L’Italicum spiegato in otto punti

LaPresse

Si fa un gran parlare della nuova legge elettorale, l’Italicum, del suo funzionamento, delle conseguenze che avrà sulla politica italiana. Eppure, nonostante sia arrivato l'ok definitivo della Camera, la maggior parte degli italiani non conosce e non è interessata alla nuova legge elettorale. Secondo un sondaggio condotto da Renato Mannheimer, solo il 48% degli italiani è al corrente che la discussione in aula è cominciata nel mese di aprile. Non solo: il 60% degli italiani non conosce il meccanismo dell’Italicum, mentre tra il 40% che sa come funziona la nuova legge elettorale, la maggior parte (54%) è comunque contraria.

Per provare a chiarire le idee, vediamo in otto punti come funziona l’Italicum, la nuova legge elettorale.

1. PREMIO DI MAGGIORANZA. Con un meccanismo maggioritario, il partito che arriva primo tra quelli che si presentano conquista il 55% dei seggi alla Camera, che consentiranno alla singola lista di poter governare con un’agevole maggioranza. Meccanismo che premia il singolo partito e che quindi assicura maggiore stabilità ai governi.

2. DOPPIO TURNO. Il premio di maggioranza che consente di governare si può conquistare al primo turno o al secondo turno. Nel caso in cui un partito riesce a conquistare il 40% dei voti (oggi come oggi, secondo i sondaggi, nessuno sarebbe in grado), allora potrà insediarsi al governo. Se la percentuale sarà minore, sarà invece previsto un secondo turno tra i partiti più votati. Il vincitore, comunque, otterrà il 55% dei seggi, ovvero 340 deputati.

3. VALIDA SOLO ALLA CAMERA. Il fatto che la nuova legge elettorale valga solo per la Camera si spiega con la riforma del Senato attualmente in corso di discussione. Se verrà approvata definitivamente così come è stata delineata (e già votata, ma non in via definitiva), il Senato sarà infatti non elettivo e quindi la legge elettorale non lo prende in considerazione.

4. SOGLIE DI SBARRAMENTO. Potranno fare il loro ingresso in Parlamento, spartendosi i 290 seggi rimasti a disposizione dell’opposizione, solo i partiti che supereranno il 3% dei voti. Non essendo più previste le coalizioni, ma solo le liste, non c’è più differenza tra partiti coalizzati o meno.

5. I 100 COLLEGI. Le candidature al Parlamento saranno presentate in 100 collegi che rappresentano tutto il territorio nazionale. Attenzione però, i capilista di ogni partito potranno presentarsi in più di un collegio, fino a un massimo di dieci. Una norma varata per salvaguardare i leader dei partiti minori, che se sbagliassero il collegio in cui lanciare la loro candidatura rischierebbero di restare fuori dal parlamento.

6. CAPILISTA BLOCCATI. In ogni collegio, inoltre, i capilista saranno decisi dalle segreterie di partito. È possibile che qualche partito, per esempio il Partito Democratico e quasi sicuramente il Movimento 5 Stelle, diano però vita a delle “parlamentarie” per decidere tutte le candidature, quindi capilista compresi.

7. LE PREFERENZE. Dopo il capilista, tutti i candidati nella lista del partito dovranno misurarsi con le preferenze. Il che significa che starà all’elettore indicare il nome del candidato che vuole portare in Parlamento. In base ai risultati ottenuti dal partito in quel singolo collegio, si vedrà quanti eletti portare in Parlamento.

8. ENTRATA IN VIGORE. La nuova legge elettorale, una volta approvata, entrerà in vigore il primo luglio 2016. Questo per placare gli animi dei tanti che temono un ritorno immediato alle urne. Con un’entrata in vigore di questo tipo, invece, si garantisce che non si andrà al voto prima della primavera del 2017 (mentre la scadenza della legislatura è fissata al 2018).