Italia Nostra: ampliare vincolo tra via Nettunense e Agro Romano

Red/Nav

Roma, 26 gen. (askanews) - Lo scorso settembre 2019 la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l'Area metropolitana di Roma ha avviato il procedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico per l'apposizione del vincolo denominato "La Campagna Romana tra la via Nettunense e l'Agro Romano" nei Comuni di Marino, Castel Gandolfo e Albano Laziale, per un'area di 1.500 ettari di apprezzabile valore paesaggistico, con le caratteristiche tipiche della tradizionale Campagna Romana disseminata di antiche torri e casali.

La sezione Castelli Romani di Italia Nostra è intervenuta con forza non solo a sostegno del vincolo in questione, ma anche per chiederne l'ampliamento alle aree limitrofe a palazzo Morgano (Santa Palomba) e Monte Savello ad Albano.

Durante l'incontro pubblico di giovedì 23 gennaio scorso presso BiblioPop a Santa Maria delle Mole (Marino) sono state esposte le osservazioni già presentate alla Soprintendenza. Enrico Del Vescovo, presidente della sezione Castelli Romani di Italia Nostra, ha innanzitutto sottolineato come l'approvazione del vincolo sia un obiettivo cruciale da raggiungere per la tutela del nostro territorio.

Le ragioni a sostegno del vincolo sono molteplici e rilevanti: innanzitutto l'assenza di ogni reale necessità di nuova edilizia residenziale alla luce dell'andamento demografico che vede ormai da diversi anni il numero di decessi superare quello delle nascite, mostrando un saldo naturale negativo. Inoltre la tutela stessa dell'identità originaria del paesaggio, messa a rischio in modo irreversibile dal progressivo consumo del suolo a causa della cementificazione imperante; nonché lo stato di emergenza idrica che perdura ormai da anni ai Castelli Romani, ed infine anche il rigetto di ogni attività di edilizia di natura essenzialmente speculativa che trae la sua ragion d'essere, non dall'esigenza di soddisfare una legittima esigenza sociale locale, ma dalla mera ricerca di profitto fine a sé stessa, attraverso l'inevitabile svendita di un territorio, ormai limitato, alle grandi imprese di costruzione.