Ius culturae in Italia, riparte l’iter: pronta la riforma sulla cittadinanza

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È sicuramente uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni, che divide le piazze e accende scontri fondati su principi (talvolta) inamovibili. Ma la questione inerente all’immigrazione in Europa occidentale va gestita perché, di certo, è uno dei fenomeni della società attuale. L’intervento dell’Europa (sia delle istituzioni che degli Stati membri) sarà decisivo in tal senso: in Italia il nuovo Governo giallorosso discuterà nei prossimi mesi sul progetto di riforma in materia di cittadinanza e sulla possibilità di importare il modello dello Ius culturae in Italia.

Ius culturae in Italia: riparte l’iter

Oggi ripartirà l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera per la discussione su alcune proposte di legge (una a firma di Laura Boldrini, l’altra presentata da Renata Polverini e l’altra da Matteo Orfini) in materia di ius soli e ius culturae, volta a riformare il conseguimento della cittadinanza per i figli di immigrati. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, l’acquisizione della cittadinanza è fondata sul principio dello ius sanguinis. Sono tre le modalità disciplinate mediante cui è riconosciuto il diritto di essere cittadini italiani: per nascita (a patto che si abbia almeno un genitore italiano), per matrimonio (sempre che ci si sposi con un cittadino italiano), per naturalizzazione (dopo aver vissuto sul territorio italiano per almeno dieci anni).

Si è espresso così Giuseppe Brescia (Movimento 5 Stelle), attuale presidente della commissione Affari costituzionali, in merito alla ripresa di esame delle predette proposte di legge: “Serve una discussione che metta all’angolo propaganda e falsi miti, guardi in faccia la realtà e dia un segnale positivo a chi si vuole integrare”.