Kahn dirigerà il New York Times, gigante media in transizione

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Image from askanews web site
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Roma, 19 apr. (askanews) - Il nuovo direttore esecutivo del New York Times, top della gerarchia giornalistica nella "Grey Lady", sarà Joseph F. Kahn, un ex corrispondente in Cina e premio Pulitzer, che oltre ad aver guidato il desk internazionale del giornale ha contribuito in maniera forte alla sua transizione digitale. L'ha annunciato oggi l'editore del NYT A. G. Sulzberger.

Kahn ha 57 anni e attualmente è il numero due della redazione giornalistica. Succederà a Dean Baquet, che concluderà a giugno il suo incarico alla guida del NYT durato otto anni.

"Per molti, specialmente quelli che hanno lavorato accanto a Joe, un giornalista brillante e un leader coraggioso e con principi, questo annuncio non sarà una sorpresa", ha scritto Sulzberger allo staff del NYT. "Joe - ha continuato - ha un impeccabile senso per la notizia, una sofisticata comprensione delle forze che informano il mondo e una lunga esperienza nell'aiutare i giornalisti e produrre il loro lavoro più ambizioso e coraggioso".

Il New York Times sta vivendo un enorme cambiamneto, con uno slittamento del focus editoriale dalla storica e prestigiosa edizione cartacea al futuro digitale. Kahn, in particolare, è stato negli ultimi anni una punta di diamante nello sforzo di rimodulare la redazione per consentirle di tenere il passo dei nuovi media.

Il prossimo direttore ha rafforzato l'uso degli update, ha enfatizato il giornalismo visuale e ha spinto per un'espansione internazionale del NYT aprendo hub in Europa e Asia.

Oggi il New York Times è una piattaforma giornalisica che produce, oltre a notizie in formato di articoli, anche podcast, documentari televisivi, newsletter email, app per smartphone, olte a essere attiva nel settore dei giochi e del cooking entertainment. Fianco a fianco ai reporter lavorano programmatori, analisti dei dati, sviluppatori dell'audience e altri specialisti.

Kahn ha chiarito che uno dei suoi obiettii sarà assicurare per la sua testata la fiducia del pubblico "in un momento di polarizzazione e partigianeria". E ha aggiunto: "Noi non sappiamo dove ci porterà la temperie politica, (...) ma piuttosto che inseguirla, noi vogliamo impegnarci e ribadire l'impegno nell'essere indipendenti".

L'era Baquet, invece, si chiude con 18 premi Pulitzer ottenuti dal NYT. All'interno, anche gli anni della tossica contrapposizione tra il giornale e il presidente degli Stati uniti Donald Trump tra il 2017 e l'inizio dello scorso anno.

Il direttore uscente, che ha raggiunto a 65 anni l'età in cui tradizionalmente i direttori esecutivi del NYT lasciano la mano, non ha voluto rendere noti quali saranno i suoi prossimi passi. Tuttavia Sulzberger ha scritto che Baquet "rimarrà a Times per giudare una nuova, eccitante avventura".

Basquet è stato il primo direttore esecutivo di colore del NYT e ha caratterizzato la sua guida nella spinta per dare il massimo impatto al giornalismo investigativo. Una linea editoriale tagliata sulla sfida continua che veniva lanciata contro i media tradizionali da Donald Trump. Le inchieste sulle carenze fiscali dell'ex presidente, ma anche quelle sugli abusi sessuali nel mondo dell'intrattenimento e dei media, hanno dato un contributo rilevante al cambiasmento dei costumi nei luoghi di lavoro e nella valutazione pubblica dei comportamenti.

Sotto la sua direzione, la platea dei lettori digitali è salita a 10 milioni di sottoscrittori, rispetto ai 996mila del 2014, quando Sulzberger diede ordine di ridurre la dipendenza dal cartaceo, che rischiava di soccombere di fronte al crollo del mercato pubblicitario. Non sono mancati, negli otto anni di Basquet, anche i momenti di crisi, come quando è stato pubblicato il podcast "Caliphate", accusato di essere andato al di sotto degli standard giornalistici del NYT.

Kahn è stato promosso direttore gestionale nel 2016. Era considerato uno dei collaboratori più apprezzati di Basquet, anche se tra i due c'è una differenza caratteriale che salta agli occhi: il neo-direttore è più riservato, mentre quello uscente ha uno stile più casual.

Oggi il NYT ha un organico nel dipartimento news di 1.700 dipendente, che è il più ampio dalla fondazione del giornale, 171 anni fa. Inoltre, gran parte della sua redazione, non lavora da oltre due anni nella redazione - situata nel New York Times Building di Manhattan, progettato da Renzo Piano.

Kahn è cresciuto a Boston. E' il figlio maggiore di Leo Kahn, pioniere dei supermarket e fondatore di Staples, la catena di negozi di forniture per ufficio. Anche il padre, laureato in giornalismo alla Columbia University, prima di darsi agli affari aveva lavorato come reporter.

Il neo-direttore del NYT ha cominciato la carriera lavorando al giornalino di Harvard The Crimson. Si è laureato nella prestigiosa università nel 1987 in storia, per poi cominciare a lavorare in Texas per Plano, per Dallas Morning Bews. Poi, però, ha deciso di re-iscriversi ad Harvard per studiare cinese e si applicato in studi asiatici. Nel 1989 era a Pechino per raccontare gli eventi di piazza Tiananmen e riuscì così a convincere il suo direttore a Dallas a tenerlo come corrispondente per la Cina. Nel 1994 fu arrestato ed espulso dal paese dalle autorità cinese, ma nello stesso anno ottenne il Pulitzer per le sue corrispondenze per The Morning News.

Dopo aver lavorato anche per The Wall Street Journal come corrispondente a Shanghai e aver diretto la Far Eastern Economic Review (una testata oggi morta), è entrato in forza al NYT nel 1998. Nel giornale è stato corrispondente a Shanghai e capo dell'ufficio di Pechino, condividendo un altro Pulitzer nel 2006 con Jim Yardley. Un altro Pulitzer l'ha vinto nel 2012 per un'inchiesta sulla ricchezza nascosta dell'élite cinese, che ha spinto le autorità di Pechino a bloccare l'accesso al sito del NYT e a espellere alcuni dei giornalisti.

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