Jova Beach Party, lo sfogo contro “cialtroni che danno notizie false”

Jova Beach Party

Circa quarantamila persone si sono scatenate lungo la spiaggia al Muraglione di Viareggio. L’esibizione di Jovanotti ha commosso e divertito tutti quanti. Il Jova Beach Party è stato uno spettacolo pieno di energia e uno show di indiscusso successo. Tuttavia, non sono mancate le polemiche, a cui il cantante ha risposto con un lungo post pubblicato su Facebook.

Jova Beach Party, le parole di Jovanotti

Il mondo dell’associazionismo ambientale ha attaccato gli spettacoli di Jovanotti, il quale ha replicato con un post su Facebook. “Basta con cialtroni e polemiche sul mio tour. Il mondo ambientalista più inquinato delle fogne“, ha scritto con tono evidentemente stizzito. Quindi ha tenuto a precisare: “Quando abbiamo iniziato a progettare JBP la primissima cosa che abbiamo fatto è stato contattare il WWF. Volevamo incontrarli e raccontare l’idea e chiedere a loro un parere. Sono stato io personalmente a metterla come condizione di partenza”. Perché proprio il WWF? Lo spiega in cantante: “È una grande organizzazione storica che non cerca visibilità a ogni costo, ma opera sul campo. La visibilità serve a promuovere attività di difesa e cura dell’ambiente, ha competenze specifiche, è radicata nei territori, ha un vero comitato scientifico e una rete vera e diffusa di operatori ed osservatori”.

A sua volta, Jovanotti ha attaccato il mondo ambientalista. Infatti, ha scritto: “Non mi sarei mai aspettato, nonostante non sia un ingenuo rispetto a questo genere di cose, che il mondo dell’associazionismo ambientalista fosse così pieno di veleni, divisioni, inimicizie, improvvisazione, ciarltroneria, sgambetti tra associazioni”. Le accuse non sono finite. A sua detta, non manca neppure “protagonismo, narcisismo, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false, approfittando della poca abitudine al “fact checking“ di molte testate. Il mondo dell’ambientalismo è più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi”.

Jova Beach Party, le accuse

Lorenzo Cherubini prosegue: “Pensavo e penso ancora che la collaborazione con il WWF sia garanzia di rispetto delle aree. Invece un delirio nei social, una miriade di cazzate sparate a vanvera da chiunque. Una corsa al like facile da parte di sigle e siglette che hanno approfittato ogni giorno della visibilità offerta da un nome popolare e da un grande evento per cavalcare l’onda. Per mettersi in mostra, inventare palle, produrre prove false che nessuno mai verificherà perché la rete è così”. Poi fa sapere che “addirittura “Lega ambiente” ed “Ente Nazionale Protezione Animali” recentemente sono cascate in una trappola tesa loro dai mitomani. Se non fossero pericolosi farebbero anche ridere (sono emerse storie che superano sceneggiature di commedie grottesche). Hanno detto che abbiamo abbattuto alberi, sterminato colonie di uccelli, spianato dune incontaminate, costruito eliporti (eliporti!!!!!)”.

Le accuse verso Jovanotti non sarebbero finite. Con il suo spettacolo estivo avrebbe anche “disorientato fenicotteri, prosciugato stagni, gettato napalm sulle piantagioni di canna da zucchero del sud-est asiatico, trivellato il mare, assoldato mercenari, mostrato ascelle a gente che non gradisce certe sconcerie (soprattutto non gradisce la ascelle), sudato troppo, goduto troppo, ballato troppo, cantato troppo, disturbando sia Don Camillo che Peppone”.

Quindi ha ribadito: “Io ogni giorno da novembre scorso mi confronto, e con me i responsabili della produzione, con il WWF e chiediamo a loro se le cose che girano in rete sono credibili e la riposta è sempre stata, dopo ogni verifica fatta, che non lo sono. C’era una criticità (non accertata pienamente, diciamo un rischio di criticità) sulla spiaggia di Ladispoli e ci siamo spostati”. E fa sapere: “Le altre spiagge dove Jova Beach Party ha portato gioia, messaggi seri sui comportanti adottabili da subito per ridurre il proprio impatto ambientale. Amore, cultura, economia, goduria, coraggio, spirito avventuroso e originalità sono tutte spiagge dove ci vanno le persone per tutto l’anno e tutta l’estate, luoghi popolari, spesso affollati”.

Jovanotti si difende

Per il cantante si tratta solo di bugie dette a raffica, “ogni giorno taggando me per sbracciarsi nella folla dei social per un follower in più”.

Invece, ha scritto con fermezza e decisione, “Jova Beach Party non si mette maschere, è tutto alla luce del sole. Siamo stati costantemente controllati, monitorati dalle autorità che giustamente verificano ogni singolo dettaglio. Jova Beach Party parla di comportamenti da adottare con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale a centinaia di migliaia di persone intelligenti, aperte, evolute. Non lo fa via Twitter ma sul posto e lo fa senza puntare il dito per darsi delle arie. Lo fa senza infondere assurdi sensi di colpa a una generazione che deve trovare entusiasmo nell’idea di cambiamento e di progresso. Non deve imbattersi in cupi pseudo amanti della natura buoni sono ad inquinare il web con le loro cazzate e anatemi”.

Quindi ha concluso: “L’ecologia è una scienza. Se si trasforma in terreno di scontro di tifoserie è un danno per tutti. Non si tratta di giocare a discutere se la terra è piatta o se l’aglio scaccia i vampiri. Si tratta di scienza, comportamenti, tecnologia, obiettivi a breve e lungo termine, politiche locali, nazionali e internazionali, studio, ricerca, ispirazione, competenza, risorse, investimenti, impegno, analisi seria dello stato delle cose, senza panico e con voglia di collaborare”.

Jova ha a cuore il bene del nostro pianeta e nel suo post lo sottolinea: “Ci siamo presi cura di ogni aspetto legato alla tutela dell’ambiente investendo più delle risorse disponibili. Ci siamo sottratti alla spocchia pelosa di molti farabutti che dietro alla maschera dell’ambientalismo nascondono ansia di protagonismo quando non disonesta ricerca di incarichi ben pagati con denaro pubblico o donazioni di gente raggirata con false immagini a effetto. Ripeto: false, taroccate, inventate, decontestualizzate, drammatizzate ad arte”. E ancora: “Pensate che in una spiaggia una delle tante denunce preventive che abbiamo avuto sosteneva che avremmo danneggiato una specie floreale. Inoltre, allegava foto specifiche che poi si sono rivelate essere fiori che crescono nel sud del Pacifico. Fiori che nel mediterraneo non esistono neanche dal fioraio”.