Juve, l'ex Pjanic: 'Sarri non aveva fiducia in noi, ha messo in dubbio il nostro essere professionisti...'

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Ha lasciato la Juve a settembre, diventando un nuovo giocatore del Barcellona. Ora, con la maglia blaugrana, tornerà a Torino da avversario, in quella Champions League sempre sfuggita in bianconero. Miralem Pjanic, a pochi giorni dalla sfida con il suo recente passato, si racconta a Tuttosport: “Il ritorno a Torino? Era una cosa che sognavo, ma la ritenevo impossibile anche se mentre vedevo il sorteggio e il formarsi dei gironi, a un certo punto mi sono detto: cavoli, siamo lì. Ero molto felice di ritrovare il club a cui tengo tanto e che è nel mio cuore. In quel momento poi sono stato inondato di messaggi dai compagni, ne ho ricevuto uno anche dal presidente Agnelli. Cosa c’era scritto? Bentornato a casa! Sono felice di ritrovare i compagni, gli amici, la gente con cui ho lavorato meravigliosamente bene in questi anni, il presidente, tante altre persone. E’ un piacere, anche perché mi sono detto meglio adesso che in una finale, no?”.

LA JUVE - “Il giorno in cui sono arrivato a Torino, sono stato ricevuto nell’ufficio del presidente e lui mi ha mostrato la foto della Juventus che aveva vinto 5 scudetti consecutivi negli anni 30. E mi ha detto: noi dobbiamo fare meglio di quella squadra, li dobbiamo superare. Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto e non ci siamo fermati, abbiamo continuato a portare gli scudetti a casa, abbiamo fatto una finale di Champions, abbiamo vinto tante volte la Coppa Itali… Insomma, abbiamo completato un percorso di crescita molto importante. La Juventus è stata una tappa molto importante per me, un club che ho amato tanti, anzi che abbiamo, io e la mia famiglia, amato tanto. Sarò sempre grato a questo club: avrei avuto l’opportunità di andare al Barcellona anche prima, ma non lo ritenevo il momento giusto. Forse ci ho perso qualcosa a livello di carriera, ma ho sempre dato il massimo per la Juve e non rimpiango nulla”.

L’ADDIO ALLA JUVE - “Quando, dopo il Lione, ho capito che stavo andando a fare l’ultima intervista in quello stadio, che sarebbe stata l’ultima volta che avrei messo piede in quello stadio con la maglia della Juve, non è stato semplice. Detto ciò, c’era un solo che club poteva tentarmi dopo la Juventus ed era il Barcellona. Una grande sfida per me, dopo quattro anni forse era arrivato il momento per un cambiamento”.

MESSI E RONALDO - “Incredibili. Nel vero senso della parola, perché solo tra qualche anno, quando avranno smesso ci renderemo conto di quali traguardi abbiano raggiunto, di che livello sia stato il loro calcio, che tipo di fuoriclasse irraggiungibili siano”.

SU SARRI - “Quello che ancora adesso mi dispiace è che Sarri non aveva fiducia negli uomini e questo mi ha disturbato. Quando uno si sbaglia nella valutazione delle persone mi dispiace e resta la cosa peggiore, perché ogni giocatore in quello spogliatoio ha sempre dato e darà sempre il massimo per il club e per la squadra. Si può non andare d’accordo con un o due, ma questo non ha mai condizionato l’impegno, perché tutti i giocatori vogliono vincere, perché sono professionisti incredibili che vogliono perseguire il loro obiettivo. Ecco, se un allenatore mette in dubbio questo, allora è lì che non scatta quella scintilla di cui parla il presidente. Nessuno mette in dubbio le qualità di allenatore di Sarri, ma c’è stato quel problema. Alla fine, però, abbiamo portato a casa un altro scudetto che non è mai una cosa scontata”.

SU DZEKO - “Sarebbe stato un piacere vedere un bosniaco alla Juve dopo di me. So che sono stati molto vicini, ero in contatto con lui. Gli avevo spiegato cosa fosse la Juventus, dove stesse per arrivare. Non so esattamente cosa sia successo, non sono che mi riguardano”.

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