Kazakistan domani al voto: la via di Tokayev in equilibrio tra Occidente e Russia

(Adnkronos) - A dieci mesi da disordini senza precedenti che hanno messo in crisi il sistema politico-economico che ha dominato il Paese per anni e dopo il referendum costituzionale di giugno che ha tentato di ridargli credibilità, livellando i poteri tra Parlamento e presidenza e promuovendo un programma ambizioso di riforme, il Kazakistan arriva alle presidenziali di domani, le settime dall'indipendenza del 1991, con una sola certezza e tante incognite. La prima è la conferma del presidente Kassym-Jomart Tokayev, in politica da sempre e leader del Paese dal 2019, che con ogni probabilità sarà rieletto a larga maggioranza, vista anche la rosa dei suoi sfidanti. L'ultimo sondaggio, condotto dall'istituto locale Qogamdyq Pikir gli attribuisce il 78,8% dei voti.

Se con il referendum ha definitivamente chiuso i conti con il suo predecessore e una volta mentore, Nursultan Nazarbayev, con le presidenziali di domani - che vedono anche la presenza di almeno due osservatori italiani - Tokayev vuole dare seguito al suo obiettivo di costruire un "Kazakistan giusto ed equo", motto che tutti i funzionari kazaki recitano come un mantra. Obiettivo a portata di mano, dicono convinti nelle stanze del governo ad Astana, ma che si scontra con un contesto regionale complesso, vedi guerra in Ucraina, e nodi economici e politici tutti ancora da sciogliere. "E' un momento importante per Tokayev per riaffermare il proprio potere politico sul Paese, vedremo una larghissima maggioranza a favore del presidente che è anche figlia del fatto che non c'è un'opposizione vera, visto che tutti i vari movimenti sono stati soppressi in questi ultimi mesi", dichiara all'Adnkronos Paolo Sorbello, ricercatore sul Kazakistan dell'Università Ca'Foscari.

In tutta Astana, nome con cui la capitale kazaka è tornata a chiamarsi lo scorso settembre dopo la parentesi Nursultan durata un paio di anni, non ci sono manifesti o cartelloni a ricordare l'imminente 'storica' elezione, ma i cantieri per realizzare nuovi edifici residenziali non si fermano. Qui il freddo d'inverno è davvero pungente e tocca fino i 40 gradi sotto zero, ma il clima è già inclemente a metà novembre, con il ghiaccio ai bordi di strade spazzate dai venti della steppa. Dall'alto del Nur Alem, l'avveniristico museo dell'Energia del Futuro costruito in occasione dell'Expo del 2017, Astana si rivela in tutta la sua particolarità. L'iconica torre Bayterek, dominata da una sfera dorata in cima alla quale si trova il calco in oro della mano di Nazarbayev, oggi meta di 'pellegrinaggi' della popolazione, la tenda trasparente Khan Shatyr di Norman Foster e ancora la piramide del Palazzo della Pace e della Riconciliazione spiccano tra gli ampi viali ed i palazzoni in stile sovietico.

La vigilia del voto è stata scossa dalla notizia dell'arresto di sette persone che, secondo il Comitato per la sicurezza nazionale, pianificavano "disordini e un golpe per poi proclamare un governo provvisorio". I sette, stando alle autorità, "condividevano la visione del dissidente in esilio Mukhtar Ablyazov", ex ministro dell'Energia processato in Kazakistan e condannato in contumacia per omicidio e peculato, la cui moglie Alma Shalabayeva è stato al centro di un caso diplomatico tra Roma e Astana.

"Disordini? Direi che il rischio che si ripetano è minimo perché cittadini e leadership condividono la stessa visione, come dimostrato dalla larga vittoria dei sì, oltre il 70%, al referendum di giugno, mentre i nemici delle riforme non hanno supporto tra la popolazione", commenta in un incontro con la stampa il segretario di Stato, Erlan Karin, secondo cui con il voto di domani si "apre una nuova pagine di riforme".

Gli fa eco l'ambasciatore kazako a Roma: "Siamo testimoni di una grande trasformazione, il nostro Paese sta aprendo un nuovo capitolo della sua storia politica", dice Yerbolat Sembayev, precisando che le elezioni di domani sono "le più peculiari della storia" del Paese, grazie alla presenza di sei candidati, non proprio di primo piano a dire il vero, tra cui due donne. "Vogliamo diventare uno dei 30 Paesi più sviluppati del mondo", prosegue Sembayev e in realtà il Paese le carte in regola ce l'avrebbe pure. Un territorio immenso, idrocarburi in quantità (è tra i dieci maggiori esportatori di petrolio al mondo), abbondanza di materie prime, di uranio e carbone ed ora anche un processo di riforme che promette di avvicinarlo all'Europa che, per l'ambasciatore, "è uno dei nostri maggiori partner commerciali e di investimento. La sviluppo di un partenariato strategico con l'Ue è sempre stato e rimane una delle principali priorità della nostra politica estera".

Quell'Europa a cui Astana sembra guardare con molto interesse, quasi desiderio, ma che deve fare molta attenzione a manifestare dato lo sguardo attento della Russia sul Paese. Le autorità kazake continuano a descrivere Mosca come un partner strategico, ma una serie di controversie, l'ultima delle quali il mancato riconoscimento dei territori dell'Ucraina annessi dalla Russia e l'osservanza rigorosa delle sanzioni, hanno spinto il Cremlino - alla luce anche del decisivo intervento a gennaio per sedare la rivolta - a considerare la neutralità sul conflitto dell'ex repubblica sovietica come un tradimento.

"Posso confermare che oggi le relazioni con l'Ue sono molto forti e non vediamo l'ora di rafforzarle ulteriormente", spiega all'Adnkronos la presidente della commissione Affari Esteri del Parlamento kazako, Aigul Kuspan. "L'80% delle nostre esportazioni petrolifere è diretto ai mercati europei come Italia, Austria e Germania e siamo pronti a fornire altro petrolio all'Ue e al mondo", aggiunge Kuspan, annunciando un piano di sviluppo a livello di infrastrutture e sottolineando che nei primi otto mesi di quest'anno l'interscambio è aumentato del 43% per 25 miliardi di euro. E che i rapporti con Bruxelles siano sempre più stretti lo testimoniano le recenti visite ad Astana dell'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, e del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Non solo. Durante la Cop27 a Sharm El Sheikh, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha firmato un memorandum con il primo ministro kazako, Alikhan Smailov, per rafforzare la cooperazione economica, soprattutto nell'ottica di forniture di materie prime per la transizione energetica ed il governo kazako e la società svedese-tedesca 'Svevind' hanno appena siglato un accordo da parecchi miliardi di dollari per la realizzazione di un gigantesco impianto per la produzione di idrogeno dal 2030. "Siamo sempre stati un partner affidabile dell'Ue in termini di sicurezza energetica - chiosa Kuspan - E vogliamo continuare ad esserlo".

L'Italia, che è tra i principali partner commerciali del Kazakistan, con oltre 250 aziende a capitale italiano operanti ed altre in arrivo, guarda con interesse a ciò che accade nel gigante dell'Asia centrale. "Il Paese, causa indebolimento dell'influenza russa, si ritrova ad essere un nuovo fulcro strategico dell'area. Ora il cambiamento da fornitore di materie prime non lavorate a produttore di materie trasformate in loco ad alto valore aggiunto sia strategico che economico è un'effettiva realtà", dichiara l'imprenditore Marco Beretta, che ha una conoscenza ventennale del Kazakistan e presiede l’Associazione di Commercio Italo-Kazaka (Acik). Come dimostra il rallentamento rispetto agli anni precedenti della crescita del Pil, stimata dalla Banca Mondiale al 3% quest'anno, il Paese sta risentendo degli effetti della guerra in Ucraina perché la Russia è uno dei suoi "primi partner storici", spiega Beretta, rimarcando come allo stesso tempo molte aziende straniere che prima erano basate in Russia ora si siano spostate proprio in Kazakistan che rappresenta un'opportunità "enorme" da cogliere. "Petrolchimico, downstream, green energy e agro" sono i settori più interessanti, afferma, evidenziando come gli imprenditori italiani debbano staccarsi dall'idea di 'spot sell' (vendita casuale) e "riposizionarsi come produttori in loco, esportatori di know how a valore aggiunto che possa creare posti di lavoro, prodotti e servizi a un prezzo di mercato".

I piani dell'Amministrazione Tokayev rischiano però di scontrarsi con un contesto regionale che appare sempre più una polveriera e non solo per la guerra in Ucraina, ma anche per una serie di crisi regionali come quella tra Kirghizistan e Tagikistan. Secondo Sorbello, che si trova ad Almaty - ritenuta la capitale economica - lo scoppio della guerra ha fatto vivere al Paese un periodo di crisi "forte" con l'inflazione arrivata al 19%, i prezzi delle case schizzati ad oltre il doppio e la valuta nazionale che ha perso il 25% rispetto al dollaro da inizio anno. Non solo. La mobilitazione annunciata da Putin ha spinto quasi 300mila persone "di etnia slava" ad attraversare il confine con il Kazakistan e questo "fa sì che ci sia pressione sia socio-economica che demografica", prosegue l'esperto della Ca' Foscari.

Ma quale progetto ha in mente Tokayev per il Kazakistan del futuro? "Credo davvero che il nostro Paese sia in procinto di qualcosa di speciale. Abbiamo affrontato e superato sfide e prove significative, attuato profonde riforme, emendato la nostra Costituzione e unito la nostra nazione sotto la bandiera di un Kazakistan giusto ed equo. Queste pietre miliari sono state raggiunte nel contesto di una situazione geopolitica mondiale molto tesa, che di per sé rappresenta un risultato importante. La traiettoria per il nostro Paese sembra positiva e non ho dubbi che il voto imminente sarà un fattore determinante", risponde il vice ministro degli Esteri, Roman Vassilenko.

Tokayev, sulla falsariga di quanto fatto da Nazarbayev che ha reso il Kazakistan il luogo deputato ai trilaterali Russia-Iran-Turchia sulla Siria nell'ambito del Processo di Astana (il 22-23 novembre è in programma una nuova riunione), ha ospitato diversi vertici di portata internazionale negli ultimi mesi, dal summit dei leader religiosi a cui ha preso parte anche Papa Francesco alla visita del presidente cinese, Xi Jinping, la sua prima all'estero dallo scoppio della pandemia, fino al bilaterale ad ottobre tra Putin ed Erdogan a margine della Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia centrale (Cica). "Il presidente sta cercando di ribadire la sovranità del Paese ed il suo ruolo di attore sia regionale che internazionale in questi tempi turbolenti", rimarca il ricercatore, secondo cui Tokayev vuole far diventare l'ex repubblica sovietica "un polo di neutralità e allo stesso di attrazione degli investimenti stranieri e di negoziazione, che un po' è in continuità con il suo predecessore Nazarbayev. Il concetto di Kazakistan come centro della pace è una dottrina che va avanti da decenni".