Julian Hetzel, chi è l'artista performer geniale e provocatore

Di Giada Vailati
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Photo credit: Bas de Brouwer
Photo credit: Bas de Brouwer

From Harper's BAZAAR

Sono tempi in cui sembra indispensabile trovare un’etichetta per definire tutte le cose, per catalogare il mondo (e quindi le persone che lo vivono, le attività che esse svolgono, gli orientamenti, le emozioni, le scelte di vita) in macro o micro contenitori che danno l’illusione di avere tutto chiaro e sotto controllo, come fosse impossibile agire, pensare, dare opinioni prescindendo da questa moda di catalogare tutto.

Tuttavia capita spesso di incontrare individui che si muovono diversamente, la cui personalità non può esprimersi in maniera unilaterale: è il caso per esempio di Julian Hetzel, giovane “performance maker” tedesco creatore di opere che spaziano dal teatro, alla performance, alla musica, al visuale.

Photo credit: Andrea Avezzù
Photo credit: Andrea Avezzù

Nato nella Foresta Nera ma trasferitosi in Olanda, dove tuttora vive e produce, Julian Hetzel è un artista decisamente completo e complesso, con alle spalle una carriera molto vasta e variegata considerando l’età (classe 1981) che annovera più di dieci produzioni teatrali internazionali, vari progetti di arte visiva musealizzati in Germania e in Belgio e alcuni anni da batterista passati in tour con la band che ha co-fondato, i Pentatones, gruppo elettro-pop berlinese piuttosto conosciuto.

Nonostante la sua creatività sfaccettata, Julian Hetzel è conosciuto soprattutto per la produzione in campo teatrale: le sue opere hanno una dimensione politica e un approccio quasi documentaristico, due aspetti particolarmente evidenti soprattutto in The Automated Sniper e All Inclusive, le due produzioni più recenti con le quali Hetzel si è aggiudicato un posto d’onore fra i creativi più rilevanti del momento.

In entrambe il campo semantico è la guerra, in entrambe vengono affrontati e sbattuti in faccia allo spettatore aspetti sottili e scomodi come l’estetizzazione della violenza, la responsabilità di un cecchino, la potenza empatica e sensazionale racchiusa in una fotografia di guerra e la relativa economizzazione dell’empatia nel momento in cui questa fotografia viene venduta: di chi è la proprietà di quell’immagine, del fotografo o del soggetto ritratto nel momento in cui viene ucciso? Le tematiche messe sul piatto da Hetzel sono di per se’ scomode e delicatissime, decisamente difficili da affrontare in uno spettacolo: la sua geniale soluzione per la messa in scena? La provocazione.

Photo credit: Robin Junicke
Photo credit: Robin Junicke

Il grande talento di questo artista sta infatti nel riuscire a creare uno spazio scenico curassimo e accattivante che comunica immediatamente il messaggio allo spettatore: in All Inclusive ad esempio riproduce la situazione reale di una guerra, esponendo sul palco mucchi macerie portate dalla Siria come fossero opere d’arte. I visitatori di questo bizzarro museo sono reali: ad ogni replica infatti cinque rifugiati locali vengono invitati a partecipare, con debita retribuzione, alla performance, guidati dall’unica attrice in scena che chiede loro di esprimere un’opinione sulle “opere” esposte. La parte non viene preparata, è sempre spontanea e quindi diversa: il risultato è un vero e proprio pugno nello stomaco, è la realtà nuda e cruda messa davanti agli occhi dello spettatore. “A volte si deve saltare dritti nel fango per sporcarsi le mani…” (J. Hetzel).

Anche in The Automated Sniper l’esperienza per lo spettatore non è di certo rilassante: in questa performance/installazione c’è, come dice il titolo, un cecchino automatico che spara realmente pallottole di vernice addosso ai performer. L’indagine è intorno alle armi da guerra che nel tempo si sono evolute in modo da essere quasi integralmente comandate a distanza, facendo sì che nel pratico sia un drone a uccidere un uomo: ma cosa implica questa azione per chi gestisce i comandi, quasi come in un videogioco? In che cosa è diverso uccidere stando dietro uno schermo o di fronte a un altro uomo? Per trovare attivamente risposte a questi quesiti Hetzel ha pensato, a un certo punto della performance, di dare al pubblico la possibilità di utilizzare l’arma contro i performer, permettendo anche in questo caso di avere ogni volta reazioni sincere da parte delle persone in sala.

Un artista-rivelazione da tenere decisamente sott’occhio: ha già collezionato traguardi importanti in Europa e in Italia, ricevendo diversi premi e guidando grossi progetti fra cui l’edizione del 2019 di Biennale College Teatro. Da non perdere i prossimi passi.