Johnson perde la maggioranza. Scontro finale sulla Brexit

Nuovi problemi per Boris Johnson, costretto ad affrontare una forte opposizione in Parlamento contro la minacciata uscita dall'Ue il 31 ottobre senza accordo, privato anche della maggioranza dopo che un deputato Tory, Phillip Lee, è passato con i liberaldemocratici.

Come promesso, alla riapertura del Parlamento dopo la pausa estiva, l'opposizione ha presentato una mozione SO24 per inserire nella calendarizzazione dei lavori una legge - a firma di Hilary Benn, con l'appoggio anche dei Lib-dem e di una pattuglia di 'ribelli' Conservatori, decisi ad andare avanti nonostante la minacciata espulsione - che impedisca un no-deal, obbligando il premier a richiedere un'estensione dell'Articolo 50 a Bruxelles.

La discussione sulla mozione d'urgenza è in corso e, in caso venga approvata, darà il via libera domani a dibattito e votazione del disegno di legge che quindi passerà alla Camera dei Lord. Qui, per evitare l'ostruzionismo dei Pari, la leader laburista Angela Smith ha presentato una mozione affinché tutte le discussioni sulla norma finiscano entro le 5 del pomeriggio di venerdì; in questo modo la legge Benn tornerebbe lunedì ai Comuni, dove i deputati avrebbero il tempo di discutere degli emendamenti dei Lord prima della sospensione dei lavori parlamentari. 

La carta delle elezioni anticipate non è stata fin qui tirata fuori da Johnson che, tuttavia, continua a tenerla in mano, pronto a farla scattare in caso di sconfitta in Parlamento. Intanto, ai Comuni ha ribadito la sua totale opposizione a "ulteriori inutili rinvii" e ha attaccato il progetto di legge promosso dal leader laburista, Jeremy Corbyn, per evitare una Brexit senza accordo, accusandolo di "arrendersi all'Ue" e di "distruggere" ogni tentativo di riaprire il negoziato sul backstop, il meccanismo ideato per impedire il ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord e considerato l'eresia da estirpare dall'accordo per i Brexiteer.

Duro intervento anche da parte di Corbyn che ha definito quello di Boris Johnson un "governo codardo che nasconde le proprie vere intenzioni sulla Brexit". Il leader dei laburisti ha accusato il premier conservatore di "attaccare la democrazia del Paese per imporre il suo no-deal". "Questo governo - ha affermato Corbyn - non ha mandato, né morale e da oggi nemmeno la maggioranza" in Parlamento.

Intanto, uno studio della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad) ha lanciato l'allarme sostenendo che una Brexit senza un accordo costerebbe 16 miliardi di dollari (16,6 miliardi di euro) di esportazioni britanniche verso l'Unione europea, e diversi miliardi in più verso altri Paesi.