Juve, Agnelli: "Paratici non rischia. Marotta-Ronaldo? Vi dico la verità". Poi retroscena su Sarri

Antonio Parrotto

​Ancora dichiarazioni da parte del presidente Andrea Agnelli. Il numero uno della ​Juventus ha parlato a "Tutti Convocati" sulle frequenze di "Radio 24" e ha parlato di bilancio ma anche di futuro della Juventus, di derby, di crescita e sviluppo del calcio italiano. Ecco la seconda parte dell'intervista del presidente.

Gianluigi Buffon,Andrea Agnelli


​QUI LA PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA AD AGNELLI


La Juventus ha un fatturato di circa 500 milioni, con le plusvalenze puoi coprire gli altri costi. In quanto tempo si può arrivare all'equilibrio? Quando si colmerà il gap fra le 7-8 squadre che sono sopra la Juventus?

"Il percorso di crescita fuori dal campo soddisfa ampiamente la storia recente. Il delta che c'è fra noi e i club citati poco fa è sempre lo stesso di dieci anni fa, 2-300 milioni. Quando noi facevamo 200 loro erano a 450-500. Ora siamo intorno ai 500, loro 750-800. C'è stata una crescita omogenea. Un elemento che noi scontiamo è il riconoscimento della lega domestica. La Juventus prende 90 milioni da circa 7 anni da parte dei diritti televisivi: noi abbiamo una crescita zero negli ultimi otto anni".


Sì, i diritti televisivi sono quelli per pareggiare. 

"Noi investiamo fuori dal campo circa 450 milioni, tra stadio e infrastrutture, Vinovo, più quelli a miglioramenti che sono stati immessi allo Stadium. Se vogliamo andare incontro ad altre leghe: se poi il meritocratico diventa le presenze allo stadio, se le altre fanno entrare persone gratis per fare fatturato... La nostra dimensione è quella, 41 mila persone, il nostro interesse è di avere uno stadio sempre pieno. La saturazione è del 95-96%, non il 100% perché lo spicchio della squadra ospite doveva essere il 5%. Ora le regole sono meno ferree da quest'anno e il secondo anello lo riempiamo con i nostri tifosi".


Si poteva fare meglio sul mercato? A giugno è possibile un altro acquisto alla De Ligt?

"Una delle parti che fa sognare di più un tifoso è il mercato, l'arrivo di giocatori. Questa è una domanda che, da prassi, va posta a chi di dovere. Se uno è il responsabile dell'area sportiva deve decidere, io metto a disposizione la bocca di fuoco. C'è l'attribuzione di una delega e una di responsabilità, ora c'è Paratici".


Marotta era contrario all'acquisto di Cristiano Ronaldo?


"In quel momento Marotta faceva parte del gruppo dirigente, la decisione è stata presa collegialmente. Con Cristiano si sono trovate due anime della società".


Paratici è sotto esame?

"No, è un grandissimo dirigente, lo sta dimostrando tutt'ora e dal mio punto di vista non è sotto esame. Ha una differenza rispetto al passato, è sotto i riflettori e prima non lo era e ora diventa il responsabile per ogni cosa. Ma uno deve valutare il suo percorso, lo abbiamo iniziare nell'ottobre del 2018 e questo ciclo per scadenze naturali si chiude nel 2021, perché ci sono cicli triennali non perché c'è una scadenza come lo yogurt".


Lukaku colpo dell'estate dell'Inter ma è stato vicino alla Juve?

"Ci accostano quasi tutti i migliori giocatori al mondo, Paratici poi ne sceglie 25 circa, ma se guarda le speculazioni, noi dovremmo acquistare circa 50-60 giocatori all'anno".


Haaland era stato accostato alla Juve?

"Noi guardiamo quelli che abbiamo. Tutti sono accostati alla Juventus, questo è un motivo di orgoglio. Una squadra si costruisce con una determinata logica, molti di questi giocatori sono felici dove sono. Uno rispetta questo tipo di prospettiva, la nostra ambizione è quella di crescere anno dopo anno".


Che sensazioni ha sul Lione?

