Karabakh, le prospettive della ricostruzione

Image from askanews web site
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Roma, 28 lug. (askanews) - Nel Karabakh è in corso una gara per la ricostruzione dei territori liberati, alla quale sta partecipando una costellazione di attori di varie dimensioni, che in prospettiva potrebbe beneficiare - oltre che l'Azerbaigian - l'intera regione e le catene del valore a essa collegate. Lo scrive in un contributo per askanews il giornalista, saggista e docente universitario Salvatore Santangelo. La vena scoperta del Caucaso meridionale, il Karabakh, è un cantiere a cielo aperto da quando è terminata quella che in Azerbaigian hanno ribattezzato la Guerra patriottica dei 44 giorni. Il conflitto, conclusosi il 10 novembre 2021 con l'entrata in vigore della Dichiarazione Tripartita mediata dalla diplomazia russa, ha riscritto la divisione del potere nella Regione e consacrato definitivamente il divenire, o meglio il ritorno, della Turchia co-guardiana della Transcaucasia. L'Azerbaigian, in qualità di vincitore totale del conflitto contro l'Armenia, ha registrato dei guadagni parimenti importanti a quelli della mediatrice Russia e dell'alleata Turchia. Perché in un posto nel mondo in cui la terra è tutto, Baku ha riconquistato ciò che le fu sottratto nei primi anni Novanta, tra cui la culturalmente significativa Shusha. La strada per l'apertura del corridoio dello Zangezur è ancora in salita, sebbene il suo sblocco sia previsto negli accordi trilaterali del dopoguerra, ma nei territori liberati del Karabakh e dello Zanghezur Orientale nuovamente sotto sovranità azerbaigiana è in corso una gara alla ricostruzione che sta dando impulso alla crescita e allo sviluppo dell'intero Azerbaigian. Il cantiere della ricostruzione - si parla di ricostruire ex novo circa 1/5 del territorio dell'Azerbaigian: strade, ferrovie, edifici, infrastrutture, centrali energetiche, campi agricoli - sta attraendo nel Karabakh le compagnie dei principali partner di Baku, cioè Ankara, Roma e Tel Aviv, ma anche giocatori sino al 2020 ivi estranei o quasi, come Doha, Lisbona, Tashkent, Tirana, Varsavia, Vilnius. Persino la Francia, alleata di lunga data dell'Armenia, ha dovuto prendere atto dell'avvenuto cambio di paradigma. I numeri sono eloquenti: circa 2 miliardi e 200 milioni di manat investiti da Baku nella ricostruzione dei territori liberati nel 2021; la stessa cifra è prevista per il 2022; oltre 150 chilometri di autostrade realizzati su un totale di 725 chilometri previsti; più di 100 compagnie italiane operano in Azerbaigian, e una loro parte è coinvolta in una vasta gamma di progetti nei territori liberati, dai villaggi intelligenti all'energia. L'importanza della ricostruzione del Karabakh è data dal fatto che la presidenza Aliyev ambisce a fare dell'Azerbaigian il perno di una catena del valore transcontinentale in grado di congiungere ogni punto cardinale della bussola: l'Ovest (Unione Europea), il Nord (la Russia), l'Est (la Cina) e il Sud (l'India). L'Azerbaigian, già oggi, è un'importante fermata della 'Belt and Road Initiative', ha trainato la costruzione della linea ferroviaria Ankara-Baku-Mosca e, in virtù della sua posizione, è un punto di collegamento tra l'Unione Europea, i tre mari eurasiatici - Mediterraneo, Nero e Caspio - e l'Asia centrale. L'eventuale decisione del Kazakistan e degli altri Paesi dell'Asia centrale di costruire nuove rotte di trasporto degli idrocarburi, in alternativa a quelle esistenti che traversano la Russia, potrebbe incrementare ulteriormente la geostrategicità di Baku. L'Italia, in questo contesto, è chiamata a partecipare attivamente al processo di ricostruzione del Karabakh e a espandere la propria impronta nel mondo turanico, del quale l'Azerbaigian è la porta.

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