JPMorgan: le criptovalute tra “veleno per topi” e “futuro già presente”

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Quando all'inizio di quest'anno Warren Buffett ha affermato che bitcoin e le criptovalute in generale sono e restano “veleno per topi al quadrato” ha resto evidente una polarizzazione delle opinioni e degli investimenti attorno a questo settore di mercato. Da quel momento in poi si è generata una corsa all'affermazione più radicale possibile su questo argomento, tanto in senso apocalittico quanto integrato. Fino a generare una sostanziale spaccatura in due blocchi per il momento della stessa grandezza.

Situazione confermata dall'ultimo sondaggio condotto da JPMorgan. La visione degli investitori nei confronti delle criptovalute rimane estremamente polarizzata: il 51% degli intervistati ritiene che bitcoin e soci siano qui per restare o che possano anche diventare un'importante classe di attività finanziaria in un futuro non troppo lontano. Nel frattempo, il 49% degli intervistati ritiene che le criptovalute siano “veleno per topi” (il 33%) o una moda passeggera (il 16%). Tutto sommato una vittoria ai punti per le criptovalute che però non basta a trasmettere ancora la spinta decisiva al mercato, dal momento che la maggior parte delle società di investimento non effettua ancora transazioni con criptovalute.

Solo il 10% delle aziende intervistate da JPMorgan attualmente commercia o investe in criptovalute, mentre l'89% delle aziende intervistate si tiene alla larga. E delle aziende che attualmente non investono o scambiano criptovalute, circa l'80% ha affermato che non è probabile che inizino a fare trading o investire a breve nel settore. Ciò è probabilmente in parte dovuto alla grande volatilità di questa classe di attività, così come si è reso evidente anche in questi giorni quando il bitcoin ha oscillato nell'arco di poche ore su percentuali a doppia cifra. Ma una cosa su cui gli investitori intervistati hanno concordato è stata la necessità di una normativa per le criptovalute. Secondo il sondaggio, l'81% degli intervistati ritiene che le criptovalute dovranno affrontare normative più severe in futuro. Nel frattempo, il 95% ha affermato che la frode è un fenomeno prevalente nel mondo delle criptovalute. Infine, secondo JPMorgan, il 62% degli investitori intervistati ritiene che le criptovalute siano in una bolla di mercato: il valore di mercato totale di tutte le criptovalute fino a ieri era di 1,3 mila miliardi di dollari, secondo i dati di CoinMarketCap.

Le normative più severe in discussione e la presenza di frodi potrebbero essere il motivo per cui la SEC ha ancora una volta rimandato il via libera all'attesissimo ETF bitcoin. Per la seconda volta. È da marzo che SEC ha in mano una proposta per quotare un ETF bitcoin tramite il gestore patrimoniale VanEck Associates che consentirebbe di scambiare la criptovaluta più grande del mondo tra le principali istituzioni finanziarie. Ma ha prima posticipato la sua decisione alla fine di aprile, poi a giugno. Mercoledì ha dichiarato che ci vorrà ancora più tempo per consultarsi con il pubblico riguardo alle possibili manipolazioni del mercato del bitcoin e, per estensione, dell'ETF.

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