"Grande rispetto, ma anche consapevolezza dei nostri mezzi".


La squadra come l'ha vista?

"L'ho visto bene. Arrivano gli appuntamenti per i quali ci troviamo dall'estate, dalla preparazione fisica. L'Inter domenica, gli ottavi di Champions: sono queste le partite che i giocatori vogliono giocare".


Le parole di Klopp hanno dato fastidio?

"A me interessano relativamente poco, è il gioco delle parti. A me interessano le nostre condizioni, come stiamo. Poi questi discorsi sono affascinanti".


Lei ha pensato al rinnovamento con il tema della Super Champions, legata alla crescita della Juventus. Che ragionamenti sono fatti all'interno dell'ECA?

"Io non sono d'accordo che l'Italia sia un limite per squadre come Juventus o Inter, anzi. Se uno fa il ragionamento contrario e capisce che il sano immobilismo dell'ultimo decennio rispetto alla crescita di Liga e Bundesliga - riporta tuttojuve.com - credo che invece dovessimo ricominciare per uno sviluppo del calcio italiano. Il vero sviluppo nel calcio europeo è in Italia. Se dovessimo cambiare marcia abbiamo grandi crescite. La Spagna ha saturato, la Francia vive su un club, la Bundesliga ha problemi di distribuzione. In Italia c'è tantissimo lavoro che si può fare, sull'internazionale. Noi possiamo mettere tutte le settimane gare come Roma-Napoli, Inter-Milan, Juve-Lazio. Possiamo avere un valore enorme, sulla parte europea... Il modello dell'anno scorso è valutata solo per la parte alta del meccanismo piramidale. È stato comunque un buon momento di confronto, ho rapporti con Tebas con cui mi sento quasi settimanalmente. Per evitare che i bambini di oggi fra 10-15 non si disaffezionino, bisogna capire cosa attrae. Cioè le grandi partite".


Le è mancato Chiellini?

"Manca a qualsiasi squadra, la sua assenza si è sentita, ma la rosa tecnicamente non lo fa rimpiangere con Bonucci, De Ligt, Demiral e Rugani".


Le piace il Var?

"Sì, ero favorevole prima, lo sono oggi, lo sarò domani. Per me il tema è quello di ridurre il margine d'errore da un servizio. L'arbitro è un servizio del calcio".


Le parole di Commisso le hanno dato fastidio?

"Mi hanno fatto piacere, perché vuol dire a Sarri cosa significa essere da Juventus. Una battuta fatta l'altro ieri, passata inosservata. Se il rigore dato alla SPAL fosse stato dato a noi... A me fa piacere quando uno mi fa un favore".


Pochi italiani nella Juve?

"Mi viene da riesumare una battuta di mio padre. Potessi scegliere vorrei undici di Torino. Serve un percorso di crescita della Juventus, è evidente che uno zoccolo di italiani per motivi culturali rafforza la sua identità. Se si guarda Spagna, Germania, Olanda, quando arriva un risultato negativo lo vivono in maniera diversa. Sarebbe auspicabile".


Cosa è il derby col Toro?

"E' una partita difficile. Se la vinciamo è normale, se la perdiamo ne parlano per sei mesi".


Siete alla guida della Juventus da quasi 100 anni. Ha mai pensato che questa cosa potrebbe cambiare in futuro?

"Quando vinciamo un trofeo lo portiamo al museo e cerchiamo di crearci una storia. Quando vincemmo il quinto titolo c'era mia zia, Maria Sole, che disse "quanto tempo che vi aspetto". Speriamo che il ciclo continui".


Dove vede la Juve tra 5 anni nell'ottica europea?

"Noi abbiamo al consapevolezza che il piano presentato agli investitori sia la strada da proseguire. Sapevamo fosse un anno di trasformazione, per incrementare i ricavi e rafforzare patrimonialmente la società sarebbe stato un anno di transizione. Ho altresì l'idea di avere una squadra fuori dal campo con Ricci, Re, Paratici e in campo con la scelta di Sarri che sono le persone che possono andare avanti nei prossimi anni".

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