Jakub Hrůša trionfa con Mahler sul podio di Santa Cecilia, una vera 'Resurrezione'

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"Il mio tempo verrà", diceva Gustav Mahler. E mai come adesso si può dire che il suo tempo sia arrivato. Soprattutto per una sinfonia come la Seconda in do minore, 'Resurrezione', scelta dall'Accademia di Santa Cecilia e dal suo direttore principale ospite, il quarantenne di Brno Jakub Hrůša, per inaugurare ieri sera alle 19,30 la stagione 2021-2022 nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica (repliche stasera alle 20,30, domani alle 18).

Una scelta simbolica che allude alla 'resurrezione' e alla rinascita del dopo pandemia, per un'inaugurazione che è caduta proprio nel giorno in cui il Governo, dopo il parere favorevole del Cts, ha deciso di portare al 100% della capienza la presenza del pubblico nei cinema, nei teatri e nelle sale da concerto.

E ieri sera Santa Cecilia è risorta con la magnifica direzione di Hrůša che dalla marcia funebre del primo movimento 'Totenfeier' (su cui il grande direttore d'orchestra stimatissimo da Mahler, Hans von Bülow, nel 1888 aveva dato un giudizio sprezzante che aveva provocato un blocco creativo nel compositore), ha condotto orchestra e coro attraverso i cinque movimenti della sinfonia, fino al luminoso finale (il cui "crescendo e la progressione", confessava lo stesso Mahler all'amica Nathalie Bauer-Lechner, "sono così imponenti che io stesso, a posteriori, non so come sono riuscito ad ottenerli"), esaltando i contrasti dinamici con fortissimi davvero tellurici e pianissimi straordinariamente perfetti. In questo, aiutato oltre che dalla magnifica prova dell'Orchestra, da una superba prestazione del Coro di Santa Cecilia preparato da Piero Monti, con le voci soliste del soprano Rachel Willis-Sorensen e del contralto Wiebke Lehmkuhl.

"Parlare di 'Resurrezione' - spiega Hrůša in un'intervista nel programma di sala - è un augurio luminoso e un manifesto di intenti, dopo i bruttissimi momenti che il mondo della musica ha passato. Non solo perché si voleva segnalare un nuovo inizio per Santa Cecilia. Ma perché si tratta di una composizione che permette di coinvolgere tutti i complessi dell'istituzione, cioè il suo magnifico coro oltre all'orchestra".

Gli intenti sono andati a segno perché dopo un'ora e mezza di musica, il pubblico in sala - tra cui il ministro dell'Economia Daniele Franco, il presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio, l'ex ministro della Giustizia, Paola Severino, la consigliera d'amministrazione Rai, Simona Agnes, il presidente di Fs, azienda sponsor principale della serata, Marcello Messori e l'ad Luigi Ferraris - ha tributato applausi e ovazioni al direttore, all'orchestra e soprattutto al Coro, vero protagonista dell'ultimo movimento della sinfonia, composta tra il 1888 e il 1894, dopo la morte di von Bülow e al cui funerale Mahler ebbe la folgorazione ascoltando il corale su testo del poeta tedesco Friedrich Gottlieb Klopstock, dal titolo 'Auferstehen', letteralmente 'resuscitare'. Ode che il compositore utilizzò con qualche sua modifica proprio per il finale della seconda sinfonia.

Hrůša tornerà sul podio dell'Accademia a giugno prossimo (9, 10 e 11) con la sinfonia n. 9 'Dal Nuovo Mondo' di Antonín Dvořák e con la rara 'Missa Glagolitica' di Leoš Janáček. Intanto il prossimo appuntamento con la stagione sinfonica di Santa Cecilia è mercoledì 13 ottobre (repliche venerdì 15 e sabato 16) con il direttore musicale dei Berliner Philharmoniker, Kirill Petrenko, alla guida dell'Orchestra ceciliana, e con il pianista Boris Giltburg, in un programma che comprende 'Calma di mare e viaggio felice' di Felix Mendelssohn, il Concerto per pianoforte n. 2 di Johannes Brahms e 'La Mer' di Claude Debussy.

(di Pippo Orlando)

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