Karaoke, l’origine e la popolarità di un’orchestra vuota

Fin dai primi anni ’50 si trovano espressioni del karaoke anche se ancora non si chiamava così… In una trasmissione televisiva americana “Sing along with Mitch”, l’orchestra di Mitch Miller faceva cantare le persone del pubblico di fronte a uno schermo su cui passavano le parole. Ma il primo karaoke sarebbe nato nella metà degli anni ’70 in un bar di Kobe, città del Giappone occidentale, dove il proprietario trovatosi senza il gruppo che doveva suonare ebbe l’idea di registrare su cassetta la musica d’accompagnamento per far cantare i suoi clienti.

A partire da questo momento il karaoke è divenuto popolare in tutto il Giappone e ha iniziato ad avere un mercato con la produzione di materiale tecnologico specifico: dai nastri e poi CD sui sono incise le basi ai televisori per la lettura delle parole.

Il nome stesso è poi una parola composta in giapponese dal termine “kara” abbreviazione di “karappo” che significa vuoto e dal termine “oke” diminutivo del termine “okesutora” che significa orchestra.
Alla metà degli anni 80 in Giappone nascono i karaoke box o KTV, locali insonorizzati dove poter cantare tutti insieme senza disturbare il vicinato. Il primo karaoke box è un container rimosso dal suo camion rimorchio per essere messo in un campo di riso nella prefettura di Okayama. Questo tipo di locale, al contrario dei club, può essere frequentato durante il giorno da ragazze e studenti che amano cantare insieme.

Ai karaoke box seguono dei veri e propri “Centri di divertimento con karaoke” con a volte fino a 50 stanze differenti con diverse decorazioni: dalla giungla al fondo del mare, al selvaggio west. E nel 1992 il karaoke espatria e nasce “The Box Karaoke Hong Kong” con 72 diversi stanze che accolgono da 6 a 20 persone e con 33.612 canzoni. La popolarità è tale che è necessario prenotare e aspettare una settimana per entrare!

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Il karaoke è divenuto popolare in tutto il mondo. Se i giapponesi hanno inventato il supporto tecnico non sono i primi ad aver espresso il costume del cantare in pubblico o del cantare insieme. Così i gallesi sostengono che il loro è il Paese della Canzone poiché non appena due di loro si riuniscono non possono fare a meno di cantare insieme.

Se poi in Giappone il karaoke si trasforma assumendo vari significati, da luogo erotico a distrazione dall’attività lavorativa quotidiana, negli Stati Uniti è soprattutto una cosa: la possibilità di diventare una star. Nel 1998 il karaoke è presente in 1.500 bar situati nei diversi Stati americani e in tv arrivano serie come Ally McBeal che esaltano la possibilità di sfogare cantano le proprie sensazioni.

Per gli italiani “karaoke” è lo show del 1992 che ha portato al successo Fiorello. In Cina, a partire dal 1994, sono nati 200.000 karaoke bar e 60.000 karaoke box. In Corea, paese in guerra con il Giappone, non si usa il termine karaoke ma "norae bang" che significa "la stanza che canta". Ma se il principio e le canzoni sono gli stessi ovunque, la filosofia e l’ambiente intorno al karaoke sono unici. Per questo la sua popolarità in Giappone non ha eguali: i giapponesi hanno sempre apprezzato il fatto che qualcuno cominci a cantare, lo incoraggiano battendo le mani e non hanno problemi a esibirsi davanti a un pubblico, anche se fanno ridere!