In Italia quasi un milione e mezzo di bambini vive in povertà assoluta

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AGi - "In Italia, quasi un milione e quattrocentomila bambini vivono in povertà assoluta - una percentuale media del 14,2% di tutti i minori, che sale pero' fino al 16% nel Mezzogiorno - si registrano disuguaglianze socioeconomiche che incidono direttamente sulla salute dei bambini, penalizzando chi maggiormente avrebbe bisogno, nel proprio territorio, dei servizi di cura, prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-fisico".

Questo è l'allarme lanciato dall'Atlante dell'infanzia a rischio "Come stai?" di Save The Children, presentato questa mattina alla Sala Stampa Estera a Roma, che quest'anno dedica un focus particolare al benessere psicofisico di bambini e adolescenti.

- Medicina territoriale
- Rete tra le scuole e servizi territoriali
- Strutture di prevenzione per il disagio psicologico
Alcune raccomandazioni fondamentali per creare benessere intorno a bambini/e e adolescenti. Grazie a tutti i partecipanti e a relatori/trici. #AtlanteInfanzia pic.twitter.com/y4OaMV0aN0

— Save the Children IT (@SaveChildrenIT) November 16, 2022

I dati sulla povertà alimentare

La povertà alimentare - si legge - colpisce 1 bambino su 20, mentre l'accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l'unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, si limita ad 1 bambino su 2 nella scuola primaria; la mensa scolastica dovrebbe essere considerata come un servizio essenziale tra i 3 e i 10 anni. La buona alimentazione fa difetto anche per il 32% degli adolescenti 11-17enni, che non mangia mai frutta e verdura.

La pandemia e i divari sociali

La pandemia - spiega Save The Children - ha acuito i divari territoriali e fatto esplodere problemi stratificati negli anni. Al netto dei recenti finanziamenti straordinari per la pandemia, nel decennio pre-Covid-19, l'Italia ha dedicato sempre meno risorse pubbliche all'assistenza sanitaria per la quale nel 2019 ha investito il 6,4% del Pil, molto meno della Germania (9,8%) o della Francia (9,3%), mentre è cresciuta la spesa sanitaria a carico delle famiglie, pari al 2,3% del PIL, quando in Francia e Germania si limitava all'1,9 e all'1,8%".

Le famiglie italiane più abbienti con figli minorenni spendono in media per la salute circa 250 euro mensili, affidandosi quindi di più ai privati, mentre quelle meno abbienti non raggiungono un quinto di tale spesa (meno di 50 euro) al centro nord, o lo superano di poco nel Mezzogiorno, affidandosi quindi molto di piu' al Servizio sanitario nazionale, quando presente.

Nella ripartizione dei fondi pubblici per la salute, solo il 12% è impiegato nella prevenzione e nella medicina di base, che sono invece fondamentali per la salute dei bambini nel medio e lungo periodo. - e ancora - la quota principale (44%) è impiegata per l'assistenza ospedaliera, ma solo il 6% di queste risorse sono destinate ai minorenni, a fronte di una percentuale di questi sul totale della popolazione del 15,6%, e nel 2020 i posti letto in degenza ordinaria nei reparti pediatrici erano solo il 4,1% del totale.

La speranza di vita

In Italia la speranza di vita alla nascita nel 2021 si attesta a 82,4 anni, ci sono 3,7 anni di differenza tra l'aspettativa di vita di chi nasce a Caltanissetta (80,2) e di chi nasce a Firenze (83,9). L'ultimo rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile evidenzia una differenza anche maggiore rispetto all'aspettativa di vita in buona salute: ci sono oltre 12 anni di differenza per esempio tra chi nasce nella provincia di Bolzano (67,2 anni) e chi nasce in Calabria (54,4 anni)"

Tra le bambine la forbice è ancora più ampia, 15 anni in meno in Calabria rispetto al Trentino. Prima della pandemia, secondo gli ultimi dati disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 1,45 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era più che doppio in Sicilia (3,34) e triplo in Calabria (4,42), con ben il 38% dei casi di decesso relativi a bambini con mamme di origine straniera.

Un bambino del Mezzogiorno che si ammalava nel 2019 - spiega ancora il report - aveva una probabilità di dover migrare in altre regioni per curarsi del 70% in più  rispetto a un bambino del Centro o del Nord Italia. Non è solo il sistema sanitario ad influenzare la salute dei bambini, sulla quale gravano tutti i determinanti sociali legati al contesto territoriale in cui si cresce, alle condizioni economiche, al livello di istruzione, all'ambiente, alle reti sociali e dei servizi.

L'aumento dei casi per disturbi mentali

Gli effetti peggiorativi della pandemia sono evidenti anche nel crescente disagio mentale di preadolescenti e adolescenti. In nove regioni italiane oggetto di monitoraggio, i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile sono cresciuti del 39,5% tra il 2019 e il 2021 (prime due cause, psicosi e disturbi del comportamento alimentare), mentre in tutto il Paese si contano solo 394 posti letto in degenza in questi reparti.

Ci sono regioni che non hanno neppure un posto, come Calabria, Molise, Umbria e Valle d'Aosta, in Lombardia sono 100. Ma è molto grave anche l'assenza o la carenza di strutture semiresidenziali, centri diurni, strutture per gli interventi intensivi a domicilio, tutta la rete coordinata di cura che dovrebbe evitare il ricovero. - si legge ancora - Purtroppo, invece, un'indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria tra marzo 2020 e marzo 2021 in 9 regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria), evidenzia un aumento del 39,5% nei ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile.

La principale causa è stata l'ideazione suicidaria seguita da depressione e disturbi della condotta alimentare. In generale, siamo di fronte ad un bisogno di sostegno consistente che non trova risposta. Secondo le stime, già prima della pandemia 200 bambini e ragazzi su 1000 manifestavano un disturbo neuropsichiatrico (1.890.000 minori), ma meno di un terzo aveva accesso ad un servizio territoriale di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza e nella meta' dei casi non riusciva ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate nel proprio territorio.