Johnson ci ripensa, le scuole riapriranno solo a settembre

Brahim Maarad

Il governo britannico di Boris Johnson ha abbandonato il piano per il ritorno a scuola di tutti gli alunni delle primarie prima delle vacanze estive. Dopo le preoccupazioni espresse dai gruppi di insegnanti in merito alle difficoltà nel rispettare le misure di sicurezza per evitare il contagio di Covid-19, il ministro della Pubblica istruzione, Gavin Williamson, ha riconosciuto in Parlamento che non si attende l'apertura delle aule prima di settembre.

"Lavoreremo per riportare tutti i bambini a scuola a settembre", ha confermato Williamson, dopo che inizialmente aveva pianificato il ritorno graduale degli alunni tra i banchi. La scorsa settimana, i bambini più piccoli, di età compresa tra 4-6 e 10 anni, sono tornati a lezione in Inghilterra ma non in Scozia, Irlanda del Nord e Galles.

Il governo voleva che tutti gli studenti potessero tornare a scuola qualche settimana prima dell'inizio della pausa estiva a fine luglio, dopo che i dati ufficiali indicavano un calo del livello di contagio da coronavirus nel Regno Unito. Tuttavia, nella sua dichiarazione in Parlamento, Williamson ha riconosciuto che la sicurezza dei bambini e del personale docente è la "priorità" dell'esecutivo e ha insistito affinché le autorità britanniche siano guidate dal "miglior consiglio scientifico". 

Il governo ha quindi scelto di dare "flessibilità" alle scuole affinché decidano se ammettere o meno un numero maggiore di studenti, ma non sarà obbligatorio aprire le classi prima delle vacanze. In Inghilterra, molti genitori hanno scelto di non portare i propri figli a scuola per paura del contagio. Insegnanti e direttori scolastici avevano denunciato le difficoltà di mantenere il distanziamento fisico raccomandato - di almeno due metri - tra gli studenti e avere classi più piccole, per motivi di spazio e personale. Gli ultimi dati ufficiali indicano che ieri il Regno Unito ha registrato 55 nuovi decessi per Covid-19, il numero più basso da quando è stato imposto il confinamento il 23 marzo, portando il numero totale di decessi per coronavirus a 40.597