Italiano a Istanbul: "sarei dovuto essere in luogo attentato ma traffico mi ha salvato"

(Adnkronos) - "In questi giorni, proprio nella zona dell'attentato, ci sono degli eventi per la settimana della cucina italiana e fino all'ultimo con mia moglie, ieri, abbiamo pensato 'andiamo o non andiamo?'. Alla fine la paura di imbottigliarci nel traffico come sempre ci ha fatto optare per restare a casa e meno male, aggiungo". Lo racconta all'Adnkronos Alpay Görgülü, papà turco e mamma italiana, a Istanbul nelle ore in cui un pacco bomba è stato fatto esplodere provocando la morte di sei persone e il ferimento di ottantuno.

"Nato e cresciuto a Bari, vivo qui dal 2001 - racconta Alpay, 46 anni in Turchia con la sorella - Inizialmente sono venuto in vacanza, poi ho iniziato a lavorare come insegnante, fino al 2018 all'istituto italiano di cultura che è proprio nella zona dell'attentato. Già nel 2016 ce n'era stato un altro, proprio mentre andavo al lavoro. Era un bel po' di tempo che tutti si aspettavano un nuovo attentato a Istanbul". Ieri, continua, "ero a casa che mi rilassavo ascoltando un po' di musica quando ho ricevuto un messaggio da un amico dall'Italia che mi chiedeva come stessi e se avessi notizie in merito all'esplosione appena avvenuta. Per l'esperienza passata ho subito pensato a un attentato, ma speravo si trattasse di un incidente, come una bombola del gas esplosa".

"Ho acceso la tv e aperto Twitter, ho visto le prime scene mandate in onda mentre dal comando di polizia di fronte casa mia sono partite a sirene spiegate decine di auto e mezzi delle forze dell'ordine. Lì ho avuto conferma che non si trattava di un incidente - continua Alpay - Prima che il governo bloccasse l'accesso alla rete (ormai succede sempre in questi casi per evitare, dicono, la diffusione di fake news) sono riuscito a vedere la dinamica dell'esplosione e ho subito avuto conferma che si trattasse di un attentato. Ovviamente non mi sono pronunciato perché non c'era stata ancora alcuna rivendicazione ma il modus operandi è ben noto e non ho avuto dubbi che si trattasse del maledetto Pkk". "Alla paura e allo sgomento ieri si sono aggiunte ansia e preoccupazione perché molti amici e conoscenti erano in zona proprio per la settimana della cucina italiana - conclude - E poi il magone per certi filmati che mi hanno riportato alla mente l'attentato del 2016 a 300 metri da me. La foto con il suo passeggino rivoltato è ora l'immagine simbolo di questa disgrazia".

(di Silvia Mancinelli)