Italia in recessione sociale

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Italia in recessione sociale

(A cura di Enzo Risso, Direttore scientifico di SWG)

Recessione sociale. Il Pil del nostro Paese, secondo i dati del terzo trimestre diffusi dall’Istat, si è attestato a uno 0,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, marcando anche un incremento dello 0,1% sul secondo trimestre 2019. Se la condizione economica ufficiale dell’Italia è, tendenzialmente, stazionaria, altrettanto non si può dire della condizione sociale diffusa. Nel corso degli ultimi 16 anni c’è stato uno sfarinamento delle condizioni di vita delle persone, che si è condensato in un duplice processo di de-cetomedizzazione e ampiamento delle diseguaglianze sociali. Nel 2003, quasi il 70% degli italiani, si sentiva parte del ceto medio. Oggi, la quota è scesa al 42%, dopo aver toccato quota 39% negli anni che vanno dal 2012 al 2014. La piramide sociale nazionale, nell’autopercezione delle persone, si scompone in tre macro aree: un vertice composto dall’ 8% della popolazione che si sente agiata, che avverte e pensa di far parte del ceto alto o medio alto. Il 34% che si autocolloca nella middle class, mentre il restante 58% si va a posizionare fra i ceti che avvertono crescenti difficoltà economiche. In questa vasta area incontriamo il 36% delle persone che si auto-posiziona nel ceto medio basso (soggetti con un reddito abbastanza stabile che consente loro di avere tutto il necessario senza lussi); il 17% si percepisce come parte del ceto laborioso (persone che vivono con difficoltà del proprio lavoro) e, infine, il 5% che si sente marginale, costretto a vivere con meno di quanto sarebbe necessario.

La piramide sociale non descrive completamente il quadro delle dinamiche presenti lungo lo stivale. Nel corso degli ultimi anni solo l’11% delle persone afferma di aver vissuto un processo di ascesa sociale, mentre il 42% denuncia un chiaro peggioramento, uno scivolamento verso il basso del proprio status. Il restante 47% mostra una certa stazionarietà. La quota più consistente...

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