Katia Ricciarelli: "Ho tentato il suicidio"

Katia Ricciarelli (Photo by Alessandra Benedetti/Corbis via Getty Images)

Katia Ricciarelli, ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, ha svelato un segreto del suo passato ma che ancora oggi le fa molto male. Per la prima volta, la celebre cantante, ex molgie di Pippo Baudo, ha raccontato il dramma, risalente agli anni della sua infanzia, che l’ha fortemente segnata. Tanto da arrivare a pensare, addirittura, al suicidio.

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Il dolore di Katia

L’artista si è raccontata in tv senza filtri, durante la puntata di sabato 18 gennaio. La talentuosa cantante lirica ha confessato di essere stata scelta, in passato, da un benedettino come voce per i canti gregoriani. “Il canto gregoriano mi ha stregata”, ha raccontato Katia tanto da confessare di sognare un futuro da insegnante alle suore di clausura. Ben presto, però, l’amara scoperta: il frate benedettino la perseguitava, la molestava, si era innamorato di lei ma, dato che non poteva averla, voleva renderla suora. “Avevo 18 anni. Mi resi conto presto che si era innamorato e non potendo possedermi fisicamente, pretendeva che nessun altro mi avesse”, ha continuato la Ricciarelli, che poi si è allontanata da quel mondo e, quindi, dal frate. “Ero così delusa che decisi di tentare il suicidio - ha rivelato la 74enne - Fu mia madre a ritrovarmi esanime e a salvarmi”.

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“Ho vissuto un trauma pazzesco, rimasi distrutta, avevo fiducia verso di lui. Lui reagì facendomi passare per matta. Diceva delle cose che poi si rimangiava, sostenendo che erano un parto della mia fantasia. Avevo fiducia verso di lui, e provai a togliermi la vita con i sonniferi nel mio alloggio. Mia madre non voleva, aveva cercato di dissuadermi”. Al termine dell’intervista la Ricciarelli ha concluso: “Quando venne a trovarmi in ospedale gli diedi un grande ceffone”.

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    "Il dato più significativo è quello della diminuzione dei ricoveri, vuol dire che globalmente dovrebbe essere diminuito il contagio. E questa è una buona notizia". Così Silvio Garattini, farmacologo e presidente Istituto ricerche farmacologiche 'Mario Negri' di Milano ai microfoni della trasmissione radiofonica 'Circo Massimo' su Radio Capital. Non bisogna, però abbassare la guardia. "Non possiamo continuare a rimanere in casa perché ci sarà la seconda ondata. Si sta lavorando a soluzioni, una è quella di individuare chi ha sviluppato anticorpi, persone che, con le dovute precauzioni, potrebbero tornare a lavorare".  "C'è un rapporto che dice che ci sono 42 vaccini allo studio. I tempi sono ragionevoli, probabilmente per la fine dell'anno. Alcuni hanno già avviato la sperimentazione animale", aggiunge. Secondo Garattini, "bisogna prepararsi: se il vaccino arriva prima in un paese x, non arriverà subito nel paese y. Serve un centro europeo che, quando un vaccino sarà pronto, possa fare in modo di trasferirlo per la produzione in altri paesi".

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    Sale a 87 il numero dei medici morti. Cdm sull'emergenza economica

    È salito a 128.948 il numero totale dei casi di coronavirus in Italia, 4.316 più di ieri, quindi trend in calo visto che il giorno prima l'incremento era stato di 4.805 unità.Scendono anche i decessi giornalieri, 525 oggi contro i 681 di ieri: è il numero più basso dal 19 marzo. Sono 819 i guariti in un giorno (ieri 1.238). Cala ancora, per il secondo giorno consecutivo, il totale delle terapie intensive occupate è minore di quello di ieri: 3.977 oggi, 24 ore fa erano 3.994, 17 posti occupati in meno. "La curva ha iniziato la discesa e inizia a scendere anche il numero dei morti. Iniziamo a pensare alla fase 2 se i dati si confermano, ovvero a riflettere su come mantenere bassa la diffusione della malattia", ha detto il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, in conferenza stampa in protezione civile, "dai numeri si evidenza, come ci siamo detti più volte in questi giorni, che la curva ha raggiunto il plateau e sta cominciando la discesa". L'intervista di Conte a Nbc News"In questo momento non posso dire quando il lockdown finirà. Noi stiamo seguendo le indicazioni del comitato scientifico, ma l'Italia è stata la prima nazione ad affrontare l'emergenza. La nostra risposta può non essere stata perfetta, ma abbiamo fatto il massimo sulla base delle nostre conoscenze", ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante una intervista a Nbc News, "la validità delle nostre misure è riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e i risultati indicano che siamo sulla buona strada", aggiunge Conte.

  • Meteo, sole e caldo per 10 giorni
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    Meteo, sole e caldo per 10 giorni

    In questo tempo in cui siamo costretti a rimanere in casa per il nostro bene e per il bene degli altri, il tempo non ci viene incontro mostrandosi perturbato e piovoso, ma tutt’altro. I prossimi 8-10 giorni saranno caratterizzati dall’arrivo di una grande figura di alta pressione che garantirà giornate soleggiate, e grazie ai contributi di aria via via più calda proveniente dall’Africa, anche via via più calde. Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che oggi un po’ di instabilità la troveremo sulla Calabria e sulla Sicilia dove potranno verificarsi dei brevi rovesci o isolati temporali. Sul resto delle regioni il sole sarà prevalente a parte qualche nube sparsa sul resto del Sud, in Sardegna e sul basso Lazio. Da martedì l’anticiclone invaderà completamente il nostro Paese e il sole non avrà più alcun ostacolo per poter splendere indisturbato. Il cielo si presenterà praticamente sereno sulla quasi totalità delle regioni e la nuvolosità sarà davvero scarsa. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che sotto il profilo termico farà sempre più caldo. Le temperature per la prima parte della settimana si attesteranno attorno ai 19-21°C al Nord e sulle regioni tirreniche, qualche grado in meno al Sud e sui versanti adriatici. Da giovedì 9 e soprattutto venerdì 10 l’aria più calda in arrivo dal Nord Africa porterà i termometri a superare i 23-24°C su molte zone della Pianura Padana, sulla Toscana e sul Lazio. Per Pasqua e Pasquetta il grande anticiclone comincerà a perdere colpi e il tempo lentamente comincerà a peggiorare.

  • Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio
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    Covid-19, al supermercato regola dei 6 secondi per evitare il contagio

    Secondo alcuni studiosi per evitare il contagio da Covid-19 è importante non superare la soglia dei sei secondi di vicinanza.

  • Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"
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    Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"

    Un comunicato e un video sul sito delle Iene raccontano la storia della "iena" Alessandro Politi che si è ammalata di coronavirus, e che trenta giorni dopo è ancora positiva al test anche se i sintomi sono scomparsi quasi subito. “Quanti potrebbero essere positivi e non saperlo senza il test?” si chiede Politi. E soprattutto, "bastano davvero 15 giorni d’isolamento per poter uscire di casa?".  Racconta la iena colpita da covid-19: “Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo”. La redazione delle Iene ricorda come il programma di Mediaset sia fermo ormai da un mese, "dopo che uno di noi è stato contagiato dal coronavirus. Il nostro collega che si è ammalato è - per l'appunto - la Iena Alessandro Politi, che approfondisce un tema molto importante: sono davvero sufficienti quindici giorni di isolamento dalla fine dei sintomi per poter tornare a uscire di casa? Ecco il racconto di Politi in un video. “Il 5 marzo mi sono svegliato con un forte mal di testa, febbre alta e un po’ di tosse”, racconta la Iena. “In quel momento non c’erano ancora i decreti di chiusura. Provo in tutti i modi a farmi fare un tampone, anche se non vogliono farmelo perché non ho una sintomatologia così grave. Comunque in ospedale spiego che sono un giornalista e sono stato in diretto contatto con tante persone e colleghi”.  La preoccupazione di Alessandro Politi era soprattutto per tutti coloro che potevano entrare in contatto con Le Iene e lo staff, come ad esempio gli intervistati che, considerato il periodo, potevano anche trovarsi in ospedale. Dopo un po’ di titubanza il personale accetta e l’esito del tampone è chiaro: positivo al COVID-19, l’ormai famoso coronavirus. “La cosa sorprendente - continua Politi - è che la sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente”, racconta la nostra Iena Alessandro Politi. “Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Passato il periodo obbligatorio di quarantena, è il momento di rifare il test: per essere considerati guariti, infatti, servono due tamponi consecutivi negativi. “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”. “Passano altri dieci giorni e il 3 aprile - insiste Politi - cioè l’altroieri, faccio un altro tampone”, racconta la Iena. “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”. E’ qui che ad Alessandro Politi sorge un dubbio: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni” senza aver ricevuto un tampone? “Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”.  Le Iene ricordano che fino a poco tempo fa "alle persone con sintomi lievi come Alessandro Politi il tampone non veniva proprio fatto, ma si doveva ’solo’ rispettare la quarantena alla fine della sintomatologia. E chi è stato a contatto diretto con un malato, a meno di casi eccezionale, non riceve alcun tampone in assenza di segni della malattia: unica prescrizione, l’isolamento". "Come si è deciso che i quindici giorni siano sufficienti, se io - conclude la iena Politi - dopo trenta giorni sono ancora positivo? Non è che forse il contagio tarda a fermarsi anche per questo motivo?”.

  • Brusaferro: “Superata l’emergenza la priorità sarà individuare subito gli infetti”
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    Brusaferro: “Superata l’emergenza la priorità sarà individuare subito gli infetti”

    Secondo Brusaferro, dell'Iss, la priorità subito dopo l'emergenza è quella di individuare gli infetti per contenere la diffusione del virus.

  • Sala a Salvini: "Vuoi chiese aperte? Chiedi a Fontana e Zaia"
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    Sala a Salvini: "Vuoi chiese aperte? Chiedi a Fontana e Zaia"

    "Se tu vuoi veramente arrivare a fare riaprire le chiese come dici e se lo dici non solo per fare un titolo su un giornale allora devi fare una cosa molto chiara: chiedere alla Lombardia o al Veneto che governi di fare un'ordinanza in questo senso. Altrimenti siamo sempre alle parole e non ai fatti". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si rivolge in un video su Facebook al leader della Lega Matteo Salvini.  "Non vedo l’ora che la scienza e anche il buon Dio, perché la scienza da sola non basta, sconfiggano questo mostro per tornare a uscire. Ci avviciniamo alla Santa Pasqua e occorre anche la protezione del Cuore Immacolato di Maria", ha detto Salvini ieri a L'Intervista di Maria Latella su Sky TG24. Comunque Sala "non si dice d'accordo" con la proposta di Salvini. "In questi momenti credo che la fede possa e deve essere un fatto personale e privato", aggiunge.

  • Lecce, arrestato medico che ha preso a calci anziano paziente
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    Lecce, arrestato medico che ha preso a calci anziano paziente

    E' stato arrestato dai carabinieri il medico di base di Calimera, in provincia di Lecce, che l'altro ieri pomeriggio ha picchiato un suo paziente anziano. Ora si trova ai domiciliari. L'anziano è ricoverato nell’ospedale ‘Vito Fazzi’, con una prognosi di 25 giorni. Ha riportato una vasta ecchimosi al volto e la frattura di alcune costole. Il medico di medicina generale, oltre a schiaffeggiarlo e spintonarlo fino a farlo cadere a terra, gli ha rifilato alcuni calci anche quando la vittima era a terra. Solo l'intervento di una donna ha evitato conseguenze peggiori. La scena è stata ripresa con un telefonino da due persone che erano in un'auto. Nei confronti del medico i militari della Stazione di Calimera hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Lecce - Ufficio gip, a firma di Giulia Proto, su richiesta della Procura della Repubblica. Il medico deve rispondere del reato di lesioni personali aggravate. L'anziano gli aveva chiesto spiegazioni in merito a una prescrizione medica per una visita ortopedica che doveva eseguire.  I militari dell’Arma hanno acquisito il filmato video che riprendeva l’accaduto e hanno ascoltato a verbale le persone presenti. La denuncia dell’anziano è stata formalizzata ai militari che si sono recati in ospedale dove è stato medicato e poi ricoverato.

  • 'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta
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    'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta

    "Dal 3 marzo al 28 marzo abbiamo tristemente riscontrato e segnalato all'Istituto Superiore di Sanità 98 decessi per Covid Solo nelle ultime 24 ore sono stati 11 i decessi, record in negativo da inizio emergenza. C'è il sole? Bene... Fossimo in noi medici, infermieri e oss staremmo a casa se potessimo. E non in prima linea, per voi, qui al San Martino". E' quanto scrive in un post condiviso su Facebook l'ospedale Policlinico San Martino di Genova, condividendo un fermo immagine di un video virale con il 'Coffin dance', il ballo della bara: un'immagine che ha creato numerose proteste sul web.  A non piacere è stata soprattutto l'origine dell'immagine, un video tornato alla ribalta sul web in queste settimane di emergenza e risalente ad un vecchio servizio nel quale si mostra l'usanza presunta, che sarebbe riferita al Ghana, di far ballare le bare durante le cerimonie funebri. Già diffusissimo in rete dov'era diventato un meme: montato in sequenza dentro a 'compilation' di scene che mostrano challenge o immagini estreme come ad indicarne il 'dopo', l'esito violento o tragico e il 'risultato': il video con le bare fatte danzare dagli addetti funebri in Ghana. "Il messaggio lo capisco, ma la foto viene da un filmato che sdrammatizza un evento per noi drammatico come un funerale", scrivono lamentando il tono aggressivo e la mancanza di ironia. "Ditemi che è uno scherzo vi prego" e, ancora, "noi stiamo a casa, ma voi evitate queste immagini". "Qualcuno ha capito il senso di quella foto?" si chiedono in molti, mentre il post si riempie di ora in ora di commenti tra cui anche quello di un'infermiera che non ha dubbi: "Io ci lavoro in ospedale e mi dissocio".  "Ci sono circa un miliardo di modi - scrive un utente sotto il post - per ottenere visibilità per passare un messaggio di sensibilizzazione. Avete scelto una foto che sì ha ottenuto visibilità ma che non sensibilizza nulla". "Noi stiamo a casa - si legge in un altro commento - ma voi evitate di fare ironia sulla pelle delle persone che non ci sono più. Siete un Ente Pubblico, non la chat degli amici del pub". C'è chi poi difende l'iniziativa, scrivendo: "Visto il dilagante analfabetismo funzionale, è l'immagine giusta a far recepire il messaggio alla massa. La trovo semplicemente geniale". E poi chi sottolinea:"sommessamente mi permetto di farvi notare che migliaia di persone non possono nemmeno salutare i propri cari. Non parliamo poi di un funerale...! Magari veicolare il messaggio diversamente e non con una foto di funerale, in questo momento, sarebbe più opportuno". Si tratta del secondo post 'shock' dell'ospedale San Martino. Il primo era stato postato alcune settimane fa e mostrava una paziente appena estubata in terapia intensiva che mostra i pollici alzati accanto a due operatori sanitari, e sotto la scritta: "Volete trovarvi nelle condizioni di questa paziente? No? E allora statevene a c.a.s.a! Perché diversamente l’unica corsa che farete sarà verso il reparto di rianimazione". Sul caso è poi intervenuto il responsabile dell'Ufficio stampa del policlinico San Martino con un post su Facebook."Mi assumo ogni responsabilità - scrive - circa quanto pubblicato, sia il 20 marzo scorso, sia nella giornata odierna. Accetto le inevitabili critiche ma sono azioni che rifarei, nelle vesti di Responsabile dell'Ufficio Stampa del Policlinico, figlio di una paziente Covid positiva, di 74 anni, che sta trascorrendo diligentemente la sua quarantena a domicilio dopo essere stata fortemente sintomatica per 10 giorni. Non siamo mai stati così decisi, nell'agire verso questa direzione, non ho mai voluto in questa maniera mancare di sensibilità e di rispetto verso chi è deceduto a causa della malattia e dei loro familiari, tra cui conoscenti qui al Policlinico". "L'immagine - prosegue - postata sulla pagina Facebook dell'Ospedale è, in gergo, un frame di un video 'virale' tra la popolazione più giovane, quella che volevamo raggiungere e lo abbiamo fatto: porta sotto i riflettori la sottile linea di demarcazione che separa gli atteggiamenti stupidi, irrazionali, irresponsabili dalla morte. La stessa a cui si rischia di andare placidamente incontro se non si rispettano le disposizioni governative e gli accorati e continui appelli di chi si sta facendo in quattro, senza orari, per permettere ai cittadini di tornare alla vita di tutti i giorni. A me, noi del Policlinico non interessa la conta di like, commenti e condivisioni record ottenuti con questa azione, interessa diminuire l’unica conta che scandisce oramai le nostre giornate al Policlinico, quella dei decessi. Possibile solo attraverso comportamenti civili, a cui noi richiamiamo con forza e vigore. Anche così".