Kashmir, India revoca l’autonomia: arrestati 2.300 manifestanti

Kashmir India

Sono almeno 2.300 le persone, per lo più giovani, arrestate e incarcerate nel Kashmir amministrato dall’India a seguito di alcuni blocchi e del blackout delle comunicazioni imposto per frenare i disordini che si sono generati dopo che Nuova Delhi ha revocato l’autonomia della Regione, contesa con il Pakistan. A riferirlo una fonte della polizia del Kashmir sulla base di documenti esaminati dall’Associated Press.

La repressione in Kashmir

La repressione è iniziata poco dopo che il governo indù a guida nazionalista del premier indiano Narendra Modi, il 5 agosto 2019, privasse il Jammu e Kashmir della sua semi-autonomia e della sua specifica statualità, creando di fatto due territori federali.

A quel punto migliaia di soldati dell’esercito indiano furono inviati nella nella Valle del Kashmir per istituire posti di blocco. Le comunicazioni telefoniche, la copertura dei telefoni cellulari, i servizi internet a banda larga e la TV via cavo furono interrotti per le 7 milioni di persone presenti nella Valle.

Le proteste inziarono quasi subito, e ciò ha portato ai numerosi arresti. In carcere sia manifestanti anti-India che leader del Kashmir indiano. I detenuti rischiano di essere trattenuti fino a due anni senza processo, in base alla locale legge sulla sicurezza pubblica. Nella giornata di martedì 20 agosto 2019 le famiglie degli arrestati si sono radunate all’esterno dalle stazioni di polizia in attesa di fare appello e per chiedere il rilascio dei loro figli, mariti e altri parenti.

Stati Uniti chiede ripristino dei diritti

Storicamente sia l’India che il Pakistan rivendicano il territorio conteso del Kashmir nella sua interezza, ma ognuno ne controlla solo una parte. Lo status speciale del Kashmir fu istituito poco dopo che l’India ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna, nel 1947.

Sulla repressione vigilano gli Stati Uniti. Come riporta sempre l’AP, un alto funzionario di Washington, che non è autorizzato a parlare pubblicamente della vicenda, assicura che sta lavorando affinché l’India ripristini i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti gli abitanti del Kashmir, e rilasci i detenuti.