Italia, percentuali di diffusione delle varianti Covid

·2 minuto per la lettura
Varianti
Varianti

Lo studio dei contagi provocati dalla circolazione del coronavirus ha consentito di calcolare le percentuali relative ai casi da attribuire alle differenti varianti Covid sinora scoperte.

Il predominio della variante inglese in Italia

In Italia, la variante inglese del SARS-CoV-2 è certamente la più diffusa sul territorio nazionale rispetto alle altre mutazioni del virus individuate. Nel corso delle ultime settimane, infatti, è stato osservato come la variante inglese rappresenti la causa scatenante di circa nove infezioni su dieci.

A questo proposito, si è espresso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha condotto una ricerca in merito alla presenza delle varianti Covid attive in Italia rilevando che, fino a giovedì 18 marzo 2021, la prevalenza riscontrata in relazione alla variante inglese “era del 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%”. Di conseguenza, è stato scoperto un incremento del 54% rispetto a quanto evidenziato dalle indagini condotte fino al 18 febbraio.

Sulla base dei dati forniti dall’ISS, quindi, la variante inglese si è rapidamente sostituita a tutte le altre mutazioni Covid attualmente esistenti, arrivando addirittura a monopolizzare alcune Regioni.

Una simile condizione è stata determinata dalla maggiore capacità di trasmissione posseduta dalla variante isolata nel Regno Unito, che supererebbe di oltre il 37% quella del virus dal quale è derivata.

Covid, Italia: percentuale delle varianti nei casi di contagio

L’indagine condotta dall’Iss e dal Ministero della Salute, in collaborazione con i laboratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler, ha anche rilevato la percentuale di incidenza della variante brasiliana che, al 18 marso, si è attestata al 4%, con stime che variano nelle differenti Regioni italiane tra lo 0% e il 32%. In relazione alla variante brasiliana, pertanto, il dato è rimasto pressoché stabile se confrontato con quello del 18 febbraio, pari al 4,3%.

Nonostante la percentuale di contagio sia quasi rimasta invariata, tuttavia, gli specialisti hanno segnalato che la variante si è spostata tra le Regioni. Nel mese di febbraio, infatti, era stata localizzata in Lazio, Umbria e Toscana. Nel mese di marzo, invece, è stata individuata anche in Emilia-Romagna mentre appare in diminuzione in Umbria e in aumento nel Lazio.

Le altre varianti Covid analizzate, infine, mantengono una percentuale di diffusione dell’infezione corrispondente allo 0,5%.

In considerazione delle informazioni ratificate, gli scienziati hanno sottolineato l’importanza di persistere nel mantenimento delle misure di contenimento contro il SARS-CoV-2 sull’intero territorio nazionale italiano in modo tale di ripristinare indici di Rt con valori che scendano molto al di sotto dell’1.