Jansa, Kurz e Orban alzano il muro sui profughi afghani

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People struggle to cross the boundary wall of Hamid Karzai International Airport to flee the country after rumors that foreign countries are evacuating people even without visas, after the Taliban over run of Kabul, Afghanistan, 16 August 2021.  (Photo by STR/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
People struggle to cross the boundary wall of Hamid Karzai International Airport to flee the country after rumors that foreign countries are evacuating people even without visas, after the Taliban over run of Kabul, Afghanistan, 16 August 2021. (Photo by STR/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Mentre l’Afghanistan vive una delle fasi più drammatiche della sua tormentatissima storia, mezza Europa è pronta a costruire un muro per evitare che l’ondata di rifugiati afghani colpisca il Vecchio Continente come fu per i siriani nel 2015.

Un muro fisico, lungo 40 km, è stato eretto dalla Grecia al confine con la Turchia. Ma altre barriere politiche vengono alzate da alcuni Stati. Ha suscitato clamore e polemiche la porte chiusa a chi scappa dall’Afghanistan. dal premier conservatore sloveno Janez Jansa. Il presidente di turno dell’Ue parla al plurale quando annuncia che l’Unione europea - oltre al proprio Paese - non aprirà corridoi umanitari per i profughi afghani: “Non è compito della Ue o della Slovenia aiutare e pagare per tutti coloro che fuggono nel mondo”, dichiara Jansa.

È la linea del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz: “Gli eventi in Afghanistan sono drammatici, ma non dobbiamo ripetere gli errori del 2015. La gente che esce dal Paese deve essere aiutata dagli Stati vicini. L’Ue deve proteggere le frontiere esterne e combattere la migrazione illegale ed i trafficanti di esseri umani”. L’Austria - aggiunge Kurz - “ha accolto 44mila afghani. Abbiamo una delle più grandi comunità afghane pro-capite al mondo, dopo Iran, Pakistan e Svezia. Ci sono ancora grossi problemi con l’integrazione e siamo quindi contrari all’aggiunta” di altri profughi.

Salendo ancora verso nord, è la linea di Viktor Orban. “Proteggeremo l’Ungheria dalla crisi dei migranti” ha affermato il premier ungherese, parlando dei flussi che arriveranno dall’Afghanistan, in un’intervista ad una radio, pubblicata sulla sua pagina Facebook. Secondo Orban, occorre evitare che i profughi lascino la regione, evidenziando l’importanza di sostenere Turchia - che avrà un ruolo “fondamentale” - ed i Paesi dei Balcani per evitare l’ingresso dei migranti nell’Unione europea.

Un esempio arriva proprio dalla Polonia, dove secondo quanto dichiara Ewa Letowska, attivista e giurista di fama internazionale, la Guardia di frontiera sta
violando la legge internazionale sui diritti degli profughi tenendo fermo in condizioni disumane da oltre una settimana sulla frontiera fra la Polonia e Bielorussia un gruppo di circa venti fuoriusciti da Afghanistan. Secondo il quotidiano Gazeta Wyborcza i profughi sono stati circondati da un muro di filo spinato e nemmeno la vice presidente del Senato Gabriela Morawska Stanecka è riuscita ad attraversare il cordone dei militari per portare medicine e cibo.

Posizioni inconciliabili presentano quindi l’Europa al tavolo del G7. “La Ue deve lavorare sull’accoglienza e sulle quote di immigrazione legale di rifugiati afghani e deve farlo anche togliendosi l’alibi della unanimità nelle decisioni” ha detto il commissario Ue Paolo Gentiloni al Meeting di Cl. “Rispetto l’unanimità, ma so che non ci sarà mai e ci sarà sempre qualcuno contrario a politiche di accoglienza e a quote di immigrati legali. Niente alibi se si vuole dare una mano sui rifugiati e sull’accoglienza. Si può fare anche a maggioranza. Orban ed altri non saranno d’accordo ma fa parte delle nostre regole”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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