit impegnata nella riduzione della povertà globale attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, dal titolo “Non rubateci il futuro”.

Il quadro dipinto è molto cupo: “I figli delle persone collocate nel 10% più povero della popolazione italiana, sotto il profilo retributivo, ad oggi avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale. Allo stesso tempo, ai due estremi della distribuzione della ricchezza, 1/3 dei figli di genitori più poveri, è destinato a rimanere fermo al piano più basso dell'edificio sociale, mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrebbe una posizione apicale”.

Anche per questo, a seguito del lavoro di ricerca svolto da Oxfam, è partita una campagna di raccolta firme dal titolo “People have the power!”, un appello in pratica, che parte da tanti giovani coinvolti nel progetto da Oxfam e provenienti da 12 città italiane (Aosta, Torino, Genova, Milano, Varese, Cagliari, Firenze, Arezzo, Roma, Terni, Foligno, Palermo), che richiedono un riconoscimento maggiore da parte di questa società, una maggiore attenzione rispetto la situazione e un intervento dei vertici della politica.

Scrivono nel manifesto: “Viviamo in un'epoca di grandi disuguaglianze. Ampi divari economici creano barriere sociali tra di noi, alimentano un profondo senso di ingiustizia e indeboliscono il nostro senso di comunità. Con questa campagna, noi giovani ci mobilitiamo per denunciare il profondo disagio in cui vivono le nostre generazioni e chiedere a chi ci governa azioni concrete per un futuro più equo per tutti”.

“Viviamo in un'epoca e in un paese in cui ricchi sono soprattutto i figli dei ricchi e i poveri i figli dei poveri, con rischi di svilimento della tenuta sociale e rottura del patto generazionale", ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. "Ragazzi e ragazze che in molti casi hanno pochissime, se non nessuna possibilità di migliorare la propria condizione rispetto alla generazione precedente. Tutto questo non è altro che l'emblema di una società immobile, che offre alle nuove generazioni una limitatissima sfera di opportunità. Lo specchio di una disuguaglianza economica e sociale, che anziché attenuarsi di generazione in generazione, nella migliore delle ipotesi, non si riduce mai".

Sotto scacco anche il mondo dell'istruzione e, soprattutto, le prospettive offerte, proprio in ottica futura e rispetto al proprio ambiente sociale di provenienza: rispetto a quanto accadeva in passato, oggi il sistema dell'istruzione italiano offre minori garanzie di emancipazione sociale.

A parità di istruzione, le origini familiari hanno impatti non trascurabili sulle retribuzioni lorde dei figli: il figlio di un dirigente ha oggi un reddito netto annuo superiore del 17% rispetto a quello percepito dal figlio di un impiegato, che abbia concluso un ciclo di studi di uguale durata.

“L'azione di contrasto al fallimento formativo e alla povertà educativa, fortemente associata nel nostro Paese alla povertà economica, alla marginalità e vulnerabilità sociale, deve essere potenziata in via prioritaria – ha aggiunto Bacciotti – Solo in questo modo si riuscirà a garantire, ai giovani che ne sono oggi privati, la possibilità di costruire in modo consapevole e responsabile il proprio progetto di vita,  raggiungere un adeguato livello di benessere individuale e, più in generale, a rafforzare la partecipazione critica delle nuove generazioni alla vita democratica del Paese”.