Jeff Bezos ha chiesto giustizia per Jamal Khashoggi

Giuseppe Didonna

A un anno esatto dalla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, i colleghi della stampa internazionale che lavorano in Turchia si sono radunati fuori dal consolato saudita della metropoli sul Bosforo, il teatro della truce uccisione del giornalista. Alle 13:14 locali, ora in cui l'ex collaboratore di Washington Post varcò la soglia dell'edificio della missione diplomatica del proprio Paese per ritirare documenti necessari a sposare Hatice Cengiz, una donna turca, torna a gran voce la richiesta di verità e giustizia.

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre alla compagna di Khashoggi, anche il direttore del Washington Post, Fred Ryan, e l'amministratore delegato di Amazon e proprietario, Jeff Bezos, l'inviato Onu Agnes Callamard e l'ex candidato alla presidenza dell'Egitto Ayman Nur, amico del defunto giornalista.

Dopo un minuto di silenzio, nell'esatta ora in cui Khashoggi entrò nell'edificio, ha preso la parola Hatice Cengiz. "A distanza di un anno sono ancora qui. Distrutta, ma con orgoglio pretendo di sapere cosa è successo quel giorno e dove si trova il corpo di Jamal. La donna è stata abbracciata da Jeff Bezos, dal 2014 proprietario della testata su cui Khashoggi ha spesso criticato la monarchia saudita e in particolare il principe Mohammed.

"No one should ever endure what you did"

Jeff Bezos hugged Jamal Khashoggi's fiancee during a vigil in front of the Saudi consulate in Istanbul to mark one year since the journalist's murder pic.twitter.com/fdFkhOXWfH

— Bloomberg TicToc (@tictoc) October 2, 2019

 

"Questa donna ha aspettato per 4 ore fuori da quest'edificio. Quello che ha sopportato non deve accadere mai più. Questo non può essere un sogno, è necessario che tu sappia che sei nel cuore di tutti noi. Siamo qui e tu non sarai mai sola", ha detto Bezos. Sulla fine di Khashoggi pesano ancora due enormi interrogativi: il primo riguarda il cadavere, fatto sparire senza lasciare tracce; il secondo riguarda il ruolo del principe saudita Mohammed Bin Salman, erede al trono di cui Jamal Khashoggi è stato un fiero oppositore e accusatore.

One year ago today, Washington Post Opinions columnist Jamal Khashoggi entered the Saudi consulate in Istanbul. He was never seen again. https://t.co/5XYqE82KzR

— The Washington Post (@washingtonpost) October 2, 2019

 

Proprio sul ruolo di Bin Salman si concentrano le accuse e la richiesta di verità, perché un omicidio dai contorni terribili e indefiniti ancora necessita di una spiegazione ufficiale, di un colpevole preciso e di un mandante. Secondo le indagini effettuate da Onu e altri organismi indipendenti il giornalista fu ucciso e fatto a pezzi per ordine del principe erede al trono.

Mohamed bin Salman ha ultimamente ammesso la propria responsabilità, in quanto erede della monarchia saudita, negando però di aver mai ordinato l'omicidio. "Una mossa politica", ha tagliato corto Hatice Cengiz, la compagna del giornalista, che ha accusato il principe di voler così alleggerire la pressione sul regno, negando allo stesso tempo un coinvolgimento diretto.

Un'indagine internazionale è stata più volte auspicata dalla Turchia, che si è vista rifiutare dall'Arabia Saudita l'estradizione di 15 persone sospettate di aver ordinato e preso parte all'omicidio del giornalista e dissidente saudita. La corte penale internazionale con sede a Le Hague ha accettato la richiesta di alcuni familiari del giornalista e dell'associazione dei media turco arabi, presentata dal presidente Turan Kislakci, collega e amico di Khashoggi, il primo a dare l'allarme un anno fa.

Kislakci ha poi annunciato l'intenzione di intitolare a Khashoggi un museo, da realizzare nello stesso consolato saudita che fu il teatro della morte del giornalista. Notevoli sono stati gli sforzi profusi da Ankara, che ha però sempre denunciato la scarsa collaborazione da parte di Riyad, da cui hanno garantito che un processo è in corso a carico dei sospetti assassini di Khashoggi, cinque dei quali rischierebbero l'ergastolo, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.

Dopo aver negato nelle due settimane seguite la sparizione, le autorità saudite hanno ammesso l'omicidio, autorizzando gli inquirenti turchi a ispezionare l'interno del consolato e la residenza del console, dopo il rientro in patria di quest'ultimo, sollevato dall'incarico.

Il capo della comunicazione della presidenza turca e consigliere del presidente, Fahrettin Altun, a un anno dalla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ha rivendicato il ruolo della Turchia nell'evitare che il terribile omicidio fosse insabbiato dalle autorità saudite. "Abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per scongiurare il rischio che un omicidio efferato e premeditato fosse insabbiato. Tuttavia la maniera in cui i sauditi stanno giudicando i presunti responsabili non è trasparente e il fatto che gli sforzi fatti siano insufficienti lacera le coscienze".

La Turchia, ha aggiunto, "continuerà a seguire il caso", ribadire la richiesta di intervento "da parte della comunità internazionale". Dopo l'omicidio gli inquirenti turchi dovettero attendere 2 settimane prima di poter compiere un'ispezione all'interno dell'edificio. Secondo la Turchia è possibile che il corpo sia stato smembrato e disciolto in acido idrofluorico, sostanza di cui sono state rilevate tracce all'interno dell'edificio.