Italia Viva, prima assemblea: "Politica non è citofonare"

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Luci soffuse e musica a palla. Stile Leopolda a Cinecittà per la prima assemblea nazionale di Italia Viva allo Studio 10, quello di Federico Fellini, in mezzo a set da antica Roma. Ad aprire i lavori è Matteo Renzi. L'acceleratore su crescita e riforme, il piano Italia Shock per sbloccare i cantieri, le tasse: questi alcuni dei temi sui quali anche oggi batterà il leader di Italia Viva. Non trova conferme tra i suoi l’indiscrezione secondo la quale Renzi starebbe valutando un appoggio esterno al governo Conte. Certo resta il no all’alleanza con i 5 Stelle. Con M5S fino a 2023 poi ognuno per la sua strada, dicono in IV. L'assemblea parte con l’inno d’Italia e un omaggio a Federico Fellini: "Qua fuori c’è una bellissima ricostruzione di Roma antica, ancora più bella perché l’unica parte di Roma senza mondezza", scherza Luciano Nobili dal palco. 

Poi l'intervento del leader Matteo Renzi: "Siamo qui per cercare di parlare di politica che non è semplicemente fare un tweet o partecipare a un talk ma avere un progetto, una visione, non è suonare a un citofono, fare populismo". "Ormai - continua - è tutta un’esagerazione. E' iniziato il 2020 con tutta una previsione apocalittica sugli anni ’20, e poi la terza guerra mondiale e poi l’annuncio di una battaglia epocale: le elezioni regionali in Emilia Romagna. E ancora in tutte questa esasperazione arriva il coronovirus. E' come se fossimo tutti circondati dal bisogno di messaggi choc. Allora in tutta questa esasperazione noi vogliamo fare un scelta in controtendenza, perché vogliamo discutere e per fortuna ora siamo in un partito in cui possiamo farlo. E così abbiamo scelto l’affresco del 'Buon governo' vs populismo'". 

"Basta inseguire populisti, vogliamo dettare noi l’agenda e per farlo occorre avere una visione, occorre prevedere. Bisogna avere uno sguardo lungo", dice, per poi passare al parallelo con l'uscita dell'Inghilterra dall'Europa: "Qual è il primo insegnamento che viene dalla Brexit? Evitiamo di dare al populismo l’occasione di scrivere il futuro dei nostri figli. E quando ho visto le immagini di ieri, mi sono detto ancora una volta che abbiamo fatto bene ad agosto a non lasciare che Salvini avesse pieni poteri e ci portasse all’Italexit…". "La storia - spiega - si sta incaricando di dimostrare che l’unica sinistra che può vincere è quella di Tony Blair e non quella di Jeremy Corbyn, perché si vince con il riformismo, non con l’estremismo. Corbyn è stato uno dei fattori determinanti per la vittoria di Johnson. Tanti si sono detti 'meglio la Brexit che Corbyn'". 

Sul governo "io credo che, perché l’Italia possa andare avanti, serva stabilità che però non è immobilismo. Stabilità sì, rinviare e immobilismo no", afferma Renzi, sottolineando come "si vota nel 2023 perché lo prevede la nostra Costituzione, il governo deve andare avanti, noi vogliamo dare una mano e incoraggiamo il premier ad agire, a fare delle scelte, a non rinviare". "La missione di Italia Viva - continua - nei prossimi mesi è aiutare il governo a diventare un buon governo". Appoggio esterno? "Da Italia Viva appoggio totale al governo".  

"Se qualcuno vuole trasformare Conte nel punto di riferimento del progressismo - aggiunge -, faccia pure. Noi lo sosteniamo ma il nostro sostegno al premier non arriva a definirlo leader dei progressisti. Per noi non lo può essere chi ha firmato i decreti Salvini" e "se qualcuno immagina che Italia viva faccia un partito con Pd, M5S e Leu, diciamo in bocca al lupo, buon lavoro e buona vita ma noi saremo dall'altra parte. Non può esistere quella visione del progressismo. Quindi, di conseguenza, non pensiamo di andare alle prossime elezioni in un derby con Salvini e Meloni e parte della sinistra radicale che è già fuori dal mondo". E ancora: "Non ci interessa cosa accadrà tra Pd e M5s, se sono fiori d’arancio bene. Ma noi non cederemo mai alla cultura populista dei grillini". 

Per quanto riguarda la prescrizione, Renzi è chiaro: "Io non ho accettato di fare un governo per cedere al giustizialismo dei grillini - dice, e avverte -. Lo dico a M5S: noi non siamo tasse e manette. Dicono che Renzi vuole fare come FI, ma se devo scegliere tra chi dice 'mai prescrizione', chi dice che 'non è uno scandalo che ci sia qualche innocente in carcere' e chi ha una cultura garantista, io sto con chi ha una cultura garantista, noi non siamo per la cultura delle manette".  

Sulla tragedia di Ponte Morandi e sulle concessioni, Renzi aggiunge: "La pagina di Genova è un dramma incredibile, segna la storia dell'Italia e noi esigiamo giustizia. E siamo perché chi ha sbagliato paghi davvero. Ma la differenza tra populismo e buon governo è la polemica sulle concessioni. Se si da l’idea che c’è un governo di populisti e non di esperti di diritto, è un errore politico e un danno alla credibilità del Paese. Si faccia pagare ad Autostrade ma senza cedere a populismo".