##"Italiani che emigrano in tempo di crisi", a Roma convegno Faim

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Roma, 10 nov. (askanews) - Altro che sola fuga di cervelli. C'è un nuovo ciclo di emigrazione italiana in corso, in larga misura frutto della crisi economica, che porta all'estero italiani di diverse provenienze e aspirazioni, dal laureato con master e il manager, al giovane in cerca di qualsiasi occupazione, purché sia lavoro, a intere famiglie che si mettono in viaggio sperando di trovare un modo degno di sbarcare il lunario. Un flusso composito, caratterizzato da crescente precariato, che toglie risorse umane e competenze all'Italia e sottrae diritti e tutele ai nuovi emigrati italiani. E che quindi va gestito con nuovi strumenti e nuove capacità istituzionali nel mondo dell'associazionismo. Questo il quadro descritto e discusso oggi a Roma al convegno "Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele" promosso dal Faim, il Forum delle associazioni italiane nel mondo, che raccoglie le maggiori federazioni italiane ed estere in rappresentanza di oltre 1.500 associazioni nel mondo. E che oggi prende atto del fatto che l'esodo in corso è un fenomeno complesso - una "nebulosa", è l'immagine usata da Enrico Pugliese, il coordinatore del comitato scientifico Faim - che difficilmente sarà fermato dal relativo miglioramento delle dinamiche economiche italiane.

I NUMERI In base ai dati dell'Aire (Anagrafe Italiani residenti all'estero) gli italiani che vivono all'estero nel 2006 erano poco più di 3 milioni e oggi sono cinque milioni circa. Ma i dati reali sono molto più alti, hanno spiegato oggi gli intervenuti al convegno Faim, perchè "non tutti si registrano all'Aire", ha evidenziato Giuseppe Tabbì del Consiglio direttivo Faim, Acli Baden-Wuttenberg". In Germania, ad esempio, a fronte dei 17.299 italiani emigrati recensiti dall'Istat nel 2015, l'istituto equivalente tedesco ne stimava 57.171. Una dinamica riscontrata in tutti i Paesi che sono le principali mete della nuova emigrazione. (Segue